Venerdì, 27 Marzo 2020 07:55

CORONAVIRUS/ Il prefetto nel decreto su ArcelorMittal “abbiamo seguito le indicazioni di Ministeri, Vigili del fuoco, Spesal Asl” In evidenza

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“ArcelorMittal ha ridotto, nella fase attuale, la produzione già da due settimane al minimo indispensabile per garantire la tenuta degli impianti e mantenere sotto controllo sia il livello di rischio di incidenti sia la continuità nella realizzazione delle misure di tutela ambientale prescritte dall’Aia. La stessa azienda ha precisato che l’attuale assetto è identico a quello imposto dai ministeri competenti a novembre dello scorso anno quale misura di salvaguardia per l’ipotesi di dismissione degli impianti da parte della stessa azienda”. Lo scrive il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, col provvedimento che, in attuazione del Dpcm sulle attività produttive al luce del Coronavirus, dispone sino al 3 aprile un assetto per il siderurgico con 3.500 diretti e 2.000 dell’indotto. Disposto anche che non si potrà produrre per finalità commerciali: quindi le presenze in fabbrica vanno intese solo come salvaguardia e sicurezza degli impianti. 

    Nel provvedimento si specifica che l’articolazione di dettaglio sarà di 2.100 unità nel primo turno, 900 nel secondo e 500 nel terzo.

 

Circa la richiesta dei sindacati di prevedere solo le squadre di comandata come presidio di sicurezza agli impianti, il prefetto cita il parere dei Vigili del Fuoco, i quali dichiarano che le comandate non possono essere utilizzate in questo caso. Si tratterebbe di 1.200 unità da impiegare in turni che possono protrarsi anche per 12 ore, ma tale assetto, hanno riferito i Vigili del Fuoco al prefetto, “può essere mantenuto solo per pochi giorni prima che si producano danni irreversibili agli impianti”.

    Sulla base delle valutazioni raccolte, il prefetto di Taranto ha quindi stabilito “che l’attività produttiva nell’assetto attuale presenta livelli di presenza di unità lavorative non ulteriormente comprimibili in relazione alla necessità di garantire la salvaguardia degli impianti e la sicurezza degli stessi da più elevati rischi di incidenti”. Di qui, stabilisce il prefetto di Taranto, al fine di contenere “il pericolo di diffusione del virus Covid 19”, la sospensione sino al 3 aprile 2020 “la possibilità di incrementi della forza lavoro da impiegare nella produzione a fini commerciali”. 

Confindustria “adesso AM deve dare indicazioni alle imprese”

 

Nel decreto relativo alla continuità dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, il prefetto ha dettato delle linee ed ha indicato i numeri massimi di accesso in fabbrica sia del personale diretto, che di quello delle imprese. È evidente che adesso tocca ad ArcelorMittal, nel ruolo di committente, indicare dove i 2mila dell’indotto-appalto dovranno posizionarsi e cosa dovranno fare. Ci saranno infatti attività che si fermeranno ed altre che invece proseguiranno. Ma questo deve dircelo ArcelorMittal”. Lo dichiara ad AGI il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro.

“Penso che i 2mila accessi indicati per il personale delle imprese - che si sommano ai 3500 dipendenti diretti di ArcelorMittal - corrispondano grosso modo all’attuale forza lavoro esterna già presente in ArcelorMittal - sostiene Marinaro -. Ormai si era verificata una forte riduzione nelle attività delle imprese, riduzione che permane ed è dovuta a più motivi: assenze per malattie, defezioni, impossibilità di approvvigionarsi dei materiali e delle forniture che servono all’effettuazione dei lavori commissionati. Siamo rimasti quindi su quel livello numerico”.

“Il mio commento sul decreto del prefetto? La sua azione era quella di contenere i rischi - prosegue Marinaro - e il prefetto ha ascoltato chi è deputato alla valutazione tecnica dei rischi, e cioè Vigili del Fuoco e Spesal Asl. Acquisite i loro pareri, ha quindi deciso su questa base”.

 

 “Nel decreto relativo alla continuità dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, il prefetto ha dettato delle linee ed ha indicato i numeri massimi di accesso in fabbrica sia del personale diretto, che di quello delle imprese. È evidente che adesso tocca ad ArcelorMittal, nel ruolo di committente, indicare dove i 2mila dell’indotto-appalto dovranno posizionarsi e cosa dovranno fare. Ci saranno infatti attività che si fermeranno ed altre che invece proseguiranno. Ma questo deve dircelo ArcelorMittal”. Lo dichiara ad AGI il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro.

    “Penso che i 2mila accessi indicati per il personale delle imprese - che si sommano ai 3500 dipendenti diretti di ArcelorMittal - corrispondano grosso modo all’attuale forza lavoro esterna già presente in ArcelorMittal - sostiene Marinaro -. Ormai si era verificata una forte riduzione nelle attività delle imprese, riduzione che permane ed è dovuta a più motivi: assenze per malattie, defezioni, impossibilità di approvvigionarsi dei materiali e delle forniture che servono all’effettuazione dei lavori commissionati. Siamo rimasti quindi su quel livello numerico”. “Il mio commento sul decreto del prefetto? La sua azione era quella di contenere i rischi - prosegue Marinaro - e il prefetto ha ascoltato chi è deputato alla valutazione tecnica dei rischi, e cioè Vigili del Fuoco e Spesal Asl. Acquisite i loro pareri, ha quindi deciso su questa base”.