Venerdì, 10 Aprile 2020 09:14

CORONAVIRUS/ Saranno sottoposti al tampone i compagni di squadra dei due lavoratori di ArcelorMittal risultati positivi In evidenza

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Sono stati chiamati dall’Asl Taranto per effettuare il tampone i lavoratori dipendenti di ArcelorMittal che sono stati a contatto con i colleghi dell’acciaieria di Taranto risultati positivi al coronavirus. Lo annuncia Uilm Taranto che aveva sollecitato in proposito Regione Puglia ed Asl Taranto dopo che oggi si è avuta notizia che un secondo lavoratore della fabbrica è risultato positivo essendo stato in contatto con quello individuato come affetto da coronavirus e dimesso oggi dall’ospedale Moscati di Taranto.

   “In merito alla nostra nota inviata in data odierna al presidente Emiliano e al direttore dell’Asl riguardante la richiesta da parte della segreteria della rsu e della rls Uilm, dove chiedevamo di istituire un protocollo sanitario ad hoc partendo dal reparto Pgt (Produzione gas tecnici, ndr) dove si sono verificati i casi Covid, abbiamo appreso che i colleghi, i quali avevano avuto contatti con i lavoratori e che erano stati posti in quarantena, sono stati chiamati per effettuare l’esame del tampone”. Quest’ultimo è stato chiesto dalla Uilm come misura di controllo immediata nei confronti degli addetti della squadra che era in servizio la sera in cui il primo operaio di ArcelorMittal accusò malore e febbre sul luogo di lavoro e che in seguito, una volta risultato positivo, era stato ricoverato. Circa il secondo caso nell’acciaieria, si tratta di un lavoratore che risiede in provincia, a Massafra. È in quarantena nella sua abitazione e le condizioni vengono definite buone. 

 

Nei giorni scorsi ArcelorMittal e sindacati si sono scontrati sulle misure di prevenzione da adottare nello stabilimento. I sindacati hanno ripetutamente chiesto che la fabbrica, che ha già alcuni impianti fermi come l’acciaieria 1 e l’altoforno 2, venisse messa in regime di minimo tecnico. È poi intervenuto il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, che con proprio decreto ha stabilito, dal 26 marzo al 3 aprile, che l’ex Ilva restasse con gli impianti in marcia ma solo per necessità di sicurezza e di salvaguardia e non per produrre e vendere l’acciaio prodotto. Il prefetto ha stabilito anche i numeri della forza lavoro da impiegare: 3500 dipendenti ArcelorMittal al giorno nei tre turni e 2000 delle imprese esterne. Alla scadenza del 3 aprile, il prefetto ha emesso un nuovo decreto che non ha prorogato la precedente stretta. ArcelorMittal ha così ripreso la commercializzazione - anche perché aveva manifestato al premier Giuseppe Conte i danni economici derivanti dalla mancata vendita - ed ha mantenuto gli stessi numeri di impiego della forza lavoro. Che nell’ultimo monitoraggio fatto, fornito ai sindacati, sono risultati anche inferiori al primo decreto del prefetto. In fabbrica, infatti, ci sono ogni giorno in media 3200 dipendenti diretti contro gli 8200 di organico.

   Infine, da alcuni giorni è in corso nel siderurgico la cassa integrazione Covid-19 chiesta per 8173 unità come numero massimo, mentre è stato rinviato a domani pomeriggio la call conference, inizialmente programmata per oggi, tra ArcelorMittal e Confindustria Taranto sul problema del mancato pagamento delle fatture scadute all’indotto-appalto siderurgico.