Lunedì, 06 Aprile 2020 18:45

CORONAVIRUS- FASE 2/ Saremo tutti “tracciabili”? La questione privacy incombe sulla messa a punto delle app da parte del Governo italiano In evidenza

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di Ingrid Iaci
Il presente ci ha colto di sorpresa e il futuro ci sembra un’incognita.
Tanti di noi stanno aspettando la fine del lockdown, quasi un interruttore che non si vede l’ora di spegnere per lasciarsi alle spalle questo brutto momento; ma temo che il futuro che ci aspetta non somiglierà neanche lontanamente al passato che abbiamo appena interrotto.
I più sognano viaggi, cene nei ristoranti o una semplice colazione al bar; per non parlare dei professori e degli studenti che non vedono l’ora di tornare nelle loro aule.
In questo contesto, guardare l’Oriente che ci anticipa di un mese e mezzo, significa guardare al nostro futuro.
Stando a quanto riportato dai corrispondenti esteri delle tv nazionali, il dopo non sarà un ritorno alla vita di prima, le mascherine, tanto per fare un esempio, diventeranno un’abitudine, come indossare un foulard o una sciarpa. 
Cina, Hong Kong, Shangai, Singapore e Corea del Sud, è stato fondamentale per questi paesi l’utilizzo della tecnologia nella lotta al coronavirus. 
Le app QR code sono utili esempi da prendere in considerazione, l’Italia lo sta già facendo tanto è vero che sono già al vaglio del Governo tutte le probabili metodologie.
In parole semplici si tratterà di applicazioni (in gergo app) da scaricare sui telefonini per:
  1. Controllare la popolazione per obbligare i positivi a restare a casa (con geolocalizzazione via app) e impedire agli altri di violare le misure (con droni ad esempio, che cominciano a essere sperimentati anche in Italia)
  2. Tracciare gli spostamenti dei positivi (con app ad hoc, dati di rete cellulare…) in modo da identificare le persone con cui sono entrati in contatto e isolarle a loro volta
  3. Fare una mappa dei positivi utile alla popolazione e alla protezione civile.
 
Nei Paesi orientali , però, l’approccio è stato sicuramente coerente con la propria storia, cultura ed infrastruttura e il fattore “tempo” ha avuto una valenza strategica anche nella scelta delle giuste tecnologie di controllo da applicare. 
 
Singapore, ad esempio, a seguito di altre epidemie come l’ultima da aviaria, ha istituito il National Centre for Infectious Diseases NCID: un’istituzione che negli anni non ha perso forza e capacità ma ha saputo fare tesoro dell’esperienza utilizzando le più avanzate tecnologie e mantenere vigile il controllo ed i sistemi di allerta.
La rapida mobilitazione di Singapore è stata in netto contrasto con la Corea del Sud e il Giappone, anch’essi vicini alla Cina e dotati di sistemi sanitari avanzati.
 
Il governo della Corea del Sud si è, invece, concentrato su test di un gran numero di persone nel tentativo di identificare gli “hotspot” delle infezioni, oltre a incoraggiare il distanziamento sociale. 
Ma questo Paese, nonostante la cultura digitale e le tecnologie avanzate, rimane un paese dalle forti contraddizioni: la famiglia, l’approvazione della comunità sono al contempo un limite e in questo caso “l’utilizzo più o meno volontario del governo ha dato una spinta all’osservanza del confinamento”, come ha scritto Ogan Gurel, medico e scienziato coreano, illustre esponente della comunità scientifica internazionale.
Il governo sta inoltre ancora utilizzando un’app per smartphone per garantire che le persone restino a casa quando gli è stato ordinato di mettersi in quarantena.
Le autorità hanno, quindi, attivato una serie di messaggi che descrivono dettagliatamente i movimenti di persone infettate da Covid-19, suscitando vergogna pubblica e “chiacchiericcio”.
Sebbene intesi come un servizio sanitario pubblico – i risultati stanno alimentando lo stigma sociale e in alcuni casi, portando alla speculazione sugli affari extraconiugali.
Chi infrange questo confinamento viene messo nelle condizioni di vergogna davanti alle proprie famiglie e ai datori di lavoro molto severi sull’onorabilità dei propri componenti e dipendenti.
Non vengono diffusi nomi o altro, ma brevi messaggi di testo dove viene descritto l’affaire (una scappatella o un comportamento anomalo) in così minuziosi dettagli che le persone si riconoscono, o si vedono nella stessa situazione e per la paura riducono o si autolimitano sentendosi “osservati”.
Una gigantesca telenovela che sta inorridendo e appassionando il popolo coreano; a questo punto c’è da chiedersi se la vergogna e lo sdegno sapranno produrre più risultati del controllo coercitivo. Staremo a vedere.
 
Infine c’è la Cina la cui risposta al virus ha incluso l’allontanamento sociale, oltre un mese di blocchi in tutta la città di Wuhan e delle aree circostanti, un ampio monitoraggio pubblico dei cittadini, nonché vari metodi di punizione e premi per incoraggiare l’adesione a tali misure.
Gli esperti affermano che per contenere il contagio, la Cina ha sfruttato e al tempo stesso perfezionato, un sistema di sorveglianza di massa già fortemente basato su tecnologia, big data, intelligenza artificiale. 
 
Certamente l’Italia nel considerare quale applicazione potrà essere la migliore per contrastare e contenere il contagio nel post-lockdown, nel rispetto della sua natura garantista, dovrà primariamente tenere conto della privacy dei suoi cittadini. 
Come ha giustamente fatto notare Marco Cappato, leader dell'associazione Luca Coscioni: "le centinaia di app candidate al tracciamento COVID 19 saranno valutate senza che il Governo abbia definito quali criteri saranno seguiti per il trattamento dei dati. 
Come il carro davanti ai buoi, le app davanti alle regole. Non deve funzionare così!".
Quindi, questo del trattamento dei dati personali sta assumendo carattere prioritario, un aspetto non trascurabile, non fosse altro per non incorrere in un guazzabuglio di contenziosi che rischierebbe di far lievitare il costo già esorbitante di questa pandemia.
Un prezzo che, neanche a dirlo, ricadrebbe come sempre sui portafogli già pesantemente impoveriti dei cittadini.