Mercoledì, 29 Aprile 2020 11:19

PORTO DI TARANTO/ C’è l’ok per la Zona Franca doganale, è la prima in Puglia In evidenza

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Dopo l’inserimento nella legge di Bilancio 2019, si sblocca l’istituzione della Zona franca doganale nel porto di Taranto. Previste agevolazioni  per gli operatori che si insedieranno. Il via libera apre una fase 2 anche per il porto e l’economia di Taranto, che proprio sul rilancio dello scalo, tra nuove infrastrutture e riavvio del traffico container col gruppo turco Yilport, ha puntato le sue chance di futuro. L’Agenzia delle dogane con sede a Roma ha infatti approvato la perimetrazione proposta dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto: l’area interessata è di 162 ettari.

 

 Il via libera dell’Agenzia delle dogane è venuto attraverso una determinazione del direttore generale Marcello Minenna. I 162 ettari corrispondono a 11 lotti, l’undicesimo dei quali è relativo all’area del Distripark. L’Agenzia delle dogane spiega che “la zona franca interclusa di Taranto è stata istituita dalla legge 27 dicembre 2019, n.160, al fine di incentivare il recupero delle potenzialità nell'area portuale del capoluogo ionico e sostenere l'occupazione”. Adesso, precisa l’Agenzia, “l’operatività della Zona franca sarà determinata dalla Direzione interregionale per la Puglia, il Molise e la Basilicata una volta verificata la presenza delle opere infrastrutturali e definite le modalità per assicurare la vigilanza doganale ai punti di entrata e uscita delle aree costituenti la zona franca. Relativamente al lotto n.11 - si puntualizza -, l’operatività è altresì subordinata all’acquisizione della disponibilità giuridica da parte dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio”. Infine l’Agenzia individua “l’Ufficio delle dogane di Taranto quale autorità doganale competente”.“Per avere L’operatività vera e propria della Zona franca doganale - spiega ad AGI il presidente dell’Autorità portuale del Mar Ionio, Sergio Prete - attendiamo un disciplinare relativo a cosa si può fare e come. Dopodiché - aggiunge Prete - come Authority emetterò un regolamento di funzionamento e andranno soprattutto costruite le opere di interclusione, cioè i varchi di ingresso ed uscita dall’area”.

 

Per Prete, “i vantaggi della Zona franca sono vari, a partire dalla sospensione del  pagamento dei dazi doganali e dell’Iva. In pratica, in quest’area,  le merci possono sostate a tempo indeterminato con questo regime di sospensione”. Inoltre, aggiunge Prete all’AGI, “possono essere effettuate attività di manipolazione usuale delle merci, confezionamento leggero, pulitura e, con idonee autorizzazioni, si possono anche svolgere attività di trasformazione e manipolazione ai fini dell’import-export”. Prete chiarisce ad AGI che la Zona franca doganale non va confusa con la Zona economica speciale di cui il porto di Taranto è riferimento per un’area che comprende Ionio e Basilicata. “Sono due cose diverse - spiega il presidente dell’Authority portuale -. La Zona franca riguarda solo il regime doganale, e quindi le dogane, i dazi, la tassazione doganale, mentre la Zona economica speciale è un regime di benefici fiscali. Ovvero - aggiunge Prete - riconoscimento del credito di imposta per chi si insedia in quel territorio, a cui si aggiungono semplificazioni amministrative e burocratiche”. “Ma c’è da dire - specifica Prete - che molte aree della Zona franca doganale sono anche Zona economica speciale. Il lotto 11 della Zona franca, per esempio, è il Distripark, per il quale dobbiamo perfezionare il trasferimento dalla società Camera di Commercio, Comune di Taranto e Autorità portuale a noi come Authority che saremo soggetto unico attuatore. Questo a valle del nulla osta del Cipe. C’era per il Distripark una dotazione iniziale di circa 11 milioni che ora però si sono ridotti a 2 per via dell’acqusizione dei suoli espropriati. Abbiamo la proprietà delle aree che ammonta a circa 750mila metri quadrati”. In quanto alla Zona economica speciale, Prete afferma che “in qualche modo è già operativa. Mancano ancora alcuni passaggi amministrativi, come, per esempio, l’individuazione dei benefici a livello comunale attraverso il pacchetto localizzativo. Ma chi è interessato - conclude il presidente dell’Authority - la potrebbe già usare anche se è evidente che il Coronavirus ha difatto bloccato ogni iniziativa economica e attività di impresa”.