Lunedì, 10 Agosto 2026 17:57

EX ILVA/ Cordata italiana, Gozzi (Federacciai): siamo in campo, ora la verifica col Governo In evidenza

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“É un passo avanti. Siamo in campo. Adesso si tratta di verificare l’esistenza delle condizioni abilitanti. Lo faremo con il Governo italiano nei prossimi giorni". Lo dice parlando con AGI Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, dopo che il consiglio dell’associazione oggi ha dato mandato allo stesso Gozzi “di trasmettere agli enti competenti, in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa, e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni, una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale”.

È la prima volta da quando si é aperta la gara per riportare l’ex Ilva sul mercato l’ex Ilva dopo la gestione della multinazionale ArcelorMittal - chiusasi a febbraio del 2024 con il ricorso all’amministrazione straordinaria e la nomina dei commissari da parte del Mimit - che si profila la possibilità di un’offerta organica da parte di una cordata di acciaieri italiani. Sinora, dinnanzi ai due bandi lanciati dai commissari di Acciaierie d’Italia a luglio 2024 e ad agosto 2025, dal fronte nazionale erano venute solo singole manifestazioni di interesse e per specifici impianti, come, per esempio, il gruppo Marcegaglia, fattosi avanti per l’impianto di Racconigi, a Cuneo, che produce tubi utilizzando la materia prima fornita dal siderurgico di Taranto. “Le condizioni abilitanti sono multiple - dichiara Gozzi - nel senso che riguardano la perimetrazione e gli altri aspetti. Noi ci occuperemmo di tutti gli impianti esclusi quelli fermati dal decreto della Corte d’Appello di Milano”. Quest’ultima, infatti, lo scorso 27 luglio ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva - la parte centrale della fabbrica - deve fermarsi entro 90 giorni poiché inquinante a causa della presenza di amianto e di polveri sottili (PM 10 e PM 2,5) e i 90 giorni, essendone già trascorsi alcuni, sono intanto scesi a meno di 80. Il che vuol dire che l’area a caldo del siderurgico andrà fermata entro fine ottobre. “Questa sarà l’oggetto della manifestazione di interesse e del nostro impegno - puntualizza Gozzi in relazione all’area a freddo e alla disponibilità degli acciaieri italiani -. Che poi, in prospettiva, si possa pensare ad un forno elettrico, é nella natura industriale delle cose. Prendere 4-5 milioni di tonnellate da mercati di approvvigionamento esterni non é una buona operazione industriale. Oggi le bramme ci sono, ma domani potrebbero non esserci. Quindi oggi ci occupiamo solo di quella parte lì” aggiunge Gozzi in relazione all’area a freddo dell’ex Ilva, area a freddo che a Taranto é quasi completamente ferma tranne pochi impianti. Così come per l’area a caldo é attivo attualmente solo l’altoforno 2, mentre non stanno producendo né l’altoforno 1, poiché sotto sequestro da parte della Magistratura per un incendio avvenuto a maggio 2025 - sequestro confermato dalla Corte di Cassazione a giugno scorso -, né l’altoforno 4, fermo per lavori. Così come non sono attive né le batterie delle cokerie - tant’é che il coke per l’altoforno viene preso dall’estero -, né l’acciaieria 1 (funziona, e parzialmente, solo la 2). 

Gozzi conferma inoltre la disponibilità di alcuni acciaieri italiani - disponibilità espressa al ministro Adolfo Urso nell’incontro al Mimit del 5 agosto - a fornire Taranto delle bramme di acciaio necessarie a far lavorare l’area a freddo quando l’area a caldo dovrà essere fermata. “Sì, assolutamente” dice Gozzi sul punto specifico, aggiungendo che si tratta di un discorso che é in piedi. In sostanza, secondo uno schema per ora a grandi linee, gli acciaieri fornirebbero a Taranto le bramme che il siderurgico non puó più produrre per lo stop giudiziario all’area a caldo e una volta trasformate le bramme in semilavorati, gli stessi acciaieri ritirerebbero questi ultimi per lavorarli ulteriormente e trasformarli nelle loro aziende. In questo modo, in attesa di sviluppi per l’ex Ilva, la catena di fornitura da Taranto verso la filiera dell’acciaio e la manifattura industriale non si interromperebbe del tutto. Circa i tempi della manifestazione di interesse degli acciaieri italiani, Gozzi dichiara: “Adesso é Ferragosto, penso che l’avanzeremo immediatamente dopo”. Se l’offerta italiana sarà formalizzata, saliranno quindi a due i soggetti in campo per l’ex Ilva: gli italiani e il gruppo siderurgico indiano Jindal. Il quale, dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano ha riformulato la sua offerta, affermando di volersi prendere anche l’area a caldo insieme a quella a freddo (“valuteremo il riavvio dell’area a caldo a nostro rischio”). Negli ultimi giorni Jindal ha scritto anche ai commissari di Acciaierie d’Italia e di Ilva, quest’ultima anch’essa in amministrazione straordinaria - la prima società è il gestore, la seconda detiene la proprietà degli impianti del gruppo -, esprimendo la sua disponibilità immediata a concludere l’operazione per non far trascorrere altro tempo che, per gli indiani, avrebbe effetti negativi sull’azienda, sullo stato degli impianti, sul mercato e sui clienti dell’ex Ilva. E probabilmente Jindal ha intensificato il pressing difronte alla possibilità che una discesa in campo degli italiani non fosse più un’ipotesi remota, come poi la riunione odierna di Federacciai ha confermato. Va poi aggiunto che anche il Governo, nel vertice del 28 luglio con i sindacati a Palazzo Chigi, a fronte di un’ex Ilva riperimetrata dal provvedimento della Corte d’Appello, ha espresso l’orientamento di sondare potenziali investitori italiani. Con la prima manifestazione di interesse degli acciaieri italiani, questi accederanno anche alla data room dell’ex Ilva e prenderanno visione in dettaglio dello stato dell’azienda. Resta sempre sullo sfondo la candidatura del fondo americano Flacks Group, che però fonti vicine all’amministrazione straordinaria di Acciaierie e di Ilva hanno reputato sinora manchevole delle necessarie garanzie finanziarie a supporto.

    

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