“Dal confronto con tutti gli attori nascerà il piano straordinario per Taranto”. Lo avrebbe detto, stando a quanto si apprende, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, nell’incontro in al Mimit con le istituzioni locali e della Puglia. “L’incontro di oggi - avrebbe sottolineato Urso - si inserisce nel percorso concordato a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali, avviato ieri con il tavolo tecnico interministeriale, che era stato concordato fin dall’inizio a Chigi come incontro tecnico e quindi senza la presenza dei ministri, chiamato ad ascoltare le esigenze e le proposte dei sindacati. Alcune sono già state presentate, altre lo saranno nei prossimi giorni, anche attraverso confronti bilaterali con gli uffici del ministero. Oggi proseguiamo con il Tavolo Taranto sui progetti della reindustrializzazione per il territorio; poi incontreremo Confindustria, Federacciai, Federmeccanica e i principali operatori siderurgici nazionali. Domani sarà la volta delle imprese dell’indotto. Dal confronto con tutti gli attori e dai contributi raccolti il Governo elaborerà, come concordato a Palazzo Chigi, un piano straordinario per Taranto”, avrebbe indicato il ministro.
Oggi per le istituzioni sono presenti il governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro, il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, e i sindaci di Taranto, Piero Bitetti, e Statte, Fabio Spada.
A seguire incontro con con le principali associazioni dell’industria e con le più importanti aziende siderurgiche italiane anche allo scopo di valutare la possibilità di costruire una cordata nazionale per l’ex Ilva. Partecipano, tra gli altri, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, il direttore generale Maurizio Tarquini, il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, Antonio Marcegaglia per il Gruppo Marcegaglia, Alessandro Banzato per Acciaierie Venete, il presidente del Gruppo Pittini, Federico Pittini, il presidente del Gruppo Feralpi, Giuseppe Pasini, il presidente di AFV Acciaierie Beltrame, Antonio Beltrame, il presidente di Danieli, Alessandro Brussi con la vicepresidente Anna Mareschi Danieli, e Ruggero Brunori, amministratore delegato di Ferriera Valsabbia. Presenti anche i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia.
“Sono già disponibili varie aree, valuteremo con gli enti locali procedura per accompagnare gli investimenti”. Lo avrebbe detto, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sui nuovi investimenti per l’area di Taranto.
“Nelle interlocuzioni con Jindal - avrebbe riferito il ministro -, i commissari avevano già condiviso che le aree non necessarie alle attività siderurgiche potessero essere rese immediatamente disponibili nell’ambito del Tavolo Taranto. Si tratta di circa 170 ettari, 140 dei quali già bonificati, destinati a ospitare nuovi investimenti. A questi si aggiungono 450 ettari dell’Autorità di sistema portuale e oltre 350 ettari di aree ex militari dismesse o in corso di dismissione.
Il Tavolo Taranto - secondo quanto avrebbe sostenuto Urso - potrà quindi definire con chiarezza il quadro delle superfici disponibili e degli eventuali interventi straordinari necessari sul fronte autorizzativo per accompagnare gli investimenti. All’esito di questa ricognizione, il Governo potrà inoltre valutare, d’intesa con gli enti locali, l’adozione di una procedura analoga a quella prevista dall’articolo 13, quindi con l’indicazione di un commissario, opportunamente adattata al contesto di Taranto, per accelerare i procedimenti autorizzativi e favorire la realizzazione di nuovi investimenti”.
Si è appreso infine che nel vertice il consorzio Asi di Taranto ha spiegato di non avere ulteriori aree disponibili oltre a quelle già indicate.
Da Invitalia 730 milioni di investimenti e 6.500 occupati con i contratti di sviluppo a Taranto. È quanto emerso nel vertice. “A oggi abbiamo approvato 10 contratti di sviluppo per Taranto per un valore complessivo di 730 milioni di euro di investimenti e 335 milioni di agevolazioni concesse - avrebbero riferito i rappresentanti di Invitalia nel corso del Tavolo Taranto al Mimit - l’impatto occupazionale previsto è di circa 6.500 addetti. Sono inoltre in valutazione altri 6 contratti di sviluppo, con richieste di agevolazioni per circa 40 milioni di euro e 815 nuovi occupati previsti. Valutazioni che saranno concluse al più presto”.
Dalla Zona Economica Speciale (Zes) sono arrivate 46 autorizzazioni nella provincia di Taranto per 432,7 milioni di investimenti e 1.737 occupati. È ancora emerso nel vertice Nel corso del Tavolo Taranto, si apprende, sarebbero inoltre emersi, dopo i dati sui contratti di sviluppo, i risultati relativi agli investimenti autorizzati nell’ambito della Zes Unica. Nella provincia di Taranto risultano rilasciati 46 provvedimenti di autorizzazione unica - é stato precisato - per un valore complessivo di 432,7 milioni di euro di investimenti e 1.737 ricadute occupazionali previste. Nel solo Comune di Taranto le autorizzazioni sarebbero 20 per 157,6 milioni di euro di investimenti e 1.068 ricadute occupazionali previste. Lo rivelano fonti presenti al Mimit.
Nel corso del Tavolo Taranto il gruppo Renexia (Gruppo Toto) avrebbe confermato l’interesse alla realizzazione a Taranto di un impianto di carpenteria destinato al settore eolico offshore.
L’iniziativa - si apprende - prevederebbe un investimento interamente privato di circa 150 milioni di euro, l’utilizzo di circa 250 mila metri quadrati di aree e una capacità produttiva stimata in circa 100 mila tonnellate di acciaio l’anno. Secondo quanto illustrato dalla società, il progetto potrebbe generare fino a 1.600 posti di lavoro.
Nel corso del tavolo Taranto il gruppo Webuild avrebbe a sua volta confermato l’interesse alla realizzazione nel territorio di un hub dedicato alle opere di carpenteria. Secondo quanto illustrato dall’azienda, il progetto sarebbe collegato alla realizzazione del ponte sullo Stretto e potrebbe valorizzare la vicinanza con il polo siderurgico di Taranto. La realizzazione dell’hub - è stato spiegato - sarebbe subordinata alla possibilità di garantire la fornitura di acciaio conforme alle specifiche richieste dal progetto e la presenza di un presidio industriale e produttivo in grado di assicurare un collegamento diretto con il cantiere. In presenza di queste condizioni, Webuild avrebbe confermato il proprio interesse all’iniziativa. Lo si apprende da fonti presenti al tavolo.
Il gruppo danese Vestas, già presente da molti anni a Taranto e attivo nel campo delle energie rinnovabili, sta valutando nuove opportunità di sviluppo a Taranto dove ha già investito e costruisce la pala eolica più grande del mondo. Nel corso del tavolo Vestas avrebbe infatti confermato la disponibilità a valutare e approfondire nuove opportunità di sviluppo sul territorio che possano nascere insieme ad altri partner. L'azienda - si apprende - avrebbe evidenziato la sua disponibilità a consolidare la struttura organizzativa attuale, stabilizzando le attività in corso nell'area e valorizzando gli investimenti già effettuati. Lo si apprende da fonti presenti al tavolo.
Anche il gruppo Pirelli potrebbe entrare nella partita della reindustrializzazione di Taranto a seguito degli ultimi sviluppi della vicenda ex Ilva. Lo si apprende da fonti presenti al tavolo in corso al Mimit sull’acciaieria. Pirelli ha infatti dichiarato che sta valutando un investimento fino a 100 milioni con 1.000 nuovi occupati. Si tratta, viene precisato, di un possibile progetto di sviluppo in Puglia, potenzialmente in grado di generare un migliaio di nuovi posti di lavoro tra occupazione diretta e indiretta. L’azienda non è presente al tavolo Taranto in corso al Mimit, ma il ministro Adolfo Urso ha letto una comunicazione trasmessa dall’azienda.
Si tratterebbe, secondo quanto emerge dalla comunicazione di Pirelli, della realizzazione di un centro di innovazione con pista prove, collegato all’hub di Bari dedicato allo sviluppo software, con il quale potrebbero svilupparsi importanti sinergie. L’investimento potrebbe raggiungere i 100 milioni di euro e generare 1.000 nuovi posti di lavoro tra occupazione diretta e indiretta. La società sarebbe già in contatto con il Mimit e con la Regione Puglia per individuare il sito più idoneo.

