Martedì, 30 Maggio 2017 12:37

GIUDIZIARIA - Rinviata al 9 giugno l'attesa udienza sulla conformità della pista ciclopedonale di Palagianello In evidenza

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di Antonio Notarnicola

PALAGIANELLO – La notizia del rinvio dal 7 aprile al 9 giugno prossimo dell’udienza relativa alla realizzazione della pista ciclopedonale sul dismesso tracciato della linea ferroviaria Bari-Taranto ha lasciato tutti alquanto sorpresi. Udienza che vede al centro della controversia, com’è noto, il sindaco di Palagianello, su cui pende richiesta di rinvio a giudizio formulata dal PM, a motivo dell’esposto presentato dall’ex sindaco Paolo Rubino in ossequio a petizione popolare. Quindi da una parte l’operato dell’amministrazione dall’altro i cittadini che reclamano chiarezza su diversi capi d’imputazione tra cui quello che a noi più sta a cuore la sacrosanta sicurezza di frequentare il luogo d’incontro per eccellenza, come la piazza, da sempre qui considerata luogo simbolo di ritrovo sociale quindi di socializzazione. Per tornare al rinvio dell’udienza c’è da dire che essa è motivata dall’improvvisa indisponibilità dell’avv. Sergio Torsella, difensore del sindaco, Michele Labalestra. Senza nulla togliere all’istituto del legittimo impedimento per malattia proprio perché, come ebbe a dire Konrad Adenauer, “siamo tutti sotto il cielo” e conseguentemente a tutti può capitare un malore improvviso. Motivo questo che ci induce innanzitutto a rivolgere le dovute espressioni di pronta guarigione al valente professionista del Foro di Taranto nonché legale di fiducia del sindaco Michele Labalestra, ma una domanda però la gente si pone: essendo nel processo schierati ben sette avvocati, ci si chiede, se ad ogni udienza si dovesse verificare l’indisponibilità del legale di parte, al cittadino, quando potrà essere sciolto il dubbio sulla praticabilità della piazza? Un interrogativo più che legittimo visto che uno dei punti dell’esposto presentato dall’ex sindaco Rubino, verte proprio sull’affidabilità dell’impianto d’illuminazione citato, tra l’altro, nel dispositivo formulato dal PM Epifani alle testuali parole, “pericoloso e non conforme alle norme di sicurezza” e “utilizzo di cavi diversi per tipologia, da quelli previsti”. A chiunque nel leggere l’esistenza di un contesto strutturale del genere, di potenziale pericolo in un luogo ad alta frequentazione pubblica, tremerebbero i polsi, anche ai più riottosi. A voler mettere sotto la lente l’impianto d’illuminazione ci sarebbero, secondo il nostro punto di vista, alcuni aspetti imprescindibili della controversia che meritano da parte di tutti i soggetti impegnati nel dibattimento un’attenzione particolare e sono quattro passaggi cardine : 1) interpellanza dell’opposizione per assenza di sicurezza su un tratto di almeno 600 metri di pista in quanto sprovvisto di pozzetti rompitratta di messa a terra; 2) richiesta che determina ripresa lavori per collocazione pozzetti e relativi organi di messa a terra ; 3) utilizzo di materiale diverso in luogo di quello previsto per tipologia d’impianto; 4) le cronache sono piene di notizie di gente, specialmente bambini, rimasti folgorati solo per aver toccato il palo della luce dovuto a dispersione di corrente. Proprio quest’ultimo aspetto è quello che maggiormente desta preoccupazione in coloro che abitualmente frequentano questi luoghi. A sostegno di quel che si afferma basta fare una semplice indagine su internet, con qualsiasi motore di ricerca, per rendersi conto, dai numerosi rimandi, i casi di folgorazione accaduti in Italia ma anche in Puglia, qualora si volesse restringere la ricerca. In definitiva quel che la gente vuole è solo sapere se possono fidarsi di mandare figli e nipoti a scorrazzare liberamente in quella piazza che una volta era il luogo d’incontro più sicuro che la comunità potesse offrire anche se notevolmente ridotta rispetto all’attuale. Alla luce di queste osservazioni e poiché analogo incidente è stato vissuto per esperienza diretta dallo scrivente, non si può sottacere un problema del genere, lo impone la coscienza civile ma lo impone ancor più la professione svolta come scelta di vita a favore della propria comunità senza nulla a pretendere.