Venerdì, 08 Novembre 2019 20:28

LA TESTIMONIANZA/ “ Siamo stanchi e sfiduciati, ecco perché in tanti non abbiamo aderito allo sciopero. Mittal non ha mai voluto dialogare, decideva e basta” In evidenza

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Il ricatto occupazionale non ci fa più paura, vogliamo vivere, con o senza fabbrica. Lo Stato non ci può abbandonare


di Luisa Campatelli

“Altro che sciopero, qua stanno parcheggi pieni e gente sugli impianti” gli operai non hanno risposto come ci si aspettava alla chiamata di Fim, Fiom, Uilm questa volta uniti, per protestare contro la decisione di ArcelorMittal di recedere dal contratto per l’acquisizione dell’ex Ilva. A incrociare le braccia sono stati prevalentemente gli operai dell’indotto che sono meno protetti dalle tutele riconosciute agli interni.

“Dati ufficiali ancora non ne abbiamo ma quello che posso dire è che stamattina non c’era nulla che facesse  pensare a uno sciopero in atto”.  A parlare è uno degli operai (lo chiameremo Angelo) che fin dall’inizio non aveva intenzione di aderire alla manifestazione e il cui unico rimpianto, oggi, è quello di non aver accettato l’incentivo all’esodo, come gli aveva suggerito di fare la moglie. 

La tiepida adesione alla protesta di oggi racconta molte cose. Intanto fa emergere lo stato di insofferenza e di stanchezza  dei lavoratori rispetto a situazioni già vissute, drammi già consumati, che si ripetono, come se non ci fosse mai una via di uscita, ma solo una grande incertezza. Gli operai, e in particolare quelli residenti a Taranto, hanno fatto intendere chiaramente che non vogliono più essere trattati come strumento per indirizzare la trattativa. Sono in tanti quelli che come Angelo si sono pentiti di non aver accettato l’incentivo all’esodo, quelli che dalla fabbrica fanno partire foto da cui emerge lo stato di degrado in cui versano gli impianti, quelli che rilasciano interviste per denunciare ciò che accade dentro, specie di notte quando nessuno vede.

“Da quando è iniziata tutta questa storia - prosegue Angelo- ne abbiamo viste e sentite di cotte e di crude , siamo stanchi di sopportare e di essere sempre messi in discussione...L' arrivo di Mittal non era ben visto da molti ma almeno speravamo in un po' di tranquillità, nella tanto sbandierata ambientalizzazione e dopo tutta questa cassa integrazione che ti fa sentire inutile, a quarant’anni”.

Ma anche questa si è rivelata una speranza tradita.

“ L’ingresso di Mittal è stato un flop, anche se c'era da aspettarselo. Come possiamo appoggiare una multinazionale che da quando è a capo della fabbrica ha peggiorato la situazione sia a livello ambientale che a livello umano.  Riva diceva : noi siamo cattivi e si fa come diciamo noi, ma c’erano margini di trattativa. ArcelorMittal non ha mai voluto dialogare, ha deciso e basta, con arroganza, è sempre stato chiaro che era qui per acquisire quote di mercato e competere con Paesi come la Cina. Dopo l’annuncio hanno staccato luce e acqua negli spogliatoi”.

Angelo spiega così il fallimento dello sciopero.

“Con queste premesse come poteva riuscire? L'operaio di oggi non è più quello di 50 anni fa, ha studiato, è consapevole, ha una forte coscienza ambientale e soprattutto non è più disposto a subire il ricatto occupazionale”.

Angelo è stanco di essere messo di fronte a una scelta che considera inaccettabile. E sa che anche all’interno della fabbrica sono sempre di più quelli che la pensano come lui.

“Siamo riusciti a capire che non dobbiamo scegliere di cosa morire, perché vogliamo continuare a vivere, con o senza fabbrica. Siamo stanchi di avere paura quando andiamo a fare i controlli medici. Io ho quarant’anni, due figlie.

Ora lo Stato non può permettersi di abbandonarci così, scatenerebbe una rivolta sociale troppo pericolosa”.