Lunedì, 13 Aprile 2020 08:15

CORONAVIRUS/ Si teme un altro caso in ArcelorMittal, un lavoratore ricoverato da ieri al Moscati In evidenza

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Ore di preoccupazione tra i lavoratori del siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto a causa di un nuovo, per ora sospetto, caso di Coronavirus e della possibile catena di contagi che potrebbe aver determinato. Un dipendente diretto ArcelorMittal, addetto ai convertitori dell’acciaieria 2, è da ieri all’ospedale Moscati di Taranto - presidio Covid 19 su scala provinciale - dove ha effettuato il tampone. 

Il lavoratore, apprende AGI da Vincenzo Laneve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl, è andato in stabilimento nel primo pomeriggio di sabato per il secondo turno. Tornato a casa a Massafra, un Comune della provincia, ha accusato malore e febbre. Di qui il trasporto al Moscati. Il tampone è stato effettuato anche ai colleghi di lavoro in squadra con lui, altre 8 persone, e ora si attendono gli esiti. 

   Ed è la Fim Cisl a comunicare in fabbrica il caso sospetto. “Ci teniamo a informarvi - si legge nella comunicazione sindacale ai lavoratori dello stabilimento - che c’è un caso sospetto covid presso i convertitori di acc2. Al lavoratore in questione, è stato fatto il tampone e siamo in attesa del risultato”. “L’ azienda - afferma la Fim Cisl - in via precauzionale ha messo in campo tutte le contromisure necessarie previste nei casi in cui ci siano sospetti o casi accertati di Covid, intervenendo con la sanificazione di tutti gli ambienti in cui è transitato il lavoratore (spogliatoio, refettorio, bagni e posto di lavoro)”. “Vi terremo aggiornati sulla vicenda sperando che si concluda il tutto nel migliore dei modi augurando al lavoratore in questione una pronta guarigione”, conclude la Fim Cisl. 

 

Appena qualche giorno fa, è tornato a casa, guarito, un altro dipendente ArcelorMittal ricoverato al Moscati a causa del Coronavirus. Si tratta di un addetto al reparto Pgt, Produzione gas tecnici, che accusò febbre mentre era sul posto di lavoro. Fu fatto tornare a casa in taxi e nelle ore successive al rientro portato al Moscati per gli accertamenti. Qualche giorno dopo, nello stesso reparto Pgt, è emerso un secondo caso. Si è però trattato di un lavoratore asintomatico che sta effettuando a casa la quarantena. Effettuati, nel frattempo, i tamponi anche ai colleghi che erano in postazione con i due risultati positivi. 

   Il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, sollecita “un termoscanner ad ingresso; mascherine (ancora oggi scarse); tampone ed esame sierologico a campione sino a quando non sarà possibile farlo per tutti. Bisogna usare il massimo in materia di sicurezza sanitaria presente oggi - afferma Talò -. È assurdo aspettare il caso è limitarsi alla doverosa cura, ricostruire la catena di contatti e lasciarli in quarantena, senza intervenire con il tampone per assicurarsi del non contagio”. Circa il reparto Pgt dei primi due casi, Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil Taranto, ha invece lamentato l’esclusione dei controlli di una serie di lavoratori e tecnici passati da quel reparto prima e dopo il caso del 27 marzo.

   Per la Fiom Cgil, inoltre, “risulta che la sanificazione dell’impianto di condizionamento a ventilazione meccanica controllata sia stata effettua soltanto il 1° aprile 2020”. Citando il rapporto Iss-Covid 19 n.5/2020, la Fiom Cgil indica, “all’interno delle misure generali per gli ambienti lavorativi, tutte le precauzioni da adottare in caso di presenza di impianti tecnologici con Vcm. Nello specifico - si afferma - questi impianti devono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e deve essere necessariamente eliminata la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni”.

   Secondo la Fiom, invece, “nel reparto Pgt, la sanificazione non è avvenuta in tempi rapidi, con la sostituzione anche dei filtri aria, nè è stata eliminata la funzione di ricircolo dell’aria”. Sulle misure anti Covid, a Taranto sindacati e ArcelorMittal hanno avuto un duro scontro nei giorni scorsi relativamente al numero di forza lavoro da assicurare in fabbrica che è a ciclo continuo. L’acciaieria 2, infine, è l’unica rimasta in funzione. Ferma invece l’acciaieria 1 così come l’altoforno 2 insieme ad altri impianti siderurgici.