Giovedì, 02 Aprile 2020 14:52

CORONAVIRUS/ ArcelorMittal paventa di mettere in standby tutti gli impianti se non potrà tornare a commercializzare In evidenza

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 “ArcelorMittal sta premendo moltissimo per tornare a commercializzare l’acciaio prodotto ed ha paventato che se questo non avverrà, metterà in stand by tutti gli impianti dello stabilimento”. Lo dichiara ad AGI il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, dopo la call conference di questa mattina che i sindacati hanno avuto col prefetto di Taranto, Demetrio Martino. “Il prefetto stamattina ci ha ascoltato, ha detto che vaglierà la situazione, ma secondo me - prosegue Talò - c’è anche il rischio che non faccia nulla. Scade domani, infatti, il decreto col quale il prefetto ha autorizzato ArcelorMittal a far entrare in fabbrica 3.500 diretti al giorno, piu 2mila di indotto, nonché la marcia degli impianti solo per finalità di sicurezza e non per produrre e commercializzare".

Se non vi fosse alcun nuovo provvedimento del prefetto - aggiunge Talò -, l’azienda si riterrebbe libera di commercializzare l’acciaio, che è la cosa che in questo momento a loro preme di più, visto che l’attuale assetto di organico gli va più che bene”. “Al prefetto oggi abbiamo ribadito la nostra linea: 3500 persone al giorno in quella fabbrica sono troppi” dice il segretario Fim Cisl, Biagio Prisciano. “Bisogna quindi ridurre le presenze anche perché - sostiene Prisciano - abbiamo detto al prefetto che in fabbrica, così come ci segnalano i nostri delegati, continuano a verificarsi assembramenti di persone e ci sono problemi anche per quanto riguarda la sanificazione dei luoghi di lavoro. Noi aspettiamo ora un segnale chiaro dal prefetto. Non abbiamo elementi per capire cosa il prefetto deciderà. Noi speriamo in un provvedimento che tuteli la salute e la sicurezza dei lavoratori. I sindacati stanno spingendo moltissimo - sottolinea infine il segretario Fim Cisl - ma è chiaro che qui anche le istituzioni devono muoversi, devono intervenire, ed evitare che una situazione difficile diventi critica e si complichi”. 

Fiom Cgil e Uilm “termoscanner vanno controllati altrimenti inattendibili”

 

 

 Le misurazioni della temperatura corporea fatta ai lavoratori che entrano nel siderurgico ArcelorMittal con termoscanner manuali “non sempre risultano verosimili in quanto potrebbero tendenzialmente sottostimare la temperatura corporea”. In materia di coronavirus, lo segnalano le rappresentanze laboratori sicurezza di Fiom Cgil e Uilm ad ArcelorMittal, prospettando che hanno constatato che “ripetutamente vengono fornite misurazioni ben al di sotto dei 36 gradi ed alcune volte anche sotto i 35 gradi”. “È assolutamente necessario - scrivono Fiom Cgil e Uilm ad ArcelorMittal - che la strumentazione in dotazione sia adeguata sotto il profilo strumentale e utilizzata conformemente a quanto contenuto nei manuali d’uso e manutenzione degli stessi”.

 

De Giorgi M5S scrive a Conte “no alla richiesta di ArcelorMittal di tornare a produrre”

 

 “Mi sento di definire come assolutamente inopportuna la richiesta che i vertici di ArcelorMittal Italia starebbero per formulare al prefetto di Taranto allo scopo di ottenere (stando alle segnalazioni dei sindacati) l'autorizzazione a riprendere la normale produzione e la commercializzazione dei propri prodotti industriali quasi come se nulla sia accaduto, quasi come se la fase emergenziale sia ormai stata superata”.  Lo scrive in una lettera al premier Giuseppe Conte la deputata M5s, Rosalba De Giorgi, a proposito del siderurgico. “Probabilmente - afferma De Giorgi - non si tiene in debito conto che per poter ripristinare i ritmi produttivi precedenti a questo particolarissimo momento sia necessaria una forza lavoro adeguata all'attività richiesta”.

 “Questo - aggiunge - significherebbe far entrare nello stabilimento un numero di dipendenti superiore a quello che le eccezionali circostanze causate dal Coronavirus consiglierebbero. E, allo stato delle cose, non lo reputo possibile”. “A tal proposito - rileva De Giorgi - è bene non dimenticare che la scorsa settimana è stata accertata la positività al Covid-19 di un dipendente del siderurgico, di conseguenza correre il rischio che lo stabilimento possa divenire un “focolaio” del virus (eventualità tutt'altro che remota), è l'ultima  sciagura che una città già afflitta da innumerevoli problemi come Taranto può permettersi”. “Per tale motivo - evidenzia De Giorgi nella lettera al premier -  ritengo sia irricevibile quanto ArcelorMittal Italia pare voglia proporre. La sicurezza e la salute di cittadini e lavoratori - conclude - devono essere anteposte a qualsiasi logica economica, soprattutto in questo complicatissimo momento storico”.