Sul dissalatore del fiume Tara, che si trova alle porte di Taranto, il Tar del Lazio ha ritenuto “di declinare la competenza a favore del Tar della Puglia, sede di Bari, innanzi al quale il processo potrà continuare ove riassunto entro 30 (trenta) giorni dalla comunicazione della presente ordinanza”. Con un provvedimento della quinta sezione del Tar laziale (presidente Riccardo Savoia, giudice estensore Francesco Baiocco), si sposta quindi da Roma a Bari il giudizio che contro il dissalatore ha intrapreso da alcuni mesi la “rete civica difesa del fiume Tara”. A chiedere il trasferimento a Bari sono stati Acquedotto Pugliese, stazione appaltante dell’opera, i cui lavori sono già cominciati, e la Regione Puglia che ha rilasciato le varie autorizzazioni tra cui il Paur, provvedimento autorizzatorio unico regionale. Il ricorso della “rete civica” punta a sospendere i lavori del dissalatore, ritenuto un’opera impattante dal punto di vista ambientale. Nell’ordinanza del Tar del Lazio si afferma che la “controversia” a base della causa “come fondatamente eccepito dalla difesa regionale, non rientra tra le ipotesi, tassative, di competenza funzionale inderogabile di questo Tribunale”. Né, per i giudici amministrativi laziali, ha rilievo il fatto “che il progetto sia finanziato in tutto o in parte con fondi europei, ovvero del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, circostanza quest’ultima che incide esclusivamente ai fini dell’applicazione del rito speciale”.
Si tratta, in base ad un articolo della legge n. 108 del 2022, di un rito processuale amministrativo accelerato per le controversie relative alle procedure di finanziamento e realizzazione degli interventi del Pnrr e del Pnc (Piano nazionale per gli investimenti complementari). “Ritenuto, conseguentemente, che debbano applicarsi al caso di specie i criteri di individuazione della competenza territoriale inderogabile, in forza dei quali tanto in ragione della sede dell’autorità emanante l’atto impugnato quanto degli effetti diretti del medesimo - volto a superare l’emergenza idrica regionale - il Tribunale competente deve essere individuato nel Tar della Puglia, sede di Bari”.
Il giudizio è stato attivato dal Gruppo di intervento giuridico per conto della “rete civica” contro i ministeri Ambiente, Economia, Infrastrutture e Cultura e la presidenza del Consiglio, nonché contro la Regione Puglia, e inoltre contro l’Aqp. In giudizio intervenuto “ad adiuvandum” anche il Comune di Taranto, verso il quale i movimenti contrari al dissalatore avevano premuto perché come ente promuovesse il ricorso al Tar. Nel ricorso chiesto l’annullamento, “previa sospensione dell’efficacia”, di tutti gli atti amministrativi che hanno portato all’ok al dissalatore. Il dissalatore del fiume Tara é un’opera da 129 milioni finanziata da Pnrr, Fondo di sviluppo e coesione e proventi tariffari, voluta da Acquedotto Pugliese, appaltata alle imprese Suez Italy e Cisa. L’impianto interverrà sulle acque salmastre del Tara fino a 650 litri al secondo con il sistema dell’osmosi inversa. Il dissalatore ha l’obiettivo di mettere in sicurezza idrica, sotto il profilo dell’approvvigionamento, una popolazione di 385mila persone.

