Venerdì, 28 Febbraio 2020 19:22

L’ACCORDO/ Ilva- ArcelorMittal, intesa su produzione a 8 milioni milioni di tonnellate In evidenza

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E' di 22 pagine il testo della “istanza” al Mise, presentata dai commissari straordinari Ilva, Ardito, Danovi e Lupo, “per l’autorizzazione alla sottoscrizione della transazione dell’accordo di modifica del contratto di affitto e degli ulteriori accordi con le società del gruppo ArcelorMittal”. E' in sostanza un’anticipazione del nuovo accordo sull’ex Ilva che sarà sottoscritto tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal Italia nella prossima settimana. La firma era prevista inizialmente oggi ma è slittata per fatti tecnici.

   Fra i punti dell’istanza, c’è quello che stabilisce che durante il periodo del nuovo piano industriale, è previsto l’impegno delle parti a collaborare anche con le organizzazioni sindacali e le istituzioni competenti “per definire, entro il 31 maggio 2020, con riferimento al periodo necessario a raggiungere la piena capacità produttiva dello stabilimento di Taranto in base al nuovo piano industriale, una soluzione che preveda il ricorso a strumenti di sostegno, compresa la cassa integrazione guadagni straordinaria, per un numero di dipendenti da determinare”. Questo considerando che ArcelorMittal sta già usando a Taranto la cassa integrazione ordinaria che termina il 30 giugno 2020.

 

 Il nuovo piano industriale si articola per il periodo 2020-2025. Previsti il completamento delle attività Aia e il “completo rifacimento dell’altoforno 5”. Sarà utilizzato il preridotto di ferro insieme a nuove tecnologie “a minor impatto ambientale” e si costruirà un forno elettrico “nell’ottica della graduale decarbonizzazione”. I livelli di produzione ottimale vengono fissati nell’accordo modificato a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Per l’occupazione di parla di “tenuta” dei livelli con 10.700 risorse a regime.

  “Con questi accordi - è specificato nella istanza al Mise riferendosi ai nuovi testi da sottoscrivere - non solo si raggiunge l’obiettivo del settlement con le società del gruppo ArcelorMittal, ma anche si creano le premesse affinchè il polo industriale dell’Ilva si rafforzi nell’ambito del New Green Deal”. 

   Sulla parte occupazionale, l’istanza dei commissari al Mise dice che “fermo l’impegno dell’affittuario”, cioè ArcelorMittal, “ad impiegare al termine del periodo contemplato dal nuovo piano industriale, il numero complessivo di 10.700 dipendenti in coerenza con gli accordi vigenti, si è previsto l’impegno delle parti a collaborare al fine di identificare eventuali opportunità di lavoro alternative per i circa 1.800 dipendenti residui”. Questi ultimi sono quelli rimasti in carico a Ilva in as, ora in cassa integrazione straordinaria.

   “Si è dovuto prevedere l’ipotesi - è detto ancora nella istanza al Mise dei commissari - che il nuovo contratto di investimento non si perfezioni e che Am Investco possa recedere dal contratto di affitto modificato. A fronte di tale facoltà - si afferma - è stato previsto il pagamento di un importo considerevole (euro 500 milioni) così parametrato all’ammontare complessivo di canoni di affitto che le affittuarie avrebbero dovuto versare sino alla originaria scadenza del rapporto di affitto (23 agosto 2023)”. 

   “Nell’ipotesi in cui fosse effettivamente realizzato l’ingresso degli investitori - si legge ancora nella istanza al Mise - vi sarebbe una partnership pubblico-privata per la gestione dei rami di azienda che potrebbe consentire di rimuovere quelle criticità sino ad oggi emerse nell’esecuzione del contratto di affitto , favorendo il verificarsi - in tempi più brevi di quelli originariamente previsti - delle condizioni affinché le affittuarie possano procedere all’acqusito dei rami di azienda”.

   Obiettivo degli accordi, scrivono i commissari, “è stato quello di superare un situazione complessa trasformandola in una opportunità, mediante l’implementazione del nuovo piano industriale che consentirà la graduale decarbonizzazione dello stabilimento industriale di Taranto in un’ottica di transizione verso le tecnologie produttive green con conseguente modifica del piano ambientale”.

   I commissari scrivono inoltre che ArcelorMittal rinuncia al recesso dal contratto “senza aver ottenuto alcun impegno circa il ripristino della protezione legale la cui mancata previsione aveva costituito il motivo principale del recesso esercitato”. Il canone di fitto che maturerà dall’avvio del contratto modificato, si specifica, sarà versato nella misura del 50 per cento a partire dal trimestre che parte da febbraio 2020, mentre il residuo 50 sarà versato alla scadenza del rapporto di affitto.