Lunedì, 16 Marzo 2020 10:45

CORONAVIRUS/ ArcelorMittal ferma gli impianti, oggi nuovo incontro con i sindacati In evidenza

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Stanno scattando in queste ore nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto, le ulteriori misure di contrasto al Coronavirus concordate venerdì pomeriggio in un incontro tra azienda e sindacati metalmeccanici. Si tratta, nell’ordine, della temporanea fermata degli impianti Treno lamiere, Finitura lamiere, Ossitaglio e Zincatura 2. Coinvolte 500 persone che resteranno a casa in cassa integrazione. La cassa sarà quella già attivata dall’azienda per crisi di mercato per 1273 addetti, un numero massimo che sinora non è stato utilizzato perché l’utilizzazione effettiva dell’ammortizzatore sociale, chiesto da luglio scorso per crisi del mercato siderurgico,  si é sempre collocato al di sotto di questo tetto. “L’azienda sta inoltrando le comunicazioni di cassa integrazione agli interessati” dichiara ad AGI Vincenzo Laneve, coordinatore di fabbrica per la Fim Cisl.

 C’è poi una riduzione delle attività a giornata nel siderurgico  di circa il 25 per cento, 200 dipendenti lavorano in Smart Working ed é stato ridotto il numero di coloro che possono “salire sui bus aziendali per gli spostamenti interni nella fabbrica. Si tratta degli spostamenti per andare a mensa o per raggiungere il posto di lavoro dalle portinerie - e viceversa -. Ci sono adesso più mezzi a disposizione e a bordo di ogni bus non possono salire più di 25 persone. La diminuzione delle presenze in stabilimento va ad operare su un forza organica di 8.200 addetti diretti cui si sommano alcune migliaia di indotto. ArcelorMittal ha già segnalato ai sindacati che diverse aziende esterne hanno fermato in modo unilaterale le attività. Alle committenze, ha risposto Confindustria Taranto, “chiediamo di procedere con le imprese alla valutazione delle singole situazioni fino a concordare gli opportuni provvedimenti di sospensione senza innescare un contenzioso che sarebbe del tutto incomprensibile ed irresponsabile in questo momento”.“Alla riduzione concordata - spiega Laneve - si aggiungono anche le assenze per malattia che sono elevate. Su alcuni impianti stanno lavorando i capi per sopperire alle difficoltà. Oggi, nell’incontro con ArcelorMittal delle 11.30, faremo una prima verifica delle misure messe in campo e cercheremo anche di capire quando e come l’altoforno 2 sarà soggetto a fermata”. Uno stop che in questo caso sarebbe dettato non da ragioni di sicurezza impiantistica ma dalla necessità di compattare ulteriormente la produzione ed  avere meno presenze in fabbrica, tenuto conto che una serie di impianti a valle degli altiforni e delle acciaierie sono stati fermati, per cui è ridotta anche la possibilità di lavorare l’acciaio prodotto