Mercoledì, 05 Febbraio 2020 06:50

RUSH FINALE / Trattativa in salita tra Governo e ArcelorMittal divergenza sui numeri In evidenza

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 Tempi serrati per la vertenza ArcelorMittal. Mancano poco più  Tempi serrati per la vertenza ArcelorMittal. Mancano a 48 ore dall’udienza al Tribunale di Milano (è in programma la mattina del 7) che dovrà discutere i ricorsi presentati sia dal gruppo (atto di citazione verso i commissari straordinari Ilva con dichiarazione di recesso dal contratto di fitto), che da Ilva in amministrazione straordinaria (ricorso cautelare urgente per bloccare il disimpegno della multinazionale). Ieri è arrivato dal premier Giuseppe Conte un invito a fare passi avanti nel negoziato, quello sul rilancio e il riassetto dell’ex Ilva. Negoziato che, nonostante un mese di trattative, presenta ancora diverse criticità e distanze tra le parti su aspetti che non sono per nulla marginali. Nella capitale inglese Conte ha incontrato i Mittal, a capo dell’omonima multinazionale, ed è ha spiegato che è essenziale a questo punto apportare “nuova linfa ed energia” al confronto in atto. E' un confronto che tra gli ostacoli, conta anche quelli occupazionali, visto che la partita rischia di non chiudersi ad esuberi zero ma nella migliore delle ipotesi, con un nuovo ampio ricorso alla cassa integrazione straordinaria per gestire la ristrutturazione (si parla di più di 2mila persone). 

 

I numeri in questo senso fanno la differenza anche perché le distanze non sembrano al momento accorciarsi. Lo stesso Conte ha ricordato che le cifre iniziali "non sono accettabili". Lo scorso mese di dicembre, al Mise, Mittal aveva presentato un piano che prevedeva alla fine 4.700 esuberi di cui 2.900 in una fase immediata. Successivamente durante il negoziato, Mittal avrebbe poi rivisto questo numero, scendendo a circa 3.500, ma anche questo numero è considerato eccessivo. Questo perché è passato appena un anno e mezzo dall’accordo al Mise (settembre 2018) che fissava in 10.700 gli occupati di cui 8.200 a Taranto (assumendo i lavoratori da Ilva). Ma a parte ciò, i sindacati hanno già detto e ribadito di rifiutare gli esuberi e che si parte, nella nuova trattativa, dall’intesa del 2018. Va inoltre considerato che gli esuberi, in un’area già molto provata e in tensione come Taranto (lo prova in questi giorni anche la crisi dell’indotto), numerosi esuberi non sarebbero socialmente gestibili. Per il Governo, come ha ricordato Conte, “preservare il livello occupazionale adeguato, elevato, per noi è fondamentale". “Si sta definendo il piano industriale" ha aggiunto poi il premier ribadendo che "si stanno creando le premesse per l'ingresso del pubblico”.  L'obiettivo è quello di trasformare quello di Taranto in "uno degli stabilimenti più innovativi al mondo per quanto riguarda la transizione industriale ed energetica”.

    Nessun commento ufficiale è venuto dalla multinazionale: i vertici di Mittal sono impegnati ora nella pubblicazione dei dati (prevista per giovedì prossimo) dei conti 2019. Ma continuano a seguire la situazione italiana. Come verrà ora recepito l''invito' del governo italiano? Ci sono diverse ipotesi: tra quelle più plausibili, c'è quella di un nuovo accordo (più significativo di quello raggiunto il 20 dicembre) da siglare sul filo di lana, cioè poco prima che si tenga l’udienza a Milano. D’altra parte, anche Conte ha fatto sapere che in Tribunale "sarebbe bene arrivarci con un accordo”

 

L'attenzione intanto resta altissima a Taranto: questo pomeriggio ArcelorMittal incontrerà in fabbrica le sigle metalmeccaniche. Si parlerà di indotto-appalto, di pagamenti delle fatture scadute e di lavori alle imprese, visto che, rilevano i sindacati, c’è una situazione di sofferenza proprio sui pagamenti e ieri Confindustria Taranto e sindacati confederali hanno chiesto al prefetto di Taranto di convocare un tavolo di crisi. In vista dell’incontro di oggi, che è stato chiesto da Fim, Fiom e Uilm, ArcelorMittal sarebbe al lavoro per presentare un quadro della situazione. In questi giorni fonti vicine all’azienda hanno assicurato che i pagamenti, dalle imprese agli autotrasportatori, sono in corso. Nel frattempo a Taranto proseguono anche gli incontri volti a presentare i contenuti del nuovo decreto legge Taranto. Se ne sta occupando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mario Turco, che ai sindacati ha confermato che tra le nuove iniziative industriali nella città, per allentare la pressione ex Ilva, ci sarà un progetto della cantieristica che occuperà in parte aree che non servono più all’Arsenale della Marina Militare. Si tratta di un progetto che dovrebbe far capo a Fincantieri - se ne è parlato pure a margine del negoziato in corso - e consisterebbe nella lavorazione delle lamiere prodotte dal siderurgico. A regime questa nuova azienda , con finanziamento pubblico-privato, potrebbe arrivare a circa 1500 addetti. (AGI) di 48 ore dall’udienza al Tribunale di Milano (è in programma la mattina del 7) che dovrà discutere i ricorsi presentati sia dal gruppo (atto di citazione verso i commissari straordinari Ilva con dichiarazione di recesso dal contratto di fitto), che da Ilva in amministrazione straordinaria (ricorso cautelare urgente per bloccare il disimpegno della multinazionale). Ieri è arrivato dal premier Giuseppe Conte un invito a fare passi avanti nel negoziato, quello sul rilancio e il riassetto dell’ex Ilva. Negoziato che, nonostante un mese di trattative, presenta ancora diverse criticità e distanze tra le parti su aspetti che non sono per nulla marginali. Nella capitale inglese Conte ha incontrato i Mittal, a capo dell’omonima multinazionale, ed è ha spiegato che è essenziale a questo punto apportare “nuova linfa ed energia” al confronto in atto. E' un confronto che tra gli ostacoli, conta anche quelli occupazionali, visto che la partita rischia di non chiudersi ad esuberi zero ma nella migliore delle ipotesi, con un nuovo ampio ricorso alla cassa integrazione straordinaria per gestire la ristrutturazione (si parla di più di 2mila persone). 

 

I numeri in questo senso fanno la differenza anche perché le distanze non sembrano al momento accorciarsi. Lo stesso Conte ha ricordato che le cifre iniziali "non sono accettabili". Lo scorso mese di dicembre, al Mise, Mittal aveva presentato un piano che prevedeva alla fine 4.700 esuberi di cui 2.900 in una fase immediata. Successivamente durante il negoziato, Mittal avrebbe poi rivisto questo numero, scendendo a circa 3.500, ma anche questo numero è considerato eccessivo. Questo perché è passato appena un anno e mezzo dall’accordo al Mise (settembre 2018) che fissava in 10.700 gli occupati di cui 8.200 a Taranto (assumendo i lavoratori da Ilva). Ma a parte ciò, i sindacati hanno già detto e ribadito di rifiutare gli esuberi e che si parte, nella nuova trattativa, dall’intesa del 2018. Va inoltre considerato che gli esuberi, in un’area già molto provata e in tensione come Taranto (lo prova in questi giorni anche la crisi dell’indotto), numerosi esuberi non sarebbero socialmente gestibili. Per il Governo, come ha ricordato Conte, “preservare il livello occupazionale adeguato, elevato, per noi è fondamentale". “Si sta definendo il piano industriale" ha aggiunto poi il premier ribadendo che "si stanno creando le premesse per l'ingresso del pubblico”.  L'obiettivo è quello di trasformare quello di Taranto in "uno degli stabilimenti più innovativi al mondo per quanto riguarda la transizione industriale ed energetica”.

    Nessun commento ufficiale è venuto dalla multinazionale: i vertici di Mittal sono impegnati ora nella pubblicazione dei dati (prevista per giovedì prossimo) dei conti 2019. Ma continuano a seguire la situazione italiana. Come verrà ora recepito l''invito' del governo italiano? Ci sono diverse ipotesi: tra quelle più plausibili, c'è quella di un nuovo accordo (più significativo di quello raggiunto il 20 dicembre) da siglare sul filo di lana, cioè poco prima che si tenga l’udienza a Milano. D’altra parte, anche Conte ha fatto sapere che in Tribunale "sarebbe bene arrivarci con un accordo”

 

L'attenzione intanto resta altissima a Taranto: questo pomeriggio ArcelorMittal incontrerà in fabbrica le sigle metalmeccaniche. Si parlerà di indotto-appalto, di pagamenti delle fatture scadute e di lavori alle imprese, visto che, rilevano i sindacati, c’è una situazione di sofferenza proprio sui pagamenti e ieri Confindustria Taranto e sindacati confederali hanno chiesto al prefetto di Taranto di convocare un tavolo di crisi. In vista dell’incontro di oggi, che è stato chiesto da Fim, Fiom e Uilm, ArcelorMittal sarebbe al lavoro per presentare un quadro della situazione. In questi giorni fonti vicine all’azienda hanno assicurato che i pagamenti, dalle imprese agli autotrasportatori, sono in corso. Nel frattempo a Taranto proseguono anche gli incontri volti a presentare i contenuti del nuovo decreto legge Taranto. Se ne sta occupando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mario Turco, che ai sindacati ha confermato che tra le nuove iniziative industriali nella città, per allentare la pressione ex Ilva, ci sarà un progetto della cantieristica che occuperà in parte aree che non servono più all’Arsenale della Marina Militare. Si tratta di un progetto che dovrebbe far capo a Fincantieri - se ne è parlato pure a margine del negoziato in corso - e consisterebbe nella lavorazione delle lamiere prodotte dal siderurgico. A regime questa nuova azienda , con finanziamento pubblico-privato, potrebbe arrivare a circa 1500 addetti. (AGI)