Giovedì, 05 Marzo 2020 08:21

LA VERTENZA/ ArcelorMittal chiede la proroga della cig per 1.237 addetti, la Fiom “non firmiamo” In evidenza

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 Nel giorno dell’accordo tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal Italia, si profila un nuovo periodo di cassa integrazione ordinaria nel siderurgico di Taranto. Riguarderà, dal 30 marzo, un numero massimo di 1.273 dipendenti: 900 operai, 104 intermedi e 269 impiegati e quadri. Il numero dei lavotatori che si vogliono mettere nuovamente in cassa è inviato rispetto alla cassa in scadenza. ArcelorMittal ha inviato proprio oggi via mail la richiesta ai sindacati metalmeccanici. Si tratta di una nuova proroga della cassa integrazione sempre per crisi del mercato siderurgico segnato dal calo della domanda. ArcelorMittal ha convocato per il 10 marzo, alle 10, i sindacati per vedere la possibilità di un accordo. Questa è la terza proroga della cassa: le prime due sono avvenute a settembre e a dicembre. L’accordo sindacale è stato trovato solo per la proroga di settembre. Non c’è stato invece all’avvio di luglio, né al rinnovo di dicembre. ArcelorMittal spiega che "il numero medio di sospensioni in cassa integrazione ordinaria effettivamente poste in essere nel periodo intercorrente tra l'inizio del periodo di sospensione e il 16 febbraio 2020 e' stato di 855 unità con punta massima di 1.183". Anche nelle volte precedenti la cassa è stata usata per un minor numero di lavoratori diretti rispetto al tetto massimo previsto.

Ma la Fiom ha già detto che non ci sta.

“Se pensano di convocarci per dirci: o firmate la cassa integrazione o salta tutto, non funziona. Va fatta una trattativa. Il sindacato deve essere ascoltato e deve avere certezze su tutto". Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, ribadisce la posizione delle organizzazioni sindacali, dopo l'annuncio della firma dell'accordo tra i commissari Ilva e ArcelorMittal per lo stabilimento di Taranto. "Per noi - spiega Re David all'AGI - è fondamentale salvaguardare la produzione siderurgica, il piano ambientale e l'occupazione. L'accordo è stato fatto per evitare la causa ma noi non ne sappiamo nulla e abbiamo interrogativi che non abbiamo potuto porre a nessuno".

    "I nostri obiettivi di occupazione - precisa Re David - rimangono fermi. Nessuno parla dei 1.800 lavoratori in amministrazione straordinaria che dovevano rientrare: se si dice che a fine piano gli occupati saranno 10.700, vuol dire che i 1800 sono fuori e che per una parte della forza lavoro attuale subentrerà la cassa integrazione. Ma il sindacato non può fare un ragionamento sugli ammortizzatori sociali senza conoscere la sostenibilità di tutto il piano. Non è possibile ridurre sindacato al ruolo di certificatore. Il governo - conclude -ci deve convocare". 

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