Sabato, 02 Maggio 2026 07:49

UNO MAGGIO TARANTO/ "Claudio non doveva morire così, nessun operaio dovrebbe morire così", sul palco la vedova di Salamida In evidenza

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L’applauso della folla e l’urlo “Non si muore per il lavoro” hanno accompagnato, all'evento del 1 Maggio a Taranto, la testimonianza di Maria Teresa D’Aprile, vedova dell’operaio di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, Claudio Salamida morto in fabbrica lo scorso 12 gennaio dopo un volo di sette metri in acciaieria 2 a causa del cedimento di un camminamento dell’impianto. D’Aprile era sul palco insieme al suo avvocato Ornella Tripaldi che ha letto una lettera della stessa D’Aprile. “Claudio non era un eroe, non si è mai definito tale - ha scritto D’Aprile nel testo preparato per l’1 Maggio Taranto -. Era un lavoratore, un uomo semplice con le mani segnate dal lavoro e il cuore pieno di responsabilità. Era un padre, un marito, un collega su cui tutti potevano contare. Il 12 gennaio è uscito di casa per andare a lavorare come aveva fatto centinaia, migliaia di volte. Non é più tornato. Due giorni dopo nostro figlio ha compiuto tre anni senza suo padre. Claudio lavorava nell’acciaieria 2, uno dei reparti più duri e pericolosi, perché credeva nel lavoro. Nonostante fosse in cassa integrazione, aveva chiesto di essere reinserito, non per ambizione, non per carriera, ma per dignità. Claudio non si tirava indietro mai. Faceva straordinari su straordinari, turni che arrivavano anche a 16 ore al giorno. Non lo faceva solo per la famiglia ma anche per gli altri. Claudio c’era sempre senza chiedere nulla in cambio. Claudio pensava che il lavoro fosse anche rispetto verso gli altri, verso i colleghi - ha scritto la vedova dell’operaio nella lettera -, ma oggi mi chiedo chi ha rispettato lui, chi ha rispettato la sua vita. Claudio é morto perché un camminatoio ha ceduto sotto i suoi piedi. È precipitato da sette metri di altezza. Non é stata una fatalità, non é stata sfortuna. É stato il risultato di una gestione che per troppo tempo ha ignorato la manutenzione e che ha chiesto sempre di più ai lavoratori dando sempre di meno in cambio. Claudio non doveva morire così. Nessun lavoratore dovrebbe morire così. Oggi in questa festa del lavoro io - ha detto D’Aprile - non ho parole di celebrazione. Ho parole di verità perché il lavoro dovrebbe dare dignità, non togliere la vita. Se oggi sono qui, e perché la sua storia non diventi il nome in una lista. Merita giustizia non solo lui, tutti. Perché nessuno debba più scegliere tra lavorare e vivere” .

 “Dobbiamo essere qui - ha detto l’avvocato Tripaldi prima di leggere la lettera di Maria Teresa D’Aprile - anche se non vogliamo, anche se non abbiamo mai pensato che la mia professione e la vita di Maria Teresa ci avrebbero portato sul palco l’1 Maggio a parlare di una persona che é morta sul lavoro. Claudio non é un caso isolato, é uno dei tanti. Abbiamo letto 12 nomi, Claudio é uno dei 12 morti all’Ilva. Uno dei tanti che si trovano schiacciati in un sistema più grande di loro. Claudio sapeva che quel lavoro sicuro, in realtà non era sicuro. Ma come tanti ha creduto, ha dovuto credere che nonostante tutto, fosse meglio avere un posto fisso, uno stipendio, una prospettiva per la famiglia piuttosto che restare senza niente”. Mentre veniva letta la lettera e sul palco c'erano sia D’Aprile che il suo avvocato, alle loro spalle si vedeva una grande immagine con i volti di tutti coloro - 12 appunto - che negli ultimi anni sono morti per infortuni sul lavoro nell’ex Ilva di Taranto.

 Il tema dell’ex Ilva, la lotta all’inquinamento industriale, la difesa della salute, i casi dei bambini colpiti da tumore, sono stati temi centrali  sul palco dell’1 Maggio Taranto,  alla presenza di diverse migliaia di persone. Il nodo della fabbrica e del suo impatto é stato affrontato negli interventi dei direttori artistici dell’1 Maggio Taranto, l’attore Michele Riondino e la giornalista Valentina Petrini che hanno introdotto la testimonianza di due ragazze. “Noi forse non vinceremo mai contro il siderurgico - ha detto Riondino -, non saremo noi a chiuderlo, anche perchè il mercato ha già chiuso quella fabbrica che da anni non produce acciaio ma cassa integrazione, voti, campagna elettorale e tessere sindacali, ma abbiamo la generazione di giovani che rappresentano il futuro di questa città, che sanno che Taranto non dipende dall’acciaieria, Taranto ospita quell'acciaieria”. E a tal proposito Riondino ha letto la lettera di una 18enne tarantina, Margherita Piemontese, che, una volta finito il liceo, proseguirà altrove gli studi, ma che ha la speranza di “tornare migliore per restituire un pò di futuro alla città”. Valentina Petrini ha invece letto cosa scriveva molti anni addietro di Taranto Pier Paolo Pasolini per dire: “Chissà che avrebbe scritto oggi Pasolini che nel 2012 quella città perfetta che aveva conosciuta sarebbe sprofondata negli abissi”. Il 2012 é infatti l’anno del sequestro degli impianti del siderurgico ex Ilva da parte della Magistratura a causa dell’inquinamento. “Chissà cosa avrebbe scritto del processo ‘Ambiente Svenduto’ - ha proseguito Petrini - che ha squarciato l’ipocrisia di un potere economico fondato solo sul profitto. Quel processo doveva restituire almeno giustizia e invece é finito in stallo”

E dopo aver citato gli “eccessi di mortalità e di ospedalizzazione per alcune patologie croniche” e “l’incidenza di tumori nei residenti di Taranto rispetto alla media regionale”, Petrini ha dato la parola sul palco a Carlotta, una quindicenne in cura nel reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Taranto. “Affronto questa battaglia da agosto 2025 ma adesso sono qui con questa grinta e con questa forza non solo psicologica ma a che fisica grazie ai dottori che mi hanno seguito sin dal primo giorno con dedizione e costanza” ha detto Carlotta, che era accompagnata dal primario del reparto, Valerio Cecinati. “Io, insieme ai miei figli, insieme a tutti i bambini e i ragazzi del reparto di oncoematologia pediatrica, insieme a tutti i dottori e gli infermieri, vogliamo dirvi - ha poi affermato Cecinati - che noi non siamo effetti collaterali di questa città. Siamo persone che dobbiamo vivere e per questi ragazzi faremo di tutto per guarirli. Voi avete in mano la possibilità di cambiare - ha detto Cecinati rivolgendosi alle migliaia di giovani che affollano l’area antistante il palco di 1 Maggio Taranto -. Cambiatela questa città, rendetela più bella per tutti voi. Questa città ha bisogno di gente come voi. Voi avete la possibilità di cambiarla. Questa città la cambieremo insieme. Insieme lo faremo. Perché se anche solo un bambino, un ragazzo, si ammala di tumore a causa dell’inquinamento, non deve mai succedere mai più”.

    

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