Lunedì, 23 Marzo 2026 07:30

LA MOSTRA/ "2,30 × 4,30 Libertà condizionata”, così i detenuti tarantini raccontano la vita in un perimetro In evidenza

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Iniziativa a cura dell'associazione  ‘Noi e voi’ e  Sano/Sano fondata dagli artisti Giorgio Di Palma e Dario Miale

 

Pochi metri quadri per ridisegnare il perimetro di una vita. Si chiama “2,30 × 4,30 – Libertà condizionata”, la mostra sul significato di libertà e di tempo realizzata dall’associazione ‘Noi e Voi’, presieduta da don Francesco Mitidieri, in collaborazione con l’associazione Sano/Sano, fondata dal ceramista Giorgio Di Palma e dal fotografo Dario Miale. Un percorso immersivo inaugurato nei giorni scorsi è che giunge al termine di settimane di laboratorio con gli adulti e i minori del circuito penale che frequentano, al quartiere Paolo VI, il centro socio-rieducativo Fieri Potest all’interno di Casa madre Teresa, un tempo monastero di clausura. 

Detenzione, responsabilità personale, rielaborazione della pena e possibilità di cambiamento sono i temi a cui i visitatori della mostra vengono introdotti attraverso diversi linguaggi artistici, in una riproduzione della vita in cella che è un viaggio temporale tra passato, presente e futuro. 

“Il progetto – racconta Elisabetta Calabrese pedagogista e responsabile del centro socio-rieducativodell’associazione Noi e Voi Fieri Potest –  ha coinvolto 14 utenti, tra cui due giovani di 21 e 23 anni. Il primo passo per loro è stato esplorare l’io bambino, per far tornare alla mente cosa li ha resi felici e liberi da piccoli. Alcuni non avevano vissuto un’infanzia serena, altri sentivano di non averla vissuta affatto. Per molti modellare oggetti con l’argilla, colorarli, erano attività nuove, mai fatte neanche da bambini. Nel corso delle settimane sono arrivati a nuove consapevolezze. L’arte è servita come strumento per riconnettersi alla loro dimensione emotiva, con uno sguardo anche al futuro,inteso come possibilità di cambiamento personale e riscatto». 

Ridare vita alla cella, con i suoi oggetti simbolici, èdiventata possibilità concreta di ripensare i confini delle proprie scelte e del proprio futuro.

Le riflessioni con i detenuti, raccolte da Giorgio Di Palma e Dario Miale in questi mesi di laboratorio, sono diventate materia non solo della mostra ma anche di un libro. «Un ragazzo ci ha raccontato che stando in cella non si misurano più le distanze, non si riconoscono più gli ostacoli e diventa difficile riuscirci una volta fuori -spiegano - un altro che sognava il momento in cui avrebbe utilizzato di nuovo delle posate di acciaio e non di plastica. La mostra è la loro, non la nostra. Loro hanno creato gli oggetti, loro hanno fatto delle foto, hanno portato del materiale in relazione ai temi del tempo e della libertà. Noi siamo stati un tramite.  Anche nel libro non c’è la nostra voce, non siamo noi i protagonisti. Ci siamo completamente messi da parte e siamo convinti di aver fatto bene a farlo».

La mostra sarà aperta alle scuole, alle associazioni, a semplici cittadini, su prenotazione, inviando una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamando il numero 353-4058290.

 

    

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