Sabato, 04 Aprile 2020 09:06

CORONAVIRUS/ C’è attesa per il nuovo decreto del prefetto su ArcelorMittal. Marinaro “l’azienda ci ha detto che deciderà quali aziende fare entrare senza darci indicazioni” In evidenza

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Da ArcelorMittal ai sindacati per finire alle imprese dell’indotto-appalto siderurgico c’é attesa per un nuovo decreto del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, circa la situazione dello stabilimento siderurgico. Scade oggi, infatti, il decreto del 26 marzo che ha stabilito che in ArcelorMittal possono entrare ogni giorno, divisi sui tre turni, 3.500 dipendenti diretti, 2.000 delle imprese, che l’azienda può tenere in attività gli impianti attualmente in funzione ma solo per necessità di sicurezza e salvaguardia e non per produrre e vendere l’acciaio. Secondo fonti interpellate dall'AGI, il prefetto oggi potrebbe anche non emettere un nuovo decreto e riservarsi di adottare un provvedimento a stretto giro. D’altra parte, si rileva, anche il primo decreto prefettizio non è stato emesso nell’immediatezza del primo Dpcm relativo alle attività produttive. In ogni caso, si afferma, “la situazione di ArcelorMittal è in valutazione”.

     L’azienda, in una lettera al premier Giuseppe Conte, ha confermato che è un grave danno economico non poter commercializzare e paventa la messa in stand by degli impianti, con la cassa integrazione per tutto il personale, se lo stop alla vendita rimanesse. Secondo alcune fonti sindacali, se non vi fosse entro stasera il nuovo provvedimento del prefetto, ArcelorMittal da domani potrebbe riprendere a commercializzare i prodotti, mentre per quanto riguarda l’impiego di manodopera varrebbero i contingenti numerici fissati per l’emergenza Coronavirus, anche perché, si osserva, prima che il prefetto intervenisse col decreto del 26 marzo, ArcelorMittal e sindacati si erano accordati per far entrare in stabilimento 3200 dipendenti diretti al giorno. “Oggi, nella call conference che ho avuto col direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, mi è stato detto che vale il nuovo Dpcm e quindi tutto, con gli attuali limiti, è prorogato sino al 13 aprile” afferma  Antonio Marinaro, presidente Confindustria Taranto. Circa la possibilità che ArcelorMittal riprenda la vendita dell’acciaio, Marinaro afferma di “non avere elementi al riguardo. So che l’azienda sta insistendo molto perché la produzione sia venduta, ma osservo pure che quasi tutti i sindaci sono intervenuti chiedendo ad ArcelorMittal di limitare la propria attività”. 

 

Marinaro “ArcelorMittal ci ha detto che chiamerà le imprese a sua discrezione senza darci indicazioni”

 

Per Marinaro, “c’è una comunità istituzionale che chiede cose precise, che manifesta evidente contrarietà, e ArcelorMittal purtroppo non ne tiene conto. Questo non è un bel segnale”. La call conference di oggi, nelle intenzioni di Confindustria Taranto, “doveva servire - spiega Marinaro - a individuare le aziende esterne da autorizzare ad entrare in fabbrica perché strettamente connesse al ciclo produttivo dello stabilimento. In realtà - aggiunge - questa individuazione non c’è stata. ArcelorMittal ci ha detto che chiamerà le imprese secondo le sue necessità attenendosi a quel battente massimo di 2mila unità individuato per l’indotto”.

   Un numero, questo, che secondo i sindacati, è comprensivo anche dei 900 impegnati nelle attività e nei cantieri dell’Autorizzazione integrata ambientale. Lavori che sono stati fermati per il Coronavirus e quindi dovrebbero esserci adesso 900 unità in meno per le imprese. “I numeri relativi all’impiego di forza lavoro - commenta Francesco Brigati, segretario della Fiom Cgil - si stanno sostanzialmente rispettando. Anzi, probabilmente siamo anche qualcosa sotto. Oggi, per esempio, gran parte dei parcheggi della fabbrica erano quasi vuoti”. Infine, circa l’aspetto finanziario relativo alle imprese, ArcelorMittal oggi ha comunicato a Confindustria Taranto di aver ripreso i bonifici che si erano bloccati e di averli trasmessi alla firma dell’amministratore delegato Lucia Morselli. I bonifici sarebbero pari a 17 milioni. Ma, affermano alcuni imprenditori, “non solo i pagamenti non si sono ancora visti, ma lo scaduto fatture già oggi è di 35 milioni. Ben oltre quello che vorrebbe pagare ArcelorMittal”.