Mercoledì, 04 Settembre 2013 17:43

“Per Taranto è tempo di segni tangibili”. Intervento di Fabrizio Nardoni (nella foto) Assessore alle Risorse agricole Regione Puglia In evidenza

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Abbiamo un tavolo governativo permanente che si occupa di Taranto e delle sue criticità ambientali e occupazionali. Questo strumento, confermato dal primo ministro Letta, è un dato oggettivo che mostra con chiarezza i passi avanti compiuti da tutta la comunità tarantina al cospetto del dramma che mette di fronte a tutte le famiglie tarantine il binomio tra salute e lavoro. Una tappa, un passaggio intermedio delicato ma anche strategico, certamente non un punto d’arrivo che mostra come il cambiamento sia possibile a patto però che in questa fase non ci si attardi inutilmente nei distinguo e nelle primogeniture ma si miri diritto al cuore dei problemi, evitando strumentalizzazioni o screditamenti di una intera città e della sua classe dirigente. Città che in questa maniera rischierebbe di arrivare agli appuntamenti fondamentali per il suo futuro divisa, frastagliata e depotenziata. Abbiamo bisogno di tutti e soprattutto abbiamo bisogno di un periodo di pacificazione e dialogo per non sprecare l’alto tasso di attenzione che ora Taranto faticosamente (anche grazie alla grande capacità di mobilitazione di cittadini singoli e riuniti in movimenti) è riuscita a conquistare e per, come dice l’on. Michele Pelillo “allontanare gli sciacalli che utilizzano la dolorosa vicenda dei tarantini per farsi propaganda” o tessere “interessi di parte”. Per tale ragione sento di condividere l’invito di Mons. Santoro a fare bene e a fare presto, ma rilancio con un invito esteso a chiunque in questo territorio abbia ricoperto o ricopra ruoli di governo, amministrazione o anche solo guida sociale e spirituale, affinché nessuno si senta esente dalle responsabilità che il momento richiede. Ecco perché il tavolo interistituzionale per Taranto diventa la sede in cui esigere il credito che Taranto vanta nei confronti di tutto il paese e farlo con progetti, strategie di intervento, credibili, fortificanti, duraturi. Penso non solo al capitolo prioritario delle bonifiche e della rigorosa applicazione di tutte le prescrizioni enunciate dai dispositivi giudiziari e accolte dalla nuova AIA, ma anche a tutte le azioni che potranno puntare alla diversificazione economico-produttiva della provincia ionica, a partire dal porto e aeroporto, fino alle vocazioni tradite o perdute (acquacoltura, mitilicoltura, agricoltura, beni culturali, ricerca e turismo). Una sfida quella che attende Taranto che ha bisogno all’interno degli interventi improcrastinabili di soluzioni attive e celeri per problemi che sembrano lì da sempre e che altrove con Accordi di Programma ma soprattutto con la forza di comunità coese e meno litigiose, si sono trasformati non solo in ambienti più salubri, ma anche in numeri in grado di sovvertire i dati su disoccupazione, ricorso ad ammortizzatori sociali, sfratti per morosità e condizioni sociali ed economiche degradate. Abbiamo bisogno, infine, di sobrietà e di meno spettacolarizzazione. Di dati scientifici e di conforti autorevoli che ricollochino il tema dei temi, quello del rispetto della salute e della sicurezza di tutti i cittadini (a partire dai bambini delle scuole dei Tamburi) nell’alveo delle cose serie da affrontare con immediatezza, rigore, scrupolo, ma anche con una buona dose di realismo e pragmatismo utili a dettare tempi certi per la soluzione dei problemi. Perché in questo difficile momento per tutta Taranto un cantiere aperto può valere, in tanti sensi, di più di qualsiasi roboante protocollo d’intesa o rassicurazione ministeriale. E’ il tempo dei segni tangibili che la mia città attende da troppo tempo.