Necessaria una tutela speciale e una Unità Speciale d’Intervento.
Gli Architetti inviano un appello a Sindaco e Ministero della Cultura
"Non un semplice quartiere, bensì un palinsesto storico stratificato nei
secoli, la cui sopravvivenza appare oggi seriamente compromessa da fenomeni di incuria e da una
gestione discontinua e frammentaria".
In questo contesto, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori,
Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Taranto interviene con una presa di posizione formale
e urgente, indirizzata al Sindaco Piero Bitetti, all’Assessore all’Urbanistica Giovanni Patronelli e ai vertici del Ministero
della Cultura, sollecitando un profondo e non più rinviabile cambio di paradigma nella salvaguardia
dell’Isola.
Il peso della storia e le criticità del presente
Il documento si colloca nel solco di una lunga tradizione critica e culturale, richiamando gli anni
drammatici dei crolli che segnarono il dibattito nazionale e mobilitarono figure di primo piano quali
Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan nella difesa della città storica. A distanza di decenni, nonostante
gli interventi e le risorse investite, il quadro attuale permane problematico: la qualità della vita dei
residenti non registra miglioramenti significativi, mentre episodi di dissesto continuano a interessare
le porzioni più vulnerabili del tessuto urbano.
Secondo l’Ordine, tale condizione è il riflesso di un approccio orientato al breve periodo, caratterizzato da azioni episodiche e prive di una visione organica, incapaci di rispettare la complessità storica, materica e identitaria del luogo.
Le proposte: tutela normativa e governance tecnica
Accanto alla denuncia, il documento individua tre direttrici operative ritenute imprescindibili per il
futuro della Città Vecchia:
• Riconoscimento come “Paesaggio Storico” – Si propone l’attivazione immediata della
procedura per la dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi del Codice dei Beni
Culturali, al fine di garantire una tutela unitaria, fondata su criteri scientifici e su una visione
integrata dell’intero ambito urbano.
• Ripristino della centralità della competenza tecnica – Viene suggerita l’istituzione di
un’Unità Speciale multidisciplinare, autonoma e stabile, in continuità con esperienze virtuose
quali l’Ufficio di Risanamento di Taranto e il modello dei Sassi di Matera. Tale organismo
dovrebbe rappresentare un presidio tecnico capace di orientare strategie di lungo periodo,
superando definitivamente le logiche emergenziali.
• Adozione di rigorosi protocolli scientifici – Si richiede la sospensione delle pratiche
estemporanee e l’introduzione di criteri stringenti per ogni intervento, affinché le operazioni
di restauro siano pienamente coerenti con i principi della conservazione scientifica.
Un laboratorio per il futuro“La salvaguardia dell’Isola non può essere affidata a interventi isolati e contingenti”, si legge in
conclusione. L’Ordine auspica l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che favorisca il dialogo
strutturato tra istituzioni e comunità professionale. La sfida che si profila non è soltanto di natura
tecnica, ma investe una dimensione più ampia e profondamente civile: restituire sicurezza, dignità e
continuità a un patrimonio che costituisce un elemento fondativo dell’identità di Taranto e, più in generale, del Paese.

