Domenica, 10 Maggio 2026 18:47

OMICIDIO A TARANTO/ "Avete ucciso mio fratello senza motivo?" In evidenza

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"Ieri la 5:30 della mattina hanno tolto la vita di Mio fratello maggior a Taranto. Avete ucciso il mio fratello maggior. Sono rimasto senza fratello maggior senza motivo?  Mia famiglia pieno di lacrime e cuore spezzato oggi con dolore più forte Che c'e la abbiamo oggi Una persona silenziosa. Come lui. Una persona più importante della mia vita. Avete ucciso padre dì qualcuno. Avete ucciso marito di qualcuno. Avete ucciso figlio di qualcuno. Mi avete fatto qualcosa cosa che non potrò mai dimenticare.."

Queste le parole strazianti con cui il fratello di Sacko Bakari il 35enne di origine malese accoltellato in piazza Fontana, esprime il proprio dolore per una morte assurda, forse alimentata da un banale diverbio, di certo sconvolgente e inaccettabile. Mentre si indaga per far piena luce sul tragico episodio giunge l'intervento dell'Associazione Babele che dichiara "Un giovane lavoratore ucciso mentre aspettava di andare in campagna a guadagnare pochi soldi.

    Non uno straniero, ma un uomo con un nome e cognome, un lavoratore, incensurato, irreprensibile, che pagava tasse, affitto, e che manteneva la sua famiglia. Ucciso senza motivo".

 "La tragica uccisione di Bakari Sako, giovane uomo originario del Mali,

avvenuta ieri nella nostra città, in Piazza Fontana ci colpisce

profondamente e scuote la coscienza della nostra comunità.

-Scrive in una nota il

Presidente del Consiglio comunale di Taranto Gianni Liviano-

Di fronte a una vita spezzata in modo così brutale, il primo

sentimento è quello del dolore umano e della vicinanza a chi oggi

piange questa perdita: ai suoi familiari, agli amici, alla comunità

maliana e a tutte le persone che vivono nel nostro territorio cercando

dignità, sicurezza e futuro.

Sento il dovere di esprimere una ferma condanna verso ogni forma di

violenza, odio, sopraffazione e disprezzo della vita umana.

Nessuna periferia sociale, nessun disagio, nessuna rabbia può

trasformarsi in giustificazione della violenza.

La comunità che vogliamo costruire è un’altra cosa.

È una comunità fondata sul rispetto della persona, sulla solidarietà,

sull’accoglienza e sulla convivenza civile. Una comunità che non

lascia spazio all’indifferenza, alla cultura della violenza o alla

disumanizzazione dell’altro.

Chi arriva nel nostro Paese e nelle nostre città in cerca di pace,

lavoro e speranza deve sentirsi parte di una comunità che tutela i

diritti e riconosce il valore di ogni vita umana, senza distinzione di

origine, colore della pelle o condizione sociale.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di educazione al rispetto, di

responsabilità collettiva e di un impegno forte delle istituzioni,

della scuola, delle famiglie e della società civile per contrastare il

degrado culturale e umano che genera violenza."

    

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