Martedì, 10 Dicembre 2019 21:43

LA DECISIONE/ Il giudice dice no alla proroga per Afo2 sequestro e spegnimento In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

 

Palombella (Uilm) : “scenari preoccupanti che potrebbero alla chiusura dello stabilimento“

 


Nonostante tutte le proroghe della facoltà d’uso di cui ha beneficiato Ilva Spa - concesse espressamente oppure implicitamente - si impone a questo giudice rilevare che il termine richiesto per l’adempimento delle residue prescrizioni (pari, nella sua estensione massima, a 14 mesi) appare poco più del triplo del termine originariamente concesso dalla Procura”. Lo scrive il giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, negando a Ilva in amministrazione straordinaria la proroga per effettuare i lavori ulteriori di messa in sicurezza all’altoforno 2. Ieri la Procura aveva dato parere favorevole alla proroga, Maccagnano esprime invece parere contrario e ora l’impianto sarà soggetto a nuovo sequestro con conseguente spegnimento. Per Maccagnano, “il termine richiesto risulta troppo ampio, in palese contrasto con tutte le indicazioni giurisprudenziali e normative, e dunque tale da comprimere eccessivamente l’interesse alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dei lavoratori”. In definitiva per Maccagnano i tempi di proroga complessivi chiesti da Ilva (14 mesi totali con due step intermedi a 9 e 10 mesi), nonché quello “di poco meno di tre mesi già riconosciuto dal Tribunale della libertà comporti in sacrificio eccessivo delle esigenze cautelari sussistenti nel caso in specie, e dunque de bene dell’integrità psicofisica dei lavoratori”

 

 

Sull’altoforno 2 del siderurgico di Taranto, se il  Tribunale accogliesse l’istanza di proroga di Ilva, “disapplicherebbe per un termine estremamente ampio un provvedimento cautelare destinato a prevenire la concretizzazione di un rischio ben specifico, ossia quello della verificazione di infortuni della stessa specie di quello occorso ad Alessandro Morricella l’8 giugno 2015”  scrive il giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, nel provvedimento di 29 pagine con cui ha negato a Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria dell’impianto, una proroga temporale per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’altoforno. Rimane quindi la scadenza attuale, 13 dicembre prossimo, per la fine dei lavori. E siccome non potrà essere rispettata, l’altoforno va incontro ad un nuovo sequestro senza facoltà d’uso anche se Ilva impugnerà al Riesame l’atto di Maccagnano di questa sera. Per il giudice, “la concessione della facoltà d’uso richiesta integrerebbe una mera opzione in favore di un bene giuridico (la continuità della produzione presso l’altoforno 2) in luogo di un altro (l’integrità psicofisica dei lavoratori operanti presso l’impianto in sequestro)”. “Questo Tribunale - scrive ancora il giudice - ritiene che la pluriennale opera di “bilanciamento di interessi” svolta dalle diverse autorità giudiziarie intervenute - condotta al precipuo scopo di tutelare la continuità produttiva e i livelli occupazionali di uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale - non possa essere ulteriormente perseguita. Diversamente disporre - evidenzia Maccagnano - equivarrebbe a comprimere eccessivamente le fondamentali esigenze cautelari. La sicurezza sui luoghi di lavoro è un prius, non un posterius”

 

Rilascio di gas e polveri al foro di colata per l'aumentata pressione dell'altoforno; fuoriuscita di ghisa al piano di colata a temperature di 700 gradi centigradi: sono alcune delle "emblematiche circostanze" che "non possono non essere tenute in debita considerazione" dal Tribunale di Taranto, scrive il giudice Francesco Maccagnano nell'ordinanza con cui rigetta la richiesta di proroga dell'altoforno 2 mossa dall'amministrazione straordinaria dell'Ilva.

 

    Circostanze che, sottolinea il giudice, ha valutato nel suo lavoro di "rinvenimento di un 'punto di equilibrio' fra il valore della 'produzione industriale e quello dell''incolumità dei lavoratori'". La decisione si basa sui nuovi dati di cui il magistrato dispone con le relazioni tecniche, in cui i consulenti di Ilva hanno determinato i 'top events', ossia gli eventi indesiderati suscettibili di occorrere presso l'impianto in sequestro.

 

 

 

"Con la fermata dell'altoforno 2 all'ex Ilva di Taranto si prefigurano scenari preoccupanti che potrebbero portare fino alla chiusura dello stabilimento  e alla fermata degli altri siti italiani del gruppo". Lo dichiara il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella sevondo cui "questa decisione potrà inasprire il contenzioso tra Arcelor Mittal e lo Stato italiano"