Domenica, 17 Maggio 2026 20:42

OMICIDIO A TARANTO/ Il vescovo: "Non possiamo tacere di fronte alla morte di Sako, violenza, esclusione cattiveria vanno condannate" In evidenza

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"Non possiamo tacere di fronte alla morte di Sako. Deve essere questo il motivo più vero del nostro sconcerto e della nostra condanna di ogni forma di violenza, di esclusione, di cattiveria”. Lo ha detto oggi pomeriggio l’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, nell’omelia della messa per la Festa dei Popoli celebrata nella chiesa della Madonna delle Grazie e aperta alle comunità straniere. Come già fatto in altre occasioni, il vescovo ha tratto nuovamente spunto dall’omicidio del giovane immigrato del Mali, 35enne, bracciante agricolo, che sabato della scorsa settimana, mentre andava al lavoro nei campi, nella città vecchia di Taranto é stato ucciso a coltellate da un 15enne. Quest’ultimo era insieme ad altre cinque persone, di cui tre minori e due maggiorenni. Per tutti e sei, il gip del Tribunale dei Minori e quello del Tribunale ordinario non hanno convalidato i provvedimenti di fermo della Procura ma hanno comunque disposto la loro permanenza in carcere per i maggiorenni e negli istituti minorili di pena per i minori, considerata la pericolosità dei soggetti. Parlando di quanto avvenuto, l’arcivescovo Miniero ha sostenuto che “se un cristiano si dovesse girare dall’altra parte, non apparterrebbe veramente a Cristo, non potrebbe dirsi tale perché disconoscerebbe il Vangelo”. Miniero ha quindi sollecitato “a mettere in pratica l’amore cominciando da noi stessi, non delegare la missione educativa ma farcene carico, con tutte le nostre forze e con tutte le nostre risorse. Non possiamo più aspettare, è una priorità assoluta. Apriamoci all’accoglienza, al dialogo con le altre fedi e le altre culture, mostriamoci comunità ospitale e generosa così come Taranto è sempre stata. Questo sogno è possibile realizzarlo”. 

 

 “Non possiamo tacere di fronte alla morte di Sako Bakari. Deve essere questo il motivo più vero del nostro sconcerto e della nostra condanna di ogni forma di violenza, di esclusione, di cattiveria”. Lo ha detto oggi pomeriggio l’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, nell’omelia della messa per la Festa dei Popoli celebrata nella chiesa della Madonna delle Grazie e aperta alle comunità straniere. Come già fatto in altre occasioni, il vescovo ha tratto nuovamente spunto dall’omicidio del giovane immigrato del Mali, 35enne, bracciante agricolo, che sabato della scorsa settimana, mentre andava al lavoro nei campi, nella città vecchia di Taranto é stato ucciso a coltellate da un 15enne. Quest’ultimo era insieme ad altre cinque persone, di cui tre minori e due maggiorenni. Per tutti e sei, il gip del Tribunale dei Minori e quello del Tribunale ordinario non hanno convalidato i provvedimenti di fermo della Procura ma hanno comunque disposto la loro permanenza in carcere per i maggiorenni e negli istituti minorili di pena per i minori, considerata la pericolosità dei soggetti. Parlando di quanto avvenuto, l’arcivescovo Miniero ha sostenuto che “se un cristiano si dovesse girare dall’altra parte, non apparterrebbe veramente a Cristo, non potrebbe dirsi tale perché disconoscerebbe il Vangelo”. Miniero ha quindi sollecitato “a mettere in pratica l’amore cominciando da noi stessi, non delegare la missione educativa ma farcene carico, con tutte le nostre forze e con tutte le nostre risorse. Non possiamo più aspettare, è una priorità assoluta. Apriamoci all’accoglienza, al dialogo con le altre fedi e le altre culture, mostriamoci comunità ospitale e generosa così come Taranto è sempre stata. Questo sogno è possibile realizzarlo”. 

    

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