Mercoledì, 22 Aprile 2026 07:41

SCREAMPUNK-LA RECENSIONE/ La letteratura profetica di Cosimo Argentina che urla contro il mondo disumanizzato In evidenza

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di Luisa Campatelli 

 

"La merce di scambio siamo noi: gli umani fuori dal consesso gerarchico".

Leggere l'ultimo romanzo di Cosimo Argentina è spiazzante.  

Leggerlo in questo tempo oscuro, mentre il mondo brucia e la follia detta legge, fa l'effetto di un presagio che ne aumenta  la potenza.

Cosimo Argentina. Lo avevamo lasciato con l'ultimo capitolo de La Trilogia della Torre, Donne contra Demoni, storia di donne in fuga in un universo in disfacimento, lo ritroviamo capobranco di un nuovo genere letterario e della sua prima creatura. 

Dirompente e profetico, Screampunk è l'urlo di dolore, il grido del teppista.

"Il mondo andava a puttane ma guai a dirlo che passavi per il solito menagramo. Fiorivano corsi di autostima, la letteratura privilegiata era quella annacquata, amori inoffensivi, cose solari".

Con Screampunk Argentina alza l'asticella, il suo è un manifesto, un atto di ribellione contro tutto ciò che ci porta a non pensare, a non reagire, sincero, onesto, estremo, fino in fondo. 

Argentina spezza la catena dei somministratori di sonnifero, spariglia la sequenza, accende una fiamma nelle coscienze, canalizza la disperazione e il senso di disagio delle nuove generazioni, interpretando il sentimento di chi si sente abbandonato, non compreso, invisibile. Attuale e necessario. 

Il romanzo è una scheggia che attraversa tempeste, realtà parallele, tempi sospesi, zone morte, chiese, ospedali e luoghi di perdizione, polarizzante fin dall'incipit ("Erano i cazzutissimi anni Novanta. Guardavo mio padre farsi la barba col pennello di setole di cinghiale e la crema da barba Palmolive. Quando la lama graffiava il collo già irritato chiudevo gli occhi. Quando si tagliava, bestemmiava. Lui era pazzo. Io ero un pazzo in erba col cranio che si era già spaccato un paio di volte. Avevo più o meno sei anni e la sapevo già lunga in quanto a vita").

Fa arrabbiare, divertire, commuovere. 

C'è il rischio di lanciarlo contro il muro alla prima pagina e di correre a  riprenderlo un attimo dopo. 

Al centro della scena lui, Gualtiero Sumatra, che l'autore definisce "la materializzazione di tutte le ossessioni distorte  maschili rispetto al mondo femminile".   

Tra un pugno nello stomaco, un amplesso, un cazzotto tra i denti assestato sotto forma di parole, incalzanti e febbrili, teletrasporti e macchine che diventano scatolette per i fiammiferi,  il lettore si lascia sedurre dalla storia, dai salti temporali, dai personaggi, dall'ironia...  E poi, mentre è lì, in mezzo al caos, in un luogo che sembra il girone dei lussuriosi con un bicchiere di porto in mano, che nemmeno gli va di bere, ecco che arriva, repentino e totale, un cambio di registro  che lo fa precipitare nella profondità dell'animo umano, nell'intimità struggente ed essenziale del mondo di Don Gualtiero, nel suo conflitto interiore, nella sua stanchezza, nei suoi incubi, mentre su tutto aleggia  l'interrogativo inquietante (chi sta sognando chi?).

Tutto riconduce al titolo inizialmente pensato dallo scrittore, "Forse un prete mi sta sognando- Una storia Screampunk".  Perché , dopo aver corso forsennatamente nel caos cosmico, ecco che il lettore allunga un piede nell'ignoto e precipita su un materasso pieno di spine, dove la luce è fioca, il ritmo è lento, il caos è interiore. 

È nella dicotomia  tra Don Gualtiero e  Sumatra che il romanzo raggiunge il suo apice. È qua che si apre la vera voragine. Il tormento da cui Don Gualtiero non può sfuggire è un altro sé stesso che è il suo esatto opposto. 

Ma chi è Gualtiero Sumatra? Reietto, traditore, innocente, vittima, stupratore,carnefice, disarmante, ignavo, blasfemo, osceno, è la lente che ci obbliga a guardare anche ciò che non vogliamo vedere,  la polvere che nascondiamo sotto il tappeto, i demoni che teniamo chiusi nell'armadio. È l'incarnazione della nostra solitudine, delle nostre ossessioni. Ma qua non ci sono né armadi né tappeti, ad attutire i colpi, 

a proteggerci. Insomma, Screampunk non è una passeggiata nel prato  della consolazione, non spegne gli interruttori della mente, non cancella i fantasmi, ha diversi piani di lettura per cogliere i quali bisogna immergersi  nelle sue pagine scevri da sovrastrutture, con fiducia. 

Il linguaggio è funzionale alla storia, le parole sono rasoiate, sassi gettati nello stagno delle nostre fragilità nascoste, fendenti contro le nostre sicurezze, usare un tono morbido e compiacente non avrebbe avuto senso se non quello di continuare a nutrire quelle diffuse forme di autoassoluzione che, anche nella letteratura, goccia dopo goccia, ci privano di senso critico, comprimono la nostra capacità di reazione di fronte all'orrore di cui siamo spettatori, mettendo a tacere quella voce, quell'urlo a cui invece Argentina dà corpo attraverso un personaggio, Gualtiero Sumatra, rivoltante, che abita con disinvoltura tutti i gironi dell'inferno prendendosene gioco con  guizzi di irresistibile ironia. 

Ma gli abissi contengono abissi, come matrioske scheggiate, specchi che riflettono immagini deformate, domande che rimbalzano da un tempo all'altro.

Ci racconta, Sumatra, col suo linguaggio brutale e diretto, del dissolvimento di una società che ha sacrificato l'umanità sull'altare del potere e del profitto, che cambia pelle ma resta uguale, fratricida, spietata, assetata di fama, schiava della propria vanità, che sbava per l'immortalità e per questo è disposta a pagare qualunque prezzo, con una macchina al posto del cervello.  

C'e però qualcosa che si salva, un anelito che si smarca, manifestandosi nella purezza di personaggi che ti entrano dentro come proiettili, c'è lo sguardo poetico dello scrittore che attraversa, a volte a tradimento, furtivamente, volti tumefatti o creature angeliche, svelandone il candore, come fa una lacrima. 

"Sono le cicatrici che ci rendono quello che siamo. Bisogna essere duri, ma senza perdere la tenerezza. La tenerezza ci tiene a galla in un mondo di soprusi e furbizia".

Non bara Argentina, non usa eufemismi, dissimulazioni, e questo chi legge i suoi libri lo sa. 

E, a pensarci bene,  ci sono nel sue opere personaggi e storie Screampunk a loro insaputa, come Emiliano Maresca de L'umano sistema Fognario o Danilo Colomba di Maschio Adulto Solitario. Screampunk è anche l'urlo che si leva dall'Ilva nel racconto breve Dall'Inferno, in una notte di pioggia rossa.  Del resto, Argentina ha sempre considerato il risvolto civile della letteratura. Le sue parole, riferite a Dall'Inferno, sono chiare.

"Insomma forse uno scrittore oltre a intrattenere la gente, i lettori, ha anche un compito: sputargli in faccia alcune realtà, sebbene deformate e ritorte dalla propria penna, che la letteratura ha la libertà di poter esibire". 

Una libertà che nella fantascienza abbatte ogni confine e avvera il suo sogno.  

 

In foto le presentazioni a Stranimondi (Milano) e al Monster Fantastic Film Festival (Taranto). Il libro è pubblicato da Delos Digital 

Ultima modifica il Domenica, 26 Aprile 2026 06:59

    

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