Lunedì, 03 Agosto 2026 07:50

EX ILVA-STOP AREA A CALDO/ Urso: decisione giudici ha innescato bomba sociale, serve cordata italiana In evidenza

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 "Purtroppo il provvedimento" della Corte d’Appello di Milano, che impone la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva "ha innescato una 'bomba sociale', perché le condizioni poste sono considerate tecnicamente impossibili da realizzare in 90 giorni. I commissari saranno quindi obbligati a procedere alla chiusura degli impianti dell’area a caldo. Noi dobbiamo provare a disinnescarla. Per riuscirci servono la massima responsabilità da parte di tutti e azioni immediate: abbiamo pochi giorni di tempo". Lo afferma il ministro delle Imprese Adolfo Urso intervistato da QN.

  Il ministro nell'intervista ricorda: "Abbiamo convocato una serie di riunioni con tutti gli attori coinvolti. Ovviamente si inizia con i sindacati, domani mattina, come concordato al tavolo di Palazzo Chigi, al fine di predisporre un piano straordinario che disinneschi, per quanto possibile, le conseguenze produttive e occupazionali. Poi incontreremo le aziende dell’indotto, che subiranno il primo e immediato impatto del provvedimento. Alcune hanno già annunciato la sospensione delle attività".

Tra i tavoli convocati dal Mimit per i prossimi giorni quello su Taranto e le imprese siderurgiche. Urso ricorda: "Parteciperanno i soggetti che hanno manifestato interesse a realizzare nuovi investimenti nell’area. Dobbiamo accelerare la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi per dare una risposta anche sul piano occupazionale. Abbiamo inoltre convocato le imprese siderurgiche italiane, insieme a Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, per rivolgere un nuovo appello alla costituzione di una cordata italiana. Ricordo che un analogo appello lo facemmo già lo scorso anno, quando il sequestro probatorio dell’altoforno 1 compromise il quadro produttivo e incise sulla trattativa allora in corso con Baku Steel. Successivamente, anche alla luce del nuovo piano di decarbonizzazione, si rese necessario riaprire la procedura di gara".

  Il ministro sottolinea che il provvedimento della Corte d'appello di Milano "è stato reso noto dalla stampa a poche ore dal Consiglio dei ministri che aveva all’ordine del giorno il decreto per destinare le risorse dell’ultimo prestito ponte all’amministrazione straordinaria di Acciaerie d’Italia e alla vigilia della riunione con i sindacati, nella quale avremmo comunicato l’intesa preliminare con Jindal. Ovviamente, il provvedimento ha fatto saltare tutto".

  Jindal insiste ed è disponibile ad acquisire comunque tutti gli impianti. Urso commenta: "Sì, Jindal ritiene di poter far fronte alla chiusura dell’area a caldo importando le bramme prodotte dal suo nuovo altoforno in India e garantire così la continuità produttiva degli impianti a valle, al fine di limitare il danno. I commissari stanno valutando la sostenibilità della proposta sotto tutti gli aspetti. Ho chiesto una risposta entro questa settimana".

    

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