Martedì, 24 Marzo 2020 09:45

CORONAVIRUS/ “ArcelorMittal sta facendo ancora troppo poco per la sicurezza dei lavoratori “ i sindacati attendono di essere convocati dal prefetto. Domani l’incontro per la Cig In evidenza

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I sindacati metalmeccanici sono in attesa della convocazione del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, sulla situazione dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal,ex Ilva. La convocazione potrebbe arrivare anche per oggi stesso. Anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha chiesto l’intervento del prefetto. Le sigle metalmeccaniche si sono appellate al prefetto perché vogliono che ArcelorMittal riduca ulteriormente le attività in esercizio, gli impianti in funzionamento e quindi anche il numero di persone che quotidianamente entrano in stabilimento. L’incontro di ieri sera non ha determinato risultati in tal senso.

 

L’azienda, hanno spiegato i sindacati, ha lasciato le cose come sono, ha fornito, per gli stessi sindacati, risposte molto generiche e superficiali, e ha tenuto fermo l’attuale quadro impiantistico che vede già fermi diverse parti del siderurgico, tra cui l’acciaieria 1 e l’altoforno 2. “Ma noi riteniamo che si debba fare uno sforzo ulteriore - dichiara ad AGI Biagio Prisciano della Fim Cisl -. Servono ulteriori misure di tutela dei lavoratori, serve diradare ancora le presenze perché la salute viene davanti a tutto, e per questo chiediamo l’intervento del prefetto visto che con l’azienda non è stato possibile fare passi avanti”. “La risposta del prefetto l’attendiamo quanto prima - dichiara ad AGI Antonio Talò, segretario Uilm - anche perché noi dobbiamo scavallare i prossimi dieci giorni”. Talò annuncia che l’incontro per avviare la cassa integrazione Covid 19 a Taranto per circa 5mila unità è fissato per domani alle 16. “Speriamo che per domani ArcelorMittal abbia definito i numeri del ricorso alla cassa - sostiene Talò -. A Genova è già scattata la cassa perché loro, a differenza nostra, non avevano copertura. Qui invece é ancora in corso la cassa integrazione per crisi di mercato che sarà adesso sostituita da quella per Covid 19”.

 

 Circa la riduzione ulteriore dell’attivita nell’ex Ilva di Taranto, fonti sindacali affermano che dagli attuali 3.800-3.600 di lavoratori diretti presenti sui tre turni (più presenze nel primo, a scalare nel secondo e terzo), si potrebbe arrivare a 1.000-1.500. Un taglio enorme soprattutto se si considera che gli occupati diretti in fabbrica, indotto escluso, sono 8200. Da altre fonti viene osservato che “la prima operazione fatta è la messa a riposo dell’altoforno 2. Si è agito così perché dei tre operativi, era quello più critico, dovendosi fare degli adeguamenti di sicurezza. Messa a riposo che non vuol dire spegnimento”. Le stesse fonti precisano che per “avere attivi tre altiforni, 1, 2 e 4, serve un certo numero di persone indipendenti dalla quantità di produzione. E quindi, anziché effettuare fermate alternate, si è intervenuti su uno, il 2, ma non si esclude, se la situazione dovesse peggiorare e richiederlo, di arrivare ad un solo altoforno operativo, il 4. Oggi c’è una forte criticità”.Infine sta destando stupore negli ambienti sindacali il fatto che ArcelorMittal, al pari di altri grandi gruppi industriali, non abbia assunto alcuna iniziativa sul fronte dell’aiuto alle istituzioni e al servizio sanitario. “Se mettiamo insieme tanti esempi, da Fca a Leonardo, da Rana alla stessa Confindustria Taranto, penso che non ci sia bisogno di commenti, ArcelorMittal, pur dichiarando di essere una multinazionale, al momento non c’è - afferma Talò ad AGI -. Ma il punto vero è che l’azienda non c’è. Non chiediamo certo che l’ad Lucia Morselli venga a Taranto, ma che almeno si faccia sentire. Ci troviamo invece davanti alle seconde linee, con tutto il rispetto per le persone, e non è nemmeno giusto dargli addosso e prendersela con loro”