Giovedì, 19 Marzo 2020 14:57

CORONAVIRUS/ E poi ci sono i bambini che al risveglio vogliono indossare il vestito preferito e andare a scuola In evidenza

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di Ines Donatelli

Parliamoci chiaro è un momento difficile per tutti.  

Restare a casa non è andare in guerra ma sicuramente determina un cambiamento drastico sopratutto per chi era abituato ad un altro stile di vita. Ci sono momenti positivi in cui approfitti del tempo a disposizione per fare quello che avresti voluto fare da tanto e momenti di sconforto in cui non hai voglia neanche di pensare e preferiresti dormire tutto il tempo per cancellare un altro giorno dal calendario. E poi ci sono i bambini. Mio figlio, ad esempio, è in casa dal 3 marzo. 

Ieri mattina si è svegliato e ha voluto indossare la sua camicia preferita ed il grembiule : voleva esser bello per andare a scuola. Marco è un bambino vispo, attivo ed estremamente socievole. Ogni giorno si sveglia con il sorriso chiedendo di uscire e per quanto provi a spiegargli in parole semplici perché non si può andare al parco o dai nonni, quel sorriso si trasforma in pianto... perché no, a 4 anni non comprendi cosa significhi ‘brutto raffreddore’. 

Impegnare il suo tempo è la priorità durante il giorno ed il senso di colpa quando lo vedi davanti alla tv, perché non sai più cosa proporgli, provoca frustrazione e rabbia. Ma alla fine della lunga giornata, che pare a volte esser di 48 ore, i dati parlano chiaro : aumentano i casi di contagio e i decessi. Ed allora pensi che il tuo sacrificio, e quello di tante persone, è vano se ancora c’è chi indisturbato se ne va in giro come se nulla fosse prendendosi beffa di tutti noi. 

L’ emergenza sarà prolungata, lo sappiamo, e se si continua con irresponsabilità e ignoranza a fregarsene questo incubo durerà molto più del previsto. Facciamo tutti uno sforzo. Il peso portato sulle spalle da tutti risulterà più leggero. 

 

“Sempre con coraggio cerchiamo di continuare ad essere trafficanti di sogni”

(foto SkyTG24)