Domenica, 22 Marzo 2020 11:51

CORONAVIRUS/ Per mettere ArcelorMittal in sicurezza e gli impianti a regime di minimo tecnico servirebbero 500 lavoratori in comandata In evidenza

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“Per tenere in sicurezza una grande fabbrica come l’ex Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal, servirebbero circa 500 lavoratori di comandata”. Lo dichiara ad AGI il segretario di Uilm Taranto, Antonio Talò, valutando il tipo di impatto che le decisioni del premier Giuseppe Conte sulla stretta produttiva del Paese - all’infuori delle attività essenziali, causa Coronavirus - potrebbero avere nelle prossime ore sul siderurgico di Taranto che, con i suoi 8200 diretti, indotto escluso, è una delle più grandi industrie del Paese. “I 500 lavoratori di comandata, predisposti alla vigilanza e alla sicurezza degli impianti, sono quelli previsti dagli accordi fatti noi con l’ex Ilva molti anni fa - dichiara Talò -. Negli ultimi scioperi, invece, ArcelorMittal, con provvedimenti unilaterali che noi abbiamo contestato, ha praticamente raddoppiato le comandate portandole quasi a mille unità”.

 

Le comandate nel caso dell’ex Ilva entrerebbero in attività essendo il siderurgico una fabbrica a ciclo integrale dove la complessità tecnica degli impianti non ne consente il loro definitivo spegnimento se non quando devono essere rifatti. Con le comandate, gli impianti andrebbero a regime di minimo tecnico. ArcelorMittal ha già fermato diversi impianti a Taranto. Restano ancora in attività acciaieria 2 e gli altiforni 1 e 4. In stabilimento, secondo dati forniti dall’azienda ai sindacati, ci sono sui tre turni, articolati h24, meno di 4.000 persone, al di sotto, quindi, del 50 per cento della forza organica. Col ricorso massiccio alle comandate, le presenze si ridurrebbero ulteriormente in modo significativo.