Venerdì, 07 Febbraio 2020 18:17

LA TRATTATIVA/ Dimezzamento dei canoni di affitto e clausola di uscita da mezzo miliardo al centro del negoziato tra ArcelorMittal e Ilva as In evidenza

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ArcelorMittal non vuole lasciare Taranto, lo dicono i legali dell’azienda, lo conferma l’ad Morselli. Ora ci sono 21 giorni per trattare, questo è il termine che Ilva in as e ArcelorMittal  si sono date per chiudere il 28 e arrivare all’udienza del 6 marzo con un accordo definito in tutti i suoi dettagli. Ma vediamo quali sono questi dettagli e quale sarà l’assetto che lo stabilimento dovrebbe avere in base al negoziato in corso. Sarà un accordo che da un lato costituisce una versione aggiornata e articolata rispetto a quella del 20 dicembre - e servito già ad ottenere un rinvio dell’udienza ad oggi - e dall’altro spiana la strada ad un supplemento di negoziato nelle prossime settimane.

 

Per giungere a questo risultato, importanti si sono rivelati gli imput lanciati ai negoziatori impegnati tra Roma e Milano sia dal premier Giuseppe Conte che da Aditya Mittal che hanno auspicato entrambi un accordo in vista dell’appuntamento in Tribunale. Il supplemento di trattativa dovrà ora servire a strutturare l’intesa definitiva che poi come addendum entrerà a far parte del contratto. Tutta la vicenda giudiziaria e anche la negoziazione che ne è seguita, nasce infatti dalla volontà di ArcelorMittal di recedere dal contratto per Ilva adducendo una serie di ragioni. Un mese di trattativa tra le parti, come hanno anche evidenziato i sindacati, non è bastato a chiudere il confronto. Ci sono ancora diverse distanze, su tutte quelle relative agli esuberi che la ristrutturazione del polo siderurgico. Il Governo non vuole esuberi ma si dice disponibile ad accompagnare la ristrutturazione attraverso la cassa integrazione. Dei sindacati si sa già: non solo contestano il fatto di non essere stati per niente coinvolti nella discussione, almeno sinora, ma respingono ogni ipotesi che prevede eccesso di forza lavoro, oggi pari a 10700 addetti diretti di cui 8200 solo a Taranto.Come scrive oggi “Il Sole 24 Ore”, nella intesa sulla quale le parti stanno lavorando c’è che lo Stato, per ora, non entra nel capitale di AmInvestco, la società veicolo con cui ArcelorMittal nel 2017 ha effettuato l’operazione Ilva. Si sono fatte ipotesi al riguardo che chiamano in causa Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti. Invece nella newco che si occuperà di produrre il preridotto con cui alimentare gli altiforni ed avere così un più basso impatto ambientale ci sarà lo Stato e non Mittal. A quest’ultimo toccheranno i nuovi forni elettrici da installare nel sito di Taranto. 

 

 La futura Ilva - soprattutto per ragioni ambientali e di contenimento delle emissioni inquinanti - avrà infatti un mix produttivo basato tra altoforno tradizionale, alimentato con i minerali che vengono fusi e producono la ghisa poi trasformata in acciaio, ed elettrico, alimentato dal preridotto, che è un semilavorato di ferro, già usato in passato dal siderurgico di Taranto per alcune sperimentazioni negli altiforni (la gestione commissariale Bondi-Ronchi lo importò tra il 2013 e il 2014). Altro aspetto è che ArcelorMittal a novembre 2020 può esercitare un diritto di uscita da Ilva ma versando mezzo miliardo di euro diviso in 400 milioni di cash e 100 milioni di valore di magazzino. Ma la clausola di uscita, precisano fonti vicine al dossier, scatterebbe nel caso in cui ArcelorMittal non desse seguito all’Investment Agreement. Circa la riduzione dei canoni di fitto che trimestralmente - e in scomputo sul prezzo finale di acquisto dell’azienda che il contratto del 2017 fissa in 1,8 miliardi di euro -ci sarebbe una riduzione dell’onere delle rate, da 15 milioni al mese a 7,5, ma quello che oggi viene scontato oggi, dovrà poi essere corrisposto - sottolineano le fonti - al momento del closing, quando cioè ArcelorMittal formalizzerà l’acquisto e da gestore in fitto - stato nel quale è da novembre 2018 - diverrà proprietario dell’azienda. Oggi invece la proprietà è di Ilva in amministrazione straordinaria a cui ArcelorMittal corrisponde i canoni di fitto serviti anche ad alimentare il pagamento degli esordi agevolati e incentivati di tutti coloro (circa un migliaio) che, non selezionati da Mittal per l’assunzione a novembre 2018, sono rimasti in quota a Ilva in amministrazione straordinaria e collocati in cassa integrazione straordinaria.