Martedì, 19 Novembre 2019 20:35

L’INCHIESTA/ ArcelorMittal, la Procura di Milano attacca e lavora sull’ipotesi di una crisi pilotata In evidenza

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 Una crisi 'pilotata', con l'obiettivo di eliminare dal mercato una concorrente forte oppure dovuta alla presa di coscienza che l'Italia non era il mercato 'morbido' sperato e che sarebbe stato meglio scappare al più presto. E' questa una delle ipotesi su cui si concentrano gli sforzi della Procura di Milano nell'inchiesta sulla 'fuga' di ArcelorMittal dalle acciaierie tarantine della ex Ilva. Per verificarla, il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno inviato i finanzieri nelle sedi delle due società a recuperare materiale ritenuto utile anche a ricostruire la catena decisionale nella multinazionale per procedere alle prime iscrizioni nel registro degli indagati.      

    Tradotto in ipotesi di reato significa che i pm indagano per 'distrazione di beni e risorse senza il concorso del fallito', cioé Ilva che, anche se non fallita ma in amministrazione straordinaria, emerge da questa raffigurazione come la  vittima di un progetto suicida dei franco-indiani.  Uno scenario già paventato dai Commissari Straordinari i quali nel ricorso d'urgenza scrivevano che ArcelorMittal "aveva stipulato il contratto di affitto al solo fine di uccidere un proprio importante concorrente sul mercato europeo", come già avrebbe fatto nel 2003 in Romania col centro siderurgico di Huneodara.