Martedì, 28 Gennaio 2020 14:31

L’INDAGINE/ Scempio ambientale in mare nel tarantino, 49 indagati In evidenza

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 Chilometri di costa danneggiati dai bracconieri del mare. La Guardia costiera di Taranto ha scoperto uno scempio ambientale di enormi proporzioni finalizzato all’asportazione, per poi rivenderli clandestinamente, dei datteri di mare, specie protetta e vietata al consumo. Quarantanove gli avvisi di garanzia emessi dalla magistratura. I danni sono valutati dalla Capitaneria in misura superiore al milione di euro. In particolare, la Guardia costiera di Taranto, diretta dal comandante Giorgio Castronuovo, dopo 3 anni di indagini, ha posto un freno al disastro ambientale perpetrato per anni da un’associazione per delinquere dedita al danneggiamento, ricettazione e distruzione dell’ambiente marino a mezzo di specifici mezzi di percussione. La loro opera consisteva nella estrazione del dattero di mare.

   In particolare l’azione degli investigatori ha portato alla luce l’esistenza di un vero e proprio mercato sommerso per un giro di affari ben superiore al milione di euro, che coinvolge dal piccolo operatore criminale locale ai più organizzati esercizi commerciali, i cui titolari erano disposti ad acquistare e immettere sul mercato, il prodotto illecitamente raccolto. Tale attività - spiega la Capitaneria - ha provocato danni irreversibili all’ecosistema della fascia costiera orientale jonico-salentina area di notevole interesse paesaggistico, comportando la desertificazione di un'area di oltre 3000 mila metri quadrati. Una estensione, si sottolinea, pari a tre volte la superficie dell’isola di San Pietro, nel Mar Grande di Taranto, per diversi chilometri di fascia costiera. Gli avvisi di garanzia, emessi dalla procura di Taranto, riguardano 49 persone non solo della provincia tarantina, a dimostrazione - si evidenzia - della vastità del fenomeno, coinvolti a vario titolo nella distruzione dell’ambiente marino finalizzato alla raccolta, commercializzazione e detenzione della specie protetta. 

 

Alcune delle persone coinvolte sonno già note alle Forze dell’Ordine. Le operazioni di polizia giudiziaria condotte con attività tecniche e con l’ausilio di sommozzatori della Guardia Costiera hanno messo in luce i rapporti tra gli indagati, stabilmente impegnati nell’attività delittuosa, e si sono concentrate sui fondali devastati, prospicienti la Taranto container terminal, nelle aree del porto di Taranto, la scogliera in località Lido Azzurro e quella di San Vito, località queste alle porte del capoluogo.

   La consulenza scientifica redatta dal Cnr di Taranto ha messo in luce l’impatto prodotto dalla pesca del dattero e quindi, spiega la Capitaneria, “ripercussioni gravissime non solo sulla stessa specie, a causa del continuo assottigliarsi dei popolamenti dovuto ai prelievi indiscriminati che abbassano il tasso di riproduzione, portandolo all’estinzione, ma anche sulla fauna e la flora bentoniche esistenti”. Queste, infatti, si sottolinea, “vengono quasi azzerate con devastanti conseguenze a carico delle biocenosi che abitano le pareti rocciose. Tutti gli organismi che crescono sulle rocce e che sono alla base delle catene alimentari vengono in questo modo distrutti, e la scomparsa di alghe ed invertebrati - dice il Cnr Taranto nella consulenza alla Capitaneria - comporta preoccupanti e irreparabili conseguenze sulla biodiversità, sulle reti trofiche ed, in generale, sul funzionamento dell’ecosistema”.