Mercoledì, 11 Dicembre 2019 19:27

LO STRAPPO/ Fim, Fiom e Uilm incalzano Governo e Mittal sull’annuncio della cassa per 3.500 “bisogna fare chiarezza” In evidenza

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"Fim, Fiom e Uilm hanno rigettato la comunicazione avanzata da ArcelorMittal e già a partire da domani, in occasione dell’incontro ministeriale, chiederanno con forza di fare chiarezza su una procedura di cassa integrazione che di fatto sostituirebbe l’attuale cassa integrazione per crisi congiunturale con la cassa integrazione straordinaria facendolo diventare un problema di carattere strutturale". Lo dicono le sigle metalmeccaniche di Taranto in una nota congiunta dopo aver appreso oggi pomeriggio dall’azienda che sarà avviata nel siderurgico la cassa straordinaria per 3500 addetti, comprensiva dei 1273 che l’azienda lo scorso 5 dicembre aveva dichiarato di voler mettere in cassa ordinaria per crisi di mercato per 13 settimane. La cassa straordinaria è motivata con la prossima fermata dell'altoforno 2, uno dei tre attualmente operativi nello stabilimento, dopo che il giudice Francesco Maccagnano ha rigettato ieri la richiesta con cui Ilva, proprietaria degli impianti, chiedeva più tempo rispetto alla scadenza del 13 dicembre per effettuare gli ulteriori lavori di sicurezza all'altoforno. Per i sindacati, che contestano duramente l'annuncio di Mittal, "è giunto il momento da parte del Governo e di Ilva in as, al momento unici proprietari dello stabilimento siderurgico, di fare chiarezza sul futuro ambientale, occupazionale e industriale di un sito di interesse strategico per il paese. E già domani pomeriggio al Mise, nel vertice convocato alle 17 dal ministro Stefano Patuanelli, presente Ilva in as ma non Mittal, i sindacati chiederanno risposte su questo punto. Il vertice è stato indetto per offrire ai sindacati un punto di situazione circa la trattativa che il Governo e Ilva stanno portando avanti con Mittal (oggi c'è stato un nuovo incontro). La cassa integrazione straordinaria, per i sindacati, rischia di configurare degli esuberi e va detto che già una settimana fa al Mise ArcelorMittal ha presentato un piano che prevede 4700 esuberi entro il 2023 di cui 2900 in una prima fase. Proprio questo piano di Mittal, respinto sia dai sindacati che dal Governo, ha spinto quest’ultimo a scendere in campo attraverso un proprio piano industriale che tra l’altro prevede una partecipazione pubblica. Se la richiesta fatta oggi da Mittal dovesse andare in porto, Taranto avrebbe un numero complessivo di 5100 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. Ai 3500 di Mittal vanno infatti sommati i 1600 in cassa straordinaria a zero ore e che sono rimasti dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria in quanto il nuovo gestore dell’acciaieria non ha voluto assumerli dal novembre 2018. In base all’accordo al Mise di settembre 2018, coloro che sino al 2023, data di completamento dei piani industriale e ambientale, fossero ancora in cassa straordinaria con Ilva in as, dovrebbero ricevere una proposta di ricollocazione al lavoro da parte di ArcelorMittal. Ma è evidente che, con tutto quello che sta succedendo, tra annuncio di esuberi e ricorso alla cassa straordinaria, questa parte dell'accordo al Mise rischia di restare solo sulla carta.