Giovedì, 14 Novembre 2019 21:12

LA VISIONE / Le Associazioni ambientaliste ribadiscono “l’unica strada percorribile è quella del Piano Taranto, chiusura delle fonti inquinanti, riconversione, bonifiche” In evidenza

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Alla conferenza stampa davanti a Palazzo del Governo anche i lavoratori dell’Usb


Le associazioni ambientaliste ci sono e in una conferenza stampa organizza davanti al Palazzo del Governo ribadiscono che la linea da seguire  è quella del Piano Taranto, 360 pagine per indicare una nuova visione di città, una città senza ciminiere, consegnato nelle mani del premier Conte durante la sua lunga giornata tarantina. Ieri pomeriggio i promotori di quel  Piano, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FLMUniti-CUB, Giustizia per Taranto, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, Tuttamialacittà , Giorgioforever, Comitato Niobe, Collettivo Morricella e liberi cittadini, Legamjonici si sono ritrovati e con un'unica voce hanno tracciato l'unico percorso  a loro avviso possibile per la rinascita di Taranto. Per la prima volta  era presente anche un sindacato l’USB, che avendo firmato l'accordo con ArcelorMittal si pone ora sulle  posizioni di chi invoca la riconversione. Una linea questa che sta sempre più facendo breccia tra gli operai che per mantenere il posto di lavoro non intendono più mettere a repentaglio la salute. 

Tutti hanno ribadito con forza  la necessità di un accordo di programma che preveda la chiusura di ogni fonte inquinante, il successivo smantellamento con bonifica e decontaminazione del sito su cui insiste il siderurgico.

“Saranno gli operai diretti ed indiretti che, opportunamente formati, dovranno svolgere queste opere - hanno dichiarato all’unisono i rappresentanti delle associazioni presenti-  questa  è l'unica strada percorribile per tenere insieme salute, ambiente e lavoro. A questo  serve il  Piano Taranto, un faldone di 360 pagine scritto da studiosi contenente le linee guida per la riconversione della città. L’avevamo  mandato a Di Maio quand’era al Mise l’anno scorso ora  lo abbiamo consegnato a Conte.

Taranto può ispirarsi al modello Genova dove grazie a una forza propulsiva che è partita dal basso è stato possibile chiedere l’area a caldo attraverso un accordo di programma che ha permesso di salvaguardare salute e occupazione”.

Sempre sul fronte ambientaliste registriamo l‘intervento di Alessandro Marescotti (PeaceLink): "E' previsto il progressivo fermo degli impianti, treno nastri 2 a fine novembre, due altoforni a dicembre e infine il terzo a gennaio. Il punto di pareggio fra costi e ricavi a 7 milioni di tonnellate/anno è irraggiungibile per la riduzione di richiesta di acciaio. Il rischio sanitario è stato recentemente dichiarato "inaccettabile" dalla commissione VIIAS anche agli attuali livelli di 4,7 milioni di tonnellate /anno. Lo scudo penale è un tentativo disperato di difendere una situazione irrecuperabile. Occorre una riconversione così come è stata realizzata con successo in altre parti d'Europa".