Lunedì, 14 Settembre 2026 14:48

EX ILVA CHIUDE AREA CALDO/ L'impegno del Sindaco di Taranto a sollecitare il Governo per una convocazione immediata In evidenza

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“Questa mattina il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha preso l’impegno di sollecitare il Governo. Abbiamo detto al sindaco che su Taranto c’é una bomba sociale”. Lo dice Vito Pastore della Uilm dopo il corteo dei lavoratori delle imprese appaltatrici e dell’indotto ex Ilva e l’incontro a Palazzo di Città. "Il sindaco, oltre a confermarci l’incontro con il Governo previsto per domani, si è attivato con una diretta interlocuzione per trasferire le nostre preoccupazioni", spiega Biagio Prisciano della Fim dopo l’incontro in Municipio. 

   Dopo l’assemblea di questa mattina davanti alla portineria imprese della fabbrica e la proclamazione di 24 ore di sciopero sino alle 7 di domattina nell’area indotto-appalti dell’acciaieria, un corteo si é mosso verso Palazzo di Città per incontrare il sindaco di Taranto. Con la fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva che, su ordinanza della Corte d’Appello di Milano, avverrà entro fine ottobre, proprio i lavoratori “terzi” sono i più esposti e Aigi, associazione di imprese, ha ribadito 2.500 licenziamenti collettivi da parte di 28 aziende associate. Ma altri licenziamenti si preannunciano insieme alla cassa integrazione. 

“É iniziata oggi la mobilitazione che ha coinvolto tutti i lavoratori dell’appalto - prosegue Pastore della Uilm - Noi attendiamo ancora la data d’incontro a Palazzo Chigi, dopodiché anche con i lavoratori di Acciaierie d’Italia inizieremo delle azioni qualora non dovessimo avere le risposte e le garanzie che ormai chiediamo da troppo tempo”.

   “Una prima mobilitazione dei lavoratori dell’appalto e dell’indotto ex Ilva, è riuscita - afferma Biagio Prisciano della Fim dopo l’incontro in Municipio a Taranto - Oggi abbiamo fatto l’assemblea, deciso le modalità della mobilitazione dei lavoratori, e poi abbiamo percorso le strade che partono dalla fabbrica: prima quella di Statte per poi arrivare sulla Taranto-Bari e quindi arrivare sotto la sede del Comune. Abbiamo chiesto l’intervento del sindaco, che ci ha ricevuto. Gli abbiamo manifestato tutte le nostre preoccupazioni e quelle dei lavoratori. Bisogna anzitutto ritirare i licenziamenti, no ai licenziamenti quindi, e poi abbiamo detto al sindaco di Taranto che bisogna trovare soluzioni immediate per mettere in sicurezza i lavoratori dell’appalto e dell’indotto. Non solo: ci sono anche quelli di Acciaierie d’Italia e di Ilva in As. Qui si tratta di disinnescare una bomba sociale. Al sindaco abbiamo detto che non possiamo immaginare Taranto che vive solo di ammortizzatori sociali e subisce anche i licenziamenti. Bisogna anche parlare delle prospettive industriali e di una vera e sostenibile decarbonizzazione, parlare anche delle questioni ambientali e di salute, e trovare quindi le soluzioni”.

   “Noi abbiamo la necessità di far emergere quella che é la criticità che potrebbe scoppiare se non vengono ritirate le procedure di licenziamento collettivo - sostiene Francesco Brigati della Fiom Cgil - Abbiamo detto al sindaco, che ha anche sentito Palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza, Mantovano, che bisogna spingere sull’incontro di domani. Abbiamo inoltre chiesto che una delle prime discussioni - al di là del piano Taranto, della decarbonizzazione e di quello che avverrà nei prossimi 3-4 anni - deve riguardare il problema impellente di dare risposta ai lavoratori rispetto alle procedure di licenziamento collettivo. Lo abbiamo detto: senza interventi e misure straordinarie, non se ne esce. Palazzo Chigi é un inizio rispetto a quello che dobbiamo ottenere. Se non ci saranno risposte, alzeremo il conflitto, andremo a Bari, a Roma, e continueremo a farci sentire. Noi abbiamo il problema di tutelare il territorio e questi lavoratori. Continueremo. Se Palazzo Chigi non ci darà domani le risposte -conclude Brigati della Fiom - andremo ovunque per rivendicare i nostri diritti e la dignità dei lavoratori".

    

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