Giovedì, 30 Gennaio 2020 21:56

LA TRATTATIVA/ Call conference no stop tra Roma, Milano,Taranto per trovare accordo con ArcelorMittal, “ce la faremo!” In evidenza

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Per l’accordo su ArcelorMittal, nuovi incontri sono previsti domani in prosecuzione della lunga call conference di oggi che ha unito Taranto, Roma e Milano dove si trovavano l’ad Lucia Morselli, manager, consulenti e legali della società. Sebbene la partita sia ancora da chiudere e ci siano ancora tanti aspetti controversi da sistemare (gli esuberi tra i lavoratori su tutti), si respira un clima positivo. “L’accordo lo faremo”, hanno commentato stasera fonti vicine al dossier.

Lavorare “pancia a terra” per cercare di produrre nelle prossime ore, e comunque entro domani, una “versione 2” del preaccordo del 20 dicembre al Tribunale di Milano col quale si è ottenuto il differimento al 7 febbraio dell’udienza per la trattazione dei ricorsi presentati da ArcelorMittal contro i commissari Ilva e da questi contro la multinazionale dell’acciaio. Questa la consegna che vertici di ArcelorMittal, Ilva, consulenti e avvocati si sono dati nella giornata caratterizzata da una continua call conference tra Taranto - dove oggi si trovava l’ad Lucia Morselli - Roma e Milano. Call finalizzata a mettere a punto bozze di intesa e ad aggiornare testi già scritti in precedenza. Non è certo che entro domani - scadenza fissata dal preaccordo del 20 dicembre - possa essere presentata la “versione 2” ma si sta lavorando intensamente da più parti per farlo. Certamente entro domani i legali di ArcelorMittal presenteranno al Tribunale di Milano la loro controreplica alle memorie di difesa presentate nei giorni scorsi da Ilva in amministrazione straordinaria e Procura della Repubblica di Milano. Atti, questi, arrivati dopo il deposito della prima memoria da parte degli avvocati di Mittal. Ma si tratta di un passaggio tecnico e procedurale, che viene fatto per poter stare comunque in udienza il 7, qualora tutto dovesse saltare, ed arrivare alla discussione dei ricorsi (la prima udienza si tenne il 27 novembre e poi fu aggiornata al 20 dicembre). Il nuovo documento di domani, se sino alla fine redatto, dovrebbe segnare una sorta di stato di avanzamento rispetto al 20 dicembre. 

 

Rispetto ad un mese fa, anche la cornice generale è mutata: il piano industriale della “nuova” Ilva è sostanzialmente definito, anche se vanno chiariti alcuni aspetti relativi a risorse, ruolo del pubblico e partecipazione delle banche, e pure le dichiarazioni di oggi del premier Giuseppe Conte vengono lette e interpretate in chiave positiva. Soprattutto laddove Conte dice che c’è un progetto di accordo ed annuncia un possibile incontro a breve con i vertici della multinazionale dopo che quello del forum internazionale di Davos è saltato. In sostanza Conte - è l’interpretazione che fanno gli addetti ai lavori - sembra dare spazio al negoziato, si manifesta fiducioso circa il suo approdo finale, mentre ieri il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, era sembrato più drastico sulla scadenza del 31 gennaio affermando che era stato appunto indicata la data del 31 gennaio, per cui se non si fosse chiuso l’accordo domani, ci si sarebbe visti in Tribunale a Milano a febbraio. Non si esclude infine - da fonti vicine al dossier - che il premier possa fare un punto di situazione stasera sul tardi con i ministri più direttamente coinvolti. Se si lavora per l’accordo tra Ilva, ArcelorMittal e Governo, dove invece l’accordo è tutto da fare, anzi, dove la trattativa deve essere ancora aperta, è con i sindacati. E non è affatto una partita secondaria questa. Scontato che il riassetto di ArcelorMittal determinerà degli esuberi. Il punto critico è vedere dove sarà collocata l’asticella, che numeri saranno (e le parti su questo per ora sono distanti), se si tratterà di eccessi strutturali oppure congiunturali e quindi, in questo caso, da affrontare con gli ammortizzatori social. Non sarà per nulla facile negoziare su tali aspetti con i sindacati, poiché questi, oltre a difendere l’accordo di settembre 2018 al Mise, dicono no agli esuberi e stanno manifestando forte insofferenza per il fatto di non essere stati sinora nè informati, né tantomeno coinvolti.