Trentasettemila persone andate via negli ultimi 15 anni da Taranto, città da cui in 1.000 vanno via ogni anno. Inoltre, la disoccupazione è all’11 per cento, il tasso di inattività al 54 per cento, i giovani che non studiano e lavorano sono uno su tre e le ore di cassa integrazione sono 10 milioni. L’insieme di questi dati ha spinto i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil di Taranto a lanciare - presenti le istituzioni locali Comune e Provincia - una nuova “Vertenza Taranto” a distanza di più di 50 anno dalla precedente. Negli anni ‘70 l’obiettivo era arginare, con investimenti e opere pubbliche, la disoccupazione di ritorno generata dalla conclusione del raddoppio dell’allora Italsider, ma i risultati non furono positivi. Adesso, invece, l’obiettivo è realizzare una coesione sociale e istituzionale che faccia pressioni sul Governo in favore di una città che è in forte sofferenza a partire dall’irrisolta questione ex Ilva. “Una nuova Vertenza Taranto perché non è cambiato niente e la situazione è peggiorata - afferma Gennaro Oliva della Uil -. Delle questioni nate, alcune da decenni, non una è giunta a conclusione. Anzi, ogni giorno che passa, nasce un problema nuovo. Su Ilva ribadiamo: per la Uil lo stabilimento é chiuso e non ha futuro. Sono passati tanti anni e nulla è stato fatto. I soldi arrivati sono stati investiti in modo sbagliato e oggi abbiamo uno stabilimento che non è sicuro, come provano i due infortuni mortali, e che con 4mila tonnellate di ghisa al giorno, quando l’altoforno 2 riesce a produrle, è davvero ridotto ai minimi termini”.
Per Giovanni D’Arcangelo della Cgil, “ormai si è capito che da soli non si va da nessuna parte. E se le attuali risorse tra incentivi nazionali e regionali, Just Transition Fund e Contratto istituzionale di sviluppo, non sono accompagnate da un’idea di sviluppo sul futuro, non se ne esce. Vedi il porto e l’hub sull’energia: il decreto interministeriale è di un anno fa, ci sono 28 milioni, ma abbiamo bisogno di capire cosa fa l’Autorità portuale”. “Guardiamo alle prospettive ma anche alle vertenze che abbiamo e che richiedono un’assunzione di responsabilità da parte nostra - rileva Antonio Baldassarre della Cisl -. Chiediamo di partecipare ai tavoli che si stanno aprendo per tracciare le linee future in relazione ai finanziamenti che stanno arrivando e che hanno bisogno di una programmazione che punti a nuovi posti di lavoro. Questo per recuperare i lavoratori che oggi sono in cassa integrazione o saranno espulsi dall’attività lavorativa, ma anche per consentire che i giovani restino”.
“Fa bene il sindacato a ripartire con la Vertenza Taranto perché dal Governo non riceviamo risposte - dichiara il vice sindaco di Taranto, Mattia Giorno, ieri presente con l’assessore allo Sviluppo, Francesco Cosa -. E quando non le si ottengono, dal territorio bisogna muoversi e dare dei segnali”. Infine, per Gianfranco Palmisano, presidente della Provincia di Taranto, “fondamentale è la collaborazione tra sindacati e istituzioni, ma lo Stato deve riprendere il confronto con le realtà locali perché le vertenze ci sono e si amplificano”.

