Mercoledì, 02 Settembre 2026 13:48

EX ILVA/ Confartigianato: quel modello di fabbrica è finito, si cominci a cercare lavoro altrove In evidenza

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Il 9 settembre la Corte d’Appello di Milano discuterà la richiesta di sospensione del provvedimento che dispone la fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva. Ne attendiamo con rispetto l’esito. Ma c’è una decisione che non spetta ad alcun Tribunale e che Taranto non può più rinviare: costruire il proprio futuro indipendentemente da quello che accadrà alla fabbrica”. Lo dice Confartigianato sull’ex Ilva con un intervento di Fabio Paolillo. “Non possiamo continuare, anno dopo anno, appesi alla stessa domanda: l’ex Ilva resterà aperta o chiuderà? Nel frattempo - afferma Confartigianato - migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione, l’indotto si prepara ad attivare le procedure di licenziamento collettivo e l’economia tarantina rischia la paralisi. Dopo la bellissima parentesi dei Giochi del Mediterraneo, Taranto si ritrova ancora una volta davanti ai suoi problemi irrisolti. Sul futuro dell’ex Ilva - sostiene Confartigianato - continueremo a pretendere chiarezza e garanzie per lavoro, salute e ambiente. Ma Taranto non può più aspettare. Qualunque sia l’esito della vicenda, difficilmente il siderurgico potrà tornare a essere, sul piano occupazionale, quello dei decenni passati. E va detto con chiarezza anche ai lavoratori: non siamo davanti alla solita crisi, in attesa che tutto torni come prima. Quel modello di fabbrica è finito”.

“Bisogna cominciare a cercare lavoro anche altrove - rileva ancora Confartigianato - continuare semplicemente ad aspettare non è più una prospettiva. La cassa integrazione è indispensabile per proteggere reddito e famiglie, ma deve essere un ponte verso il lavoro, non una ‘safety car’ che accompagni migliaia di persone fino alla pensione. Anni fuori dai processi produttivi rischiano di disperdere professionalità e di rendere sempre più difficile la ricollocazione. E qui - prosegue la confederazione - emerge il paradosso: migliaia di persone sono sospese dal lavoro mentre artigiani e piccole imprese cercano personale qualificato e spesso rinunciano a commesse perché non lo trovano. Per questo Confartigianato chiede al ministro del Lavoro, Marina Calderone, e al Governo uno strumento straordinario: per quattro-cinque anni, una dote per il lavoratore dell’ex Ilva o dell’indotto assunto stabilmente da un’altra impresa. Non proponiamo di trasferire la cigs ma di integrare ammortizzatori, sgravi contributivi, politiche attive e formazione in un incentivo pluriennale direttamente all’impresa che assume e mantiene quel lavoratore. Trasformiamo progressivamente il costo pubblico necessario a sostenere un posto di lavoro che rischia di essere definitivamente perso nell’investimento pubblico necessario a crearne uno nuovo - propone Confartigianato per i potenziali esuberi ex Ilva - il lavoratore passerebbe dalla cassa integrazione allo stipendio, l’impresa troverebbe professionalità. Perché non provarci? Bisogna partire subito dalla profilazione dei lavoratori: competenze e qualifiche da incrociare con i fabbisogni delle imprese. Anche la formazione deve cambiare logica: prima individuiamo chi può assumere e cosa cerca, poi costruiamo i percorsi”.

    

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