Martedì, 17 Dicembre 2019 14:36

IL RICORSO / Spegnimento di Afo2 i legali dell’Ilva chiedono al Riesame proroga di 9 mesi In evidenza

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 Questa mattina gli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria hanno presentato al Tribunale del Riesame di Taranto l'atto con cui impugnano il no alla proroga ai lavori di ulteriore messa in sicurezza espresso dal giudice Francesco Maccagnano lo scorso 10 dicembre. Obiettivo della società e dei legali è arrivare in udienza il 30 dicembre, ribaltare il no di Maccagnano, "liberare" l'altoforno 2 dal sequestro senza facoltà d'uso e bloccare nella fase di avvio il cronoprogramma di fermata e spegnimento rimesso in moto dal 14 dicembre. L’altoforno, come da cronoprogramma del custode giudiziario Barbara Valenzano, è ora in una fase di minimo tecnico e produce circa 4.500 tonnellate di ghisa al giorno. Questa marcia minima proseguirà anche nei prossimi giorni mentre gli step finali, in vista della fermata e spegnimento dell’altoforno, sono fissati subito dopo metà gennaio 2020. In particolare per il 18 gennaio è calendarizzato il colaggio della "salamandra", come viene chiamata dai tecnici quella parte di ghisa che si deposita sul fondo dell'impianto. Prima del 18 gennaio, tuttavia, il Tribunale del Riesame si sarà già pronunciato, o positivamente o negativamente, sul ricorso depositato oggi da Ilva. Da rilevare che già il 20 settembre scorso il Riesame ribaltò il parere negativo che il giudice Maccagnano aveva espresso sull’altoforno 2 e restituì ad Ilva la facoltà d’uso dell’impianto pur mantenendo il sequestro.

Il ricorso  è di un centinaio di pagine e viene chiesto al Riesame di annullare il provvedimento del giudice del dibattimento Francesco Maccagnano e di concedere a Ilva in as la proroga necessaria per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2, di cui Ilva è proprietaria, così come di tutti gli impianti della fabbrica, mentre ArcelorMittal è gestore in fitto. La proroga chiesta al Riesame è di 9 mesi, il tempo tecnico necessario - si osserva - per realizzare e installare la macchina a tappare, chiesta dal custode giudiziario Barbara Valenzano e inserita nelle prescrizioni di sicurezza. Ilva in as sostiene che l’altoforno, dopo la prima tranche di lavori, è già sicuro per gli operatori. Adesso i nuovi interventi da farsi  (ordinate sei nuove macchine per i due campi di colata con un investimento complessivo di  circa 10 milioni di euro, di cui 3,5 bonificati come acconto) servono ad abbattere del tutto il rischio. Il ricorso depositato oggi dovrebbe essere discusso nell’udienza al Riesame del 30 dicembre ma questo non è ancora certo, anche se i legali di Ilva hanno chiesto i motivi di urgenza. L’impianto è attualmente sequestrato  senza facoltà d’uso ed è in fase attuativa, per ora solo alle battute iniziali, il cronoprogramma di fermata e spegnimento che si concluderà poco dopo metà gennaio salvo diverso pronunciamento del Riesame. Il 10 dicembre il giudice Maccagnano (29 pagine di provvedimento) ha detto no alla proroga chiesta da Ilva, nonostante il parere favorevole espresso dalla Procura, perché ha ritenuto che concedere a Ilva una nuova proroga avrebbe significato mettere a rischio la sicurezza degli operatori. Il giudice ha anche evidenziato che Ilva di proroghe sinora ne ha ottenute diverse e che le prescrizioni per l’altoforno 2 risalgono a settembre 2015, quindi, ha rilevato il giudice, a distanza di quattro anni (a giugno 2015 ci fu all’altoforno un incidente mortale sul lavoro) Ilva non ha ancora adempiuto totalmente a quanto ordinato dall’autorità giudiziaria.