Giovedì, 05 Marzo 2020 08:12

LE REAZIONI/ I 5s pugliesi all’attacco dell’accordo, i parlamentari “persa grande occasione”, D’Amato “una resa sulla pelle dei tarantini” In evidenza

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 “L’Italia ha perso un’occasione d’oro perché avevamo la possibilità di chiedere in giudizio i danni a Mittal e invece abbiamo rinunciato a un sicuro risarcimento”. Lo dicono i parlamentari pugliesi M5s dopo l’accordo di oggi tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal. Per i parlamentari pugliesi, “Mittal, scelto dall’ex ministro Calenda, si è rivelato un pessimo gestore, che non si è limitato a non saper gestire uno stabilimento siderurgico, ma si è anche permesso di minacciare lo Stato italiano, tramite azioni di prepotenza e arroganza. Questi atti - affermano i parlamentari pentastellati - dovevano essere severamente sanzionati. Mittal invece ha continuato a lavorare a Taranto mentre le polveri e i veleni si riversavano sulla città e d’altra parte gli operai venivano trattati come una merce e non come delle persone”. “Entreremo nel merito dell’accordo - annunciano i parlamentari - quando saranno in nostro possesso le carte, ma già da subito occorre che tutto il territorio si unisca nel chiedere rispetto e che Taranto sia trattata al pari di Genova, come quando nel 1999, con un apposito accordo di programma, si è pianificata la chiusura dell’area a caldo”.

    “Non c’è più tempo per sperare in improbabili, e infatti mai realizzate, eco-compatibilità dell’azienda dei veleni - affermano i parlamentari M5s della Puglia -. Chiediamo a tutte le forze politiche e agli amministratori, a cominciare dai sindaci del territorio, di unirsi nel fronte comune in cui già il sindaco di Taranto e i parlamentari ionici si sono stretti. Accordo di programma per una pianificata chiusura dell’area a caldo e una preventiva Valutazione di impatto sanitario e inoltre fondi e pianificazione certa per la riconversione economica di Taranto. Non sono richieste campanilistiche - affermano - ma sono semplicemente il giusto risarcimento per i decenni in cui i tarantini hanno dato tutto per il benessere nazionale. Occorre che per la prima volta nella storia del nostro territorio, le differenze, le divisioni e le critiche vengano messe da parte per un obiettivo condiviso: chiusura delle fonti inquinanti” concludono i parlamentari pugliesi M5s.

 

"L'accordo sottoscritto oggi tra ArcelorMittal e i commissari governativi deIl’ex-Ilva è una resa alla multinazionale. Le condizioni fanno pensare a una separazione consensuale più che a un piano industriale: ArcelorMittal ottiene una vantaggiosa penale di 500 milioni per un eventuale disimpegno. Una cifra che ammonta a circa 1/5 del flusso di cassa del 2019 del gruppo, che tra l’altro potrà essere ampiamente recuperata con l’aumento del valore di borsa della società. ArcelorMittal in pratica può abbandonare la partita gratis o comunque senza gravi perdite. In più si pone la condizione della 'revoca dei sequestri penali di natura preventiva e probatoria…'. Siamo dinanzi a una vera e propria farsa sulla pelle dei tarantini”. Lo dice l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato.

 

Viste queste premesse – prosegue D'Amato - perché mai un’azienda dovrebbe investire nei prossimi mesi nella costruzione di un impianto di riduzione diretta (che genererebbe meno Co2), spegnendo gli altoforni più vecchi e riattivandone uno con investimenti di svariate centinaia di milioni? Tutto ciò illudendosi che non ci saranno ulteriori riduzioni di personale? La crisi è ancora in corso, la salute è la grande assente di un piano che nella migliore delle ipotesi non è redditizio e improbabile da realizzare”, attacca D'Amato. “Ancora una volta – aggiunge l'eurodeputata M5s- siamo di fronte a una sospensiva che allunga i tempi e allontana le responsabilità in nome di un vago 'interesse strategico', quando la stessa Commissione Ue ha finalmente capito che a Taranto bisogna investire sulle alternative sostenibili all'ex Ilva. È un accordo firmato non in mio nome, non nel nome del diritto alla salute, in netto contrasto con dichiarazioni, ordinanze e appelli lanciati a vario titolo dalle istituzioni territoriali, da parlamentari e dai cittadini. Noi non accetteremo mai un accordo che non preveda la chiusura dell'area a caldo e, in parallelo, un decreto serio e con risorse adeguate per la riconversione del territorio".