Domenica, 24 Novembre 2019 07:59

LA TRATTATIVA/ Marescotti (Peacelink) “Non abbiamo nessuna fiducia nel confronto che si sta aprendo tra Governo e ArcelorMittal” In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

“Se non vi sono risorse per pagare gli stipendi - conclude ad AGI Marescotti di Peacelink - figuriamoci se si sono quelli per investire nella decarbonizzazione”

 

 

“Peacelink non ha alcuna fiducia nel confronto che si sta aprendo su un non ben definito nuovo piano industriale per il semplice fatto che questo impianto siderurgico raggiunge il suo punto di pareggio costi/ricavi a 7 milioni di tonnellate anno di acciaio mentre attualmente va in perdita costante in quanto il livello produttivo è a 4,7.”. Lo dice ad AGI Alessandro Marescotti, di Peacelink, una delle associazioni ambientaliste più attive sul fronte ArcelorMittal, ex Ilva, dopo il confonto a Palazzo Chigi.     “Questo gigante siderurgico - osserva Marescotti - accumula perdite inesorabilmente in un situazione di crisi del mercato come quella attuale. Tali perdite potrebbero essere ripianate da un intervento pubblico ma ciò è vietato dal Trattato di Funzionamento dell'Unione Europea. Per di più - afferma Peacelink - la Cassa Depositi e Prestiti, spesso invocata, ha uno Statuto che, in base all'articolo 3, può intervenire solo in società di rilevante interesse nazionale "che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di E' ovvio quindi - rileva ancora Marescotti - che Cdp non possa intervenire in questo caso”. Per Marescotti, “l’unica cosa certa è che questa fabbrica produce un rischio sanitario inaccettabile anche a 4,7 milioni di tonnellate anno di acciaio, come ha appurato l'ultimo studio di VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario). Di fronte a questo scenario - aggiunge Peacelink -, il governo rischia di favorire un ulteriore danno alla salute non in cambio di profitti ma in cambio di ingenti perdite che mettono ulteriormente a rischio i lavoratori i quali sicuramente non hanno garanzie di futuro proseguendo attività destinate al fallimento finanziario”. “Se non vi sono risorse per pagare gli stipendi - conclude ad AGI Marescotti di Peacelink - figuriamoci se si sono quelli per investire nella decarbonizzazione”.