“Se ci sarà un investimento sull’area a freddo, quella parte dello stabilimento potrà rappresentare una concreta opportunità di continuità produttiva e occupazionale”. Lo dice sull’ex Ilva di Taranto Gennaro Oliva della Uil. L’area a freddo dell’acciaieria, meglio ancora l’area di laminazione, non é infatti interessata da alcun provvedimento giudiziario al contrario, invece, dell’area a caldo che, per ordine della Corte d’Appello di Milano, dovrà fermarsi entro fine ottobre (90 giorni dal 27 luglio scorso). “La laminazione - dice la Uil - è nelle condizioni di lavorare la bramma e i relativi forni sono alimentati da mesi con gas metano, non più con i gas derivanti dai processi dell’area a caldo. Questo dimostra che occorre guardare con attenzione alle potenzialità dell’area a freddo e programmare investimenti capaci di valorizzare gli impianti e le competenze dei lavoratori”.
Per Oliva, inoltre, “una volta fermata l’area a caldo, dovrà essere immediatamente messa in sicurezza e bonificata. Le risorse per realizzare questi interventi devono essere assicurate dal Governo e le attività devono essere svolte, per quanto possibile, utilizzando gli stessi lavoratori oggi impiegati nello stabilimento e nell’indotto. La messa in sicurezza e la bonifica non possono trasformarsi in un’altra occasione di espulsione dal lavoro: devono diventare, invece, un percorso di tutela occupazionale e di risanamento del territorio”.
“Il tempo è scaduto - sottolinea per la Uil Oliva - domani a Palazzo Chigi il Governo dovrà dare risposte precise e immediate. Non è più accettabile che siano i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’incertezza industriale e dei ritardi accumulati negli anni. Chiediamo il ritiro immediato delle procedure di licenziamento e l’adozione di misure straordinarie per tutti i lavoratori coinvolti. Basta contrapposizioni tra salute, ambiente e lavoro – conclude Oliva –. Bisogna fare pace con la città. Taranto ha diritto a un modello industriale nuovo, compatibile con la salute e con l’ambiente, ma anche capace di garantire occupazione, reddito e dignità. La transizione non può diventare sinonimo di disoccupazione e impoverimento del territorio”.

