Sabato, 04 Aprile 2020 15:02

CORONAVIRUS/ Il nuovo decreto del prefetto di Taranto su ArcelorMittal lascia perplessi il sindaco e i sindacati In evidenza

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“Rammaricato e preoccupato per la retromarcia della Prefettura, sembra che le ragioni del profitto abbiano prevalso”. Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, a proposito del nuovo decreto del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, che rimuove per il siderurgico ArcelorMittal il blocco alla commercializzazione dei prodotti, causa coronavirus, blocco durato dal 26 marzo al 3 aprile. “L’emergenza epidemiologica - afferma il sindaco di Taranto - è lungi dall'essere risolta. Stiamo consegnando - prosegue - un rischio troppo grande ad una intera città, mi sembra la solita ingiusta eccezione rispetto alla direzione intrapresa dal Paese. A qualche ministro mi verrebbe da rispondere che poi dovremmo essere comprensivi sulla produzione di acciaio utile alle manifatture del nord”. Per il sindaco di Taranto, “di Coronavirus si muore, il lockdown nazionale non è un gioco, è il momento che ognuno si prenda le responsabilità delle proprie azioni. Diciamo no alla Pasquetta in spiaggia dei giovani e poi mandiamo migliaia di operai in fabbrica la domenica delle Palme? Non si è credibili così”.“Chiedo un forte intervento del presidente della Regione Puglia su questa decisione a favore dello stabilimento siderurgico - afferma Melucci -. I cittadini chiedono di continuo al sindaco di governare le vicende dell'ex Ilva, devono finalmente rendersi conto che molte decisioni, come quella di oggi, il sindaco le subisce esattamente come loro, nonostante da settimane chieda a tutti una netta inversione di tendenza sulle relazioni dell'Italia con ArcelorMittal”. “Chiediamo di intervenire per mettere in sicurezza la salute di quei lavoratori che in caso di altri contagi metterebbero a rischio la città e l’intera provincia” conclude il sindaco di Taranto. 

I sindacati “non è quello che ci aspettavamo, è stato fatto un passo indietro”

 “Prendiamo atto del provvedimento del prefetto di Taranto su ArcelorMittal, ma non è quello che ci aspettavamo. I numeri in fabbrica, secondo noi, possono essere ulteriormente ridotti”. Lo dichiara ad AGI il segretario Fim Cisl Taranto, Biagio Prisciano, in merito al nuovo decreto del prefetto Demetrio Martino che rimuove il blocco alla commercializzazione dell’acciaio prodotto a Taranto, blocco che è stato in vigore dal 26 marzo al 3 aprile. Circa i numeri della forza lavoro, il prefetto non stabilisce numeri come nel decreto precedente ma afferma che ArcelorMittal si è impegnata a mantenere l’attuale assetto, ovvero 3500 diretti e 2000 dell’indotto-appalto.

 

 “Invitiamo ora l’azienda - afferma Prisciano - a rafforzare le misure di prevenzione dentro e fuori la fabbrica perché registriamo ancora delle criticità in ordine alla sanificazione dei luoghi di lavoro. Continuiamo ad essere preoccupati. Lo abbiamo sottolineato tante volte in questi giorni - afferma il sindacalista -. Che dire più? Evidentemente, i nostri dubbi, le nostre segnalazioni, il prefetto non le ha ritenute percorribili o allarmanti. Ma noi vigileremo perché tutto quello che prevede il protocollo Covid 19 sia rigorosamente rispettato. E ribadiamo - rileva Prisciano - che la salute dei lavoratori è la priorità, viene al primo posto”. “Se hanno influito le pressioni di ArcelorMittal per tornare a vendere l’acciaio? Probabilmente sì - sostiene il segretario Fim Cisl Taranto -, ma il prefetto ha fatto, credo, anche le sue valutazioni. Adesso, alla luce di questo documento, ArcelorMittal dovrebbe esprimersi. Allo stato, non c’è ancora una convocazione da parte dell’azienda”.

 

“Non entro nel merito del nuovo provvedimento del prefetto di Taranto per ArcelorMittal, però mi sembra un passo indietro rispetto al decreto precedente”. Lo dichiara ad AGI Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. Il riferimento del sindacalista è al fatto che il nuovo decreto del prefetto Demetrio Martino non ha prorogato il divieto di commercializzare l’acciaio. Divieto che alla fabbrica di Taranto era stato imposto con un precedente decreto, valevole dal 26 marzo al 3 aprile. “Autonomia e buona fede del prefetto non sono affatto in discussione - afferma Talò -,però più di qualche dubbio ci viene se consideriamo che ArcelorMittal, col suo amministratore delegato Lucia Morselli, è intervenuta pesantemente ed ha persino minacciato lo stand by di tutto il siderurgico, con massiccio ricorso alla cassa integrazione, se il divieto alla vendita della produzione di Taranto fosse continuato dopo il 3 aprile”. 

 

- “Non vorremmo - afferma Talò - che le pressioni dell’azienda abbiano influito sul corso delle cose. E quindi una revoca del blocco, che poteva pure sembrare normale in una situazione lineare, in realtà sia stata condizionata dalle pressioni che ArcelorMittal ha effettuato”. Circa l’assetto del personale in fabbrica, che ArcelorMittal ha dichiarato al prefetto che non cambierà (sino a ieri in fabbrica erano autorizzati ad entrare ogni giorno 3500 dipendenti diretti e 2000 delle imprese dell’indotto-appalto), Talò afferma che “questo, tutto sommato, era già nelle cose. Con ArcelorMittal, prima del decreto del 26 marzo, avevamo anche trovato una intesa. Adesso proveremo ad abbassare il più possibile i numeri relativi alla forza lavoro in fabbrica. Porremo il problema quando ArcelorMittal ci convocherà per discutere del ricorso alla cassa integrazione Covid 19” conclude Talò. Cassa, quest’ultima, che ArcelorMittal ha già chiesto ai sindacati metalmeccanici per nove settimane a partire da fine marzo per un totale di 8173 unità di Taranto, intese però come numero massimo. 

Marinaro Confindustria “prefetto è stato responsabile, ora ci aspettiamo che l’azienda paghi le imprese”

 

“Col nuovo decreto per ArcelorMittal, stabilimento di Taranto, il prefetto ha assunto una posizione responsabile. Adesso mi auguro che l’azienda dia riscontro anche alle imprese dell’indotto-appalto”. Lo dichiara ad AGI il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, commentando il provvedimento relativo all’emergenza Coronavirus per il siderurgico. “Il prefetto, nel provvedimento, parla infatti di commercializzazione e  di pagamenti per l’indotto” osserva Marinaro. Il riferimento del presidente di Confindustria Taranto è a quanto scrive il prefetto Demetrio Martino, e cioè che la proroga del blocco alla commercializzazione dell’acciaio - blocco durato dal 26 marzo al 3 aprile e non rinnovato alla scadenza  - “porterebbe l’impossibilità di pagare i fornitori e le imprese dell’indotto e progressivamente alla crisi dell’impianto mettendone a rischio la salvaguardia e la sicurezza”. Per Marinaro, “la responsabilità del prefetto continua nella sua azione e mi auguro fortemente che quanto scritto chiaramente nel decreto spinga ArcelorMittal ad un comportamento coerente. Sensibilizziamo ancora una volta l’azienda - sostiene il presidente di Confindustria Taranto - sul rispetto dei tempi di pagamento, sull’ottemperanza contrattuale, sul rispetto delle buone pratiche.

 

Chiediamo che ArcelorMittal paghi le imprese, cosa che non sta di nuovo facendo”. “Oltre al rispetto delle tempistiche di pagamento - sottolinea infine Marinaro -, ad ArcelorMittal chiediamo anche una rinegoziazione dei contatti perché molte imprese hanno subìto pesanti ridimensionamenti e atteggiamenti negativi da parte della committente”. Nella call conference che ieri pomeriggio il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, ha dichiarato che sono alla firma dell’amministratore delegato, Lucia Morselli, bonifici per complessivi 17 milioni di euro relativi alle imprese. Bonifici che in questi giorni risultavano sospesi e non effettuati. Ma il fronte dell’indotto locale protesta perche ritiene quella di ArcelorMittal “una risposta assolutamente inadeguata visto che lo scaduto delle aziende è già attestato a 35 milioni di euro”.