Martedì, 10 Marzo 2020 18:14

CORONAVIRUS/ I sindacati “misure insufficienti ad ArcelorMittal, deve intervenire il prefetto” In evidenza

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 I sindacati metalmeccanici chiederanno al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, di affrontare, in una riunione ad hoc, il tema delle misure di prevenzione da Coronavirus da adottare all’interno dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, di Taranto. “Abbiamo la necessità di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori non solo nei luoghi di lavoro, ma anche nelle mense, nei refettori, nei trasporti interni - spiega ad AGI Vincenzo Laneve, coordinatore fabbrica Fim Cisl -. ArcelorMittal ha adottato delle prime misure, ma il Dpcm ultimo ci pone difronte a nuove esigenze. Ci rendiamo anche conto che non è facile sul piano organizzativo perché il siderurgico di Taranto è grande quanto Taranto. Qui poi lavorano 8200 persone, più alcune migliaia delle imprese-indotto appalto”. 

 

“Sui pullman interni, per esempio, che assicurano il trasporto dei lavoratori dalle portinerie al posto di lavoro e viceversa, si crea una situazione di affollamento che va contro le direttive del Governo in materia di Coronavirus - aggiunge Laneve -. ArcelorMittal vorrebbe introdurre una limitazione sui pullman interni, cioè far salire non più di 25 persone per volta in modo da mantenere le distanze di sicurezza tra un passeggero e l’altro. C’è però una questione: quando i lavoratori smontano e lasciano il turno, diversi di loro tornano a casa con i pullman che partono ad orari prestabiliti. Il rischio, quindi, è che ci siano lavoratori che si imbarchino sui pullman interni quando, fuori, è già partito il mezzo pubblico che deve riportarli a casa. Avresti bisogno in ArcelorMittal di un maggior numero di bus aziendali per cercare di diluire il numero dei passeggeri”. Stamattina i sindacati hanno avuto un incontro con l’azienda. All’ordine del giorno, era la richiesta di proroga della cassa integrazione ordinaria che, per la crisi del mercato dell’acciaio, ArcelorMittal ha già avanzato per 13 settimane, a partire da fine marzo, per 1273 lavoratori. Si tratta della terza proroga che l’azienda chiede rispetto ad una cassa integrazione la cui procedura è cominciata a luglio 2019. Ma sul tema cassa integrazione non c’è stato alcun confronto perché i sindacati hanno chiesto ad ArcelorMittal di dare priorità alla gestione del Coronavirus, alla sicurezza del personale e alla tutela delle condizioni di salute di quanti si recano in fabbrica. In precedenza varie sigle sindacali hanno chiesto ad ArcelorMittal un rafforzamento delle tutele per prevenire il contagio da Coronavirus. Si va dal potenziamento dello Smart Working sollecitato dalla Fim Cisl all’introduzione di misure più incisive chiesto dalla Fiom Cgil. La richiesta di un intervento più efficace da parte dell’azienda è venuto pure dalla Uilm mentre l’Usb ha chiesto comandate sugli impianti. Cioè come nel caso degli scioperi, presidi di lavoratori, comandati sugli impianti, anziché la normale forza organica prevista dal turno di lavoro. In questo caso le comandate verrebbero attuate non per sciopero ma per evitare che un elevato numero di addetti si ritrovi sul posto di lavoro. La richiesta delle comandate, però, non sarebbe condivisa, a quanto si apprende, da Fim, Fiom e Uilm.