Venerdì, 24 Aprile 2020 15:30

STOP EMISSIONI/ Il TAR di Lecce chiede documentazione a ministero dell’Ambiente e Ispra In evidenza

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  “Appare necessario accertare se l’esercizio dell’attività produttiva di cui trattasi, sia con riferimento alla produzione in senso stretto, sia con riferimento alle attività connesse e strumentali (acquisizione e trattamento materie prime e fonti energetiche, smaltimento e trattamento rifiuti speciali, trattamento acque reflue ecc.) comportino meno l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti delle quali non sia previsto il monitoraggio e quali siano dette sostanze e se esse siano ricollegabili sul piano causale o concausale agli episodi da cui è originato l’impugnato provvedimento sindacale”. Così il Tar di Lecce, prima sezione, nell’ordinanza con la quale accogliendo il ricorso di Ilva in amministrazione straordinaria ed ArcelorMittal, rispettivamente proprietario r gestore del siderurgico di Taranto, ha sospeso sino al prossimo 7 ottobre l’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che intimava la fermata degli impianti ritenuti inquinanti.

    Il 7 ottobre ci sarà la camera di consiglio e nel frattempo ministero dell’Ambiente ed Ispra entro 90 giorni dalla notifica dell’ordinanza, dovranno depositare allo stesso Tar di Lecce una serie di relazioni in ordine a quesiti specifici posti dai giudici amministrativi. “Appare certamente opportuno - scrivono i giudici - nelle more della decisione cautelare preservare la situazione in essere, in relazione all’esigenza di salvaguardare - da un lato - la sicurezza degli impianti ex Ilva e - dall’altro - il livello occupazionale che risulta necessariamente correlato alla piena funzionalità degli impianti produttivi”.

 

Quindi entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento - si tratta di un’ordinanza - il ministero dell’Ambiente dovrà depositare al Tar di Lecce una “documentazione di riferimento da cui si evinca se il procedimento di revisione dell’Aia 2017 sia stato o meno concluso, ovvero quale sia lo stato del medesimo”. Così i giudici della prima sezione del Tar di Lecce a proposito i ricorsi presentati da Ilva in as e ArcelorMittal per impugnare l’ordinanza del sindaco di Taranto che ha disposto la fermata degli impianti inquinanti.

 

Il Tar di Lecce chiede anche al ministero dell’Ambiente se l’Aia normata dal Dpcm di settembre 2017 “risulti o meno supportata anche in via indiretta (ad esempio, attraverso la documentata partecipazione al comitato degli esperti anche di specifiche professionalità nel campo della salute come rappresentanti dell’Iss) da una valutazione del danno sanitario e,  affermativo, con quale metodologia esso sia stato calcolato anche in relazione al principio di precauzione”. Il Tar chiede anche al ministero di depositare sempre entro 90 giorni copia delle relazioni di esercizio degli anni 2019 e 2020 che il gestore, nel caso ArcelorMittal, è tenuto a depositare allo stesso ministero entro il 30 aprile di ogni anno.

 

All’Ispra, invece, il Tar chiede di depositare una relazione da cui si evinca “se l’inconveniente occorso al sistema di depolverizzazione sul camino E 312 e dovuto probabilmente ad una carenza manutentiva, sia stato o meno effettivamente risolto e se - al tempo di adozione dell’impugnato provvedimento ad oggi - possa dunque ritenersi esclusa la probabilità di potenziale pericolo sanitario”. Quanto avvenuto ad agosto 2019 al camino E3212,il più alto del siderurgico, dal quale fuoriescono anche diossine, è infatti uno degli episodi di inquinamento richiamati dal sindaco Melucci nel suo provvedimento. Ad Ispra, il Tar chiede pure se “l’attività produttiva del complesso industriale comportino meno immissioni in atmosfera di sostanze inquinanti diverse da quelle prese in esame negli allegati Aia del 29.9.2017 e quali siano dette sostanze”.