"Il ministro ha confermato che la gara resta aperta ai due soggetti che hanno presentato offerta per l’intero gruppo e ha ribadito la necessità di responsabilità istituzionale da parte di tutti gli attori coinvolti" ma "il dato più preoccupante riguarda le risorse: il prestito ponte autorizzato dall’Unione Europea è quasi esaurito". Lo dice sull’ex Ilva l’Usb con Sasha Colautti e Franco Rizzo all’uscita del vertice al Mimit con il ministro Adolfo Urso. "Una volta terminati quei fondi - dice Usb - non ci saranno ulteriori possibilità di finanziamento pubblico per Acciaierie d’Italia in AS. Questo significa che già tra settembre-ottobre, al massimo entro novembre, il rischio concreto è l’assenza di liquidità con conseguenze gravissime per i lavoratori. Dall’inizio dell’anno, nell’appalto Ilva sono andati persi quasi 400 posti di lavoro. Entro il 30 giugno se ne perderanno altri 200 a causa del taglio del 30% di diverse attività in appalto, conseguenza della riduzione delle manutenzioni e dei servizi all’interno dello stabilimento".
L’Usb rilancia "la necessità della nazionalizzazione del sito. Solo un soggetto pubblico può garantire risposte occupazionali e sulla salute e l’ambiente, soprattutto per Taranto. La nazionalizzazione, con l’intervento pubblico, metterebbe al riparo i lavoratori di Acciaierie d’Italia in AS, di Ilva in AS e dell’appalto insieme ai lavoratori Sanac, che per noi sono parte integrante del gruppo Ilva”, conclude l’Usb.

