Sabato, 14 Marzo 2020 14:44

CORONAVIRUS/ Come stanno affrontando gli altri Paesi l’emergenza, dalle decisioni a volte contraddittorie dei leader ai cambiamenti anche bizzarri delle abitudini quotidiane In evidenza

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di Ingrid Iaci

La situazione in Italia ormai è chiara: zona protetta (o zona rossa) su tutto il territorio nazionale, scuole chiuse fino al 3 aprile con probabilità di proroga sine die, chiusura dei maggiori esercizi commerciali ad esclusione di alimentari e farmacie, nonché di altre categorie ritenute essenziali.

Ma come viene percepito il pericolo coronavirus nelle altre parti del mondo? Quali le misure di prevenzione adottate?

A parte le notizie ufficiali che ci vengono date in questi giorni da tv, giornali, web, abbiamo raccolto alcune impressioni di studenti e amici residenti in varie parti del mondo che testimoniano lo scollamento tra le note ufficiali emanate dai governi, contenenti tutte le prescrizioni, e i comportamenti delle singole persone.

A Las Vegas, nel Nevada, le scuole sono ancora aperte ma sono stati cancellati gli eventi sportivi, gli allenamenti e le recite scolastiche.

Non si può  nè uscire nè entrare dal Nevada. 

La popolazione però non è ancora completamente consapevole del pericolo e continua a comportarsi come se niente fosse.

Una nota di colore: se gli italiani sfogano tutte le loro preoccupazioni in cucina riempiendo i carrelli di ogni bendidio, gli americani evidentemente consumano il loro stress in altri ambienti della casa e fanno incetta di carta igienica e acqua, ormai introvabili entrambi.

Nei campus universitari della California e del Nebraska stanno attivando la modalità online per le lezioni universitarie.

Ma anche negli States la situazione è in rapido cambiamento. 

A New York si spengono le luci di Broadway e la mitica fifth avenue appare praticamente deserta anche nel tardo pomeriggio, in piena rush hour.

Trump, con un repentino cambio di opinione, dopo aver ricevuto ultimamente Bolsonaro e i suoi collaboratori, uno dei quali risultato positivo al virus, ha dichiarato lo stato di emergenza. Ha, inoltre, stanziato 50 miliardi per gli stati più colpiti e ha detto di volersi sottoporre quanto prima al test.

In Turchia come sull’isola greca di Creta le scuole saranno chiuse per 14 giorni come anche i teatri. 

Per il momento gli studenti cretesi decisamente più fortunati dei nostri, non hanno ancora lezioni online ed insegnanti in videochat, ma cosa curiosa, si sono visti comparire warning pop-ups, messaggi pubblicitari del governo che invitavano allo stare a casa per via del contagio da coronavirus, nel bel mezzo dei giochini col cellulare. 

Intanto, mercoledì  scorso si è registrato il primo caso sull’isola di Creta e i ragazzi quantomeno hanno la consapevolezza che sarà un lock-down generale e che la popolazione più anziana sarà la più colpita.

A Faro, in Portogallo nonostante i 

quarantuno casi registrati fino a ieri, solo oggi il governo avrebbe deciso sul da farsi nelle scuole.

Ma è sicuramente in Francia che si registra il più alto grado di bizzarria. 

Se Macron, infatti, dispone la chiusura a tempo indeterminato di scuole e università, la popolazione non da segno di alcuna consapevolezza del pericolo e continua ad affollare bar e bistrot.

Se da un lato il premier francese invita a starsene a casa, dall’altro conferma che si voterà con tutte le accortezze possibili. Addirittura, cosa inimmaginabile prima!, si voterà con la propria penna, si mostrerà il documento senza scambiarselo con gli scrutatori e verrà dispensato gel disinfettante prima e dopo essersi recati in cabina elettorale. 

Ma tutto questo non sarà sufficiente se i i cari cugini d’oltralpe, di far tesoro dell’esperienza italiana, mostreranno ancora di non volerne sapere.