Sabato, 18 Aprile 2020 11:42

LO STRAPPO/ ArcelorMittal decide di non partecipare all’incontro convocato dal prefetto di Taranto per martedì, sale la tensione In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Si fa sempre più teso a Taranto il rapporto tra ArcelorMittal e Confindustria Taranto, Comune di Taranto e sindacati, mentre più di qualche ombra si allunga sul negoziato che dovrebbe partire a maggio sull’assetto occupazionale del gruppo per concludersi a novembre, stando all’accordo del 4 marzo tra la stessa ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria, col riassetto e l’ingresso dello Stato nella compagine societaria. L’ultimo episodio che ha inasprito il rapporto tra l’azienda e una parte della città dove insiste il suo più grande stabilimento, è la decisione di ArcelorMittal di non partecipare, martedì prossimo, al tavolo convocato dal prefetto di Taranto, Demetrio Martino. A quest’ultimo, si era rivolta Confindustria Taranto per avere un punto di situazione sullo stato dei pagamenti. Analogo tavolo è stato chiesto anche con le banche, viste le pesanti difficoltà che le imprese stanno attraversando a causa del blocco delle attività imposto dal coronavirus.

   Stando a quanto apprende AGI da ambienti industriali, il prefetto ha annullato la convocazione di martedì rinviandola a data da destinarsi perché ArcelorMittal ha manifestato indisponibilità. Dagli stessi ambienti, si apprende che ArcelorMittal avrebbe chiuso anche le call settimanali con Confindustria Taranto per monitorare lo stato dei pagamenti decidendo di spostare tutto sul tavolo del prefetto con cadenza mensile. È da settimane che sui pagamenti delle fatture scadute, ArcelorMittal, Confindustria Taranto e imprese sono lontane dal trovare la quadra dopo l’accordo fatto a novembre a valle di una protesta sempre per lo stesso tema. 

 

Ai sindacati, qualche giorno fa, ArcelorMittal ha dichiarato di aver già pagato 23 milioni di euro. Diverse imprese, però, dicono di non aver visto nulla, altre stanno pensando a fare gli atti ingiuntivi verso ArcelorMittal e Confindustria Taranto chiede che vi sia un confronto più strutturato per gestire il periodo transitorio sino a novembre.

   Intanto, Confindustria Taranto ha chiesto alla Camera di Commercio di attivare un gruppo di lavoro per verificare che impatto i mancati pagamenti di ArcelorMittal stiano determinando sulle imprese. Ed è in fibrillazione anche il variegato mondo dei trasportatori che operano per il siderurgico. Diversi tra associazioni e consorzi non hanno accettato di iscriversi alla nuova piattaforma voluta dall’azienda per gestire le commesse del trasporto. A livello locale si ritiene che, facendo iscrivere qualsiasi trasportatore, da qualsiasi parte d’Italia su questa piattaforma, si genererà solo una fortissima concorrenza con una guerra dei prezzi.

   Alza il tiro delle critiche verso ArcelorMittal pure il sindacato. La Uilm ha protestato per l’erogazione di avanzamenti di carriera a un gruppo di persone in un momento in cui l’azienda ha messo in cassa integrazione per Covid una media di 2.600 persone e ha chiesto l’uso dell’ammortizzatore sociale per 8.173 addetti a Taranto. “È ormai certa - accusa la Uilm - una grave distanza creata tra i piani alti dell’azienda e i dolori di ogni giorno di ogni lavoratore che non sa come arrivare a fine mese”.

 

 Proteste vengono anche da Fim Cisl e Fiom Cgil dopo che ieri è piombato al suolo un pesante bozzello perché si sono rotte le funi che lo tenevano imbracato ma non ci sono stati feriti). “Da tempo con ArcelorMittal non abbiamo un rapporto costruttivo. Non abbiamo mai segnali di disponibilità da parte dell’azienda”, ha lamentato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. “In alcuni momenti dell’ultimo anno - ha detto ancora il sindaco - siamo tornati invece a sforamenti pericolosi perché non abbiamo il segno di una manutenzione costante, di investimenti in tecnologia così come promessi dall’Aia e dal piano ultimo del Governo. E per questo lo scontro con ArcelorMittal continua con ordinanze sindacali e atti amministrativi”. 

   Tra l’altro, il 22 aprile si terrà al Tar di Lecce l’udienza per discutere del ricorso con cui ArcelorMittal ha impugnato l’ordinanza del sindaco di febbraio che le intima di fermare gli impianti inquinanti. Entro fine maggio, poi, sindacati e ArcelorMittal dovrebbero accordarsi sul nuovo assetto occupazionale con l’uso della cassa integrazione straordinaria. Lo step di maggio - inserito nell’accordo di marzo - fa parte del percorso che, entro novembre, deve portare ad una riconfigurazione dell’azienda, l’introduzione del forno elettrico, nuovi investimenti e l’ingresso dello Stato. Se questo non ci sarà, lo stesso accordo di marzo prevede che ArcelorMittal possa uscire dall’operazione versando 500 milioni.

   Fonti sindacali esprimono però molti dubbi sulla possibilità che i passaggi di quell’accordo, a partire dalla tappa di maggio sulla forza lavoro, possano essere rispettati perché l’emergenza coronavirus ha fatto saltare tutto. E il mercato dell’acciaio ora è un grosso punto interrogativo. E anche se da ArcelorMittal non vi è, allo stato, nessun atto di disimpegno rispetto all’accordo, a Taranto, in diversi ambienti, è tuttavia molta diffusa la sensazione che ArcelorMittal sia in attesa della prima possibilità utile per lasciare l’Ilva.