È toccato questa mattina molto presto ai lavoratori delle imprese appaltatrici e dell’indotto ex Ilva aprire la settimana che vedrà domani un nuovo tavolo sull’ex Ilva tra Governo e sindacati a Palazzo Chigi, anche se sino a ieri nessuna convocazione formale era ancora giunta né ai sindacati, né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia. I lavoratori terzi, insieme alle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, stanno infatti tenendo questa mattina un’assemblea davanti alla portineria del siderurgico per decidere cosa fare a fronte della fermata dell’area a caldo della fabbrica che, come confermato l’11 settembre dalla Corte d’Appello di Milano con un’ordinanza, avverrà entro fine ottobre. Tutta l’area indotto-appalto ex Ilva é quella che in questo momento rischia di più sotto l’aspetto occupazionale. La maggioranza delle imprese opera infatti proprio nell’area a caldo dove sinora ha assicurato lavori, manutenzioni, forniture, trasporti e pulizie industriali. “L’assemblea di stamattina - dice Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl - serve a programmare subito le iniziative di lotta. Bisogna disinnescare immediatamente questa bomba sociale, bisogna mettere in sicurezza tutti i lavoratori salvaguardando il loro reddito attraverso strumenti straordinari e creare le prospettive industriali. Non vogliamo vivere di soli ammortizzatori sociali, non vogliamo vivere di licenziamenti, ma vogliamo vivere con un lavoro dignitoso che sia rispettoso di salute e ambiente”. Per le imprese che lavorano con l’ex Ilva, dopo la conferma dello stop della fabbrica tra un mese e mezzo, Aigi, associazione imprenditoriale, ha fatto ripartire le procedure per 2.500 licenziamenti collettivi da parte di 28 aziende associate. Aigi aveva comunicato i licenziamenti il 4 settembre, poi gli ha sospesi l’8 settembre quando il Governo a Palazzo Chigi ha incontrato le parti sociali - accettando l’invito dello stesso Governo - e ora gli ha fatti ripartire. Infine, tra licenziamenti collettivi e ricorso alla cassa integrazione ha annunciato anche Confapi, che però non ha ancora attivato le procedure. Confapi attende il nuovo incontro Governo-sindacati e i provvedimenti che eventualmente scaturiranno, prima di convocare le sigle.
“In questa assemblea emerge un problema importantissimo: coprire anzitutto con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le imprese dell’appalto ex Ilva che hanno già dichiarato i licenziamenti collettivi. E chiediamo a tutte le aziende che lo hanno fatto, di ritirarli immediatamente”. Lo dice Pietro Cantoro, della Fim Cisl, a margine dell’assemblea dei lavoratori terzi e delle sigle sindacali in corso stamattina davanti alla portineria imprese dell’ex Ilva di Taranto. “Il Governo ci dia un programma industriale di previsione di ripresa delle attività perché la gente ha bisogno di lavoro” afferma Cantoro, per il quale “la riconversione é un problema che andava già affrontato e che ora deve essere affrontato con urgenza. Chiaramente, il programma di ripresa deve essere rispettoso dell’ambiente e green, visto le sfide che ci aspettano. I lavoratori non possono essere abbandonati al loro destino. Le persone hanno bisogno di garanzie e di futuro”.
“Dall’assemblea di questa mattina - spiega Paolo Panarelli, coordinatore Fim Cisl per l’indotto-appalto dell’ex Ilva - emerge una forte preoccupazione per quanto riguarda i lavoratori. I lavoratori sono preoccupati per il loro destino e per il loro salario. Non hanno ammortizzatori sociali e le imprese, gli imprenditori, stanno già comunicando i licenziamenti collettivi. Non li accetteremo. Chiediamo strumenti idonei di salvaguardia occupazionale”.
“È un primo segnale di reazione oggi per i lavoratori dell’appalto di Acciaierie d’Italia dopo il riavvio delle procedure di licenziamento collettivo da parte dell’associazione di imprese Aigi - afferma Patrizio Di Ponzio della Fiom Cgil -. Occorreva reagire. E lo stiamo facendo con un’assemblea per dare ai lavoratori tutti i dettagli della situazione attuale. Decideremo oggi le iniziative più opportune. Sicuramente l’avvio di una fase di sciopero che deve vedere coinvolti tutti. Ma la reazione va inoltrata nei confronti del Governo che deve assolutamente prendere decisioni per garantire questi lavoratori. Siamo stanchi di supplire, come abbiamo fatto in questi anni. Ci devono dare garanzie lavorative, perché i lavoratori non possono rimanere disoccupati a vita” conclude l’esponente Fiom. Proclamate le prime 24 ore di sciopero a partire dalle 9 oggi. "se non ci saranno risposte non ci fermeremo"

