Sindacati critici dopo il vertice di ieri nell’ex Ilva sulla sicurezza sul lavoro, presenti Inail, Ispettorato del Lavoro e ministero del Lavoro. “L’ex Ilva ci ha illustrato le attività fatte come formazione del personale e come investimenti, ma noi abbiamo ribadito che se le manutenzioni non incidono sulla strutturalità degli impianti, rischiano di essere incomplete, visto che l’ultimo lavoratore è morto, precipitando nel vuoto, a causa di un piano di calpestio ormai marcio - commenta Davide Sperti, segretario Uilm -. Per spiegare meglio, se si rifà il refrattario é manutenzione, se si agisce per ripristinare la funzionalità produttiva di un impianto, é anch’essa manutenzione, ma se, facendo un esempio, si lasciano le passerelle degradate e ammalorate, come in effetti sono, che abbiamo risolto? Non stiamo certo garantendo la sicurezza. Abbiamo quindi chiesto di rifare le ispezioni in fabbrica anche con gli enti esterni, ma congiunte ai nostri rls e anche con i tecnici. Dobbiamo unire le conoscenze della fabbrica proprie dei delegati sindacali le conoscenze tecniche specifiche. L’azienda ha ribadito la disponibilità a fare incontri area per area per discutere in base al piano finanziario. Che però non é quello straordinario, che invece servirebbe, ma quello legato alle risorse disponibili”.
Per Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil, “il ministro Urso aveva annunciato che ci sarebbe stato presentato un piano per alzare il livello di sicurezza del lavoro, ma di quante risorse necessitano per attuarlo, nulla. Abbiamo ribadito la richiesta di costituire gruppi di lavoro e comitati di stabilimento area per area, una proposta avanzata da tempo dalle organizzazioni sindacali e ripresa dall’azienda. Ma non basta: servono impegni concreti e verificabili”. Per Brigati, “ci sono impegni, ma mancano risposte decisive. Senza risorse, non si garantisce la messa in sicurezza degli impianti. È necessario sapere quali investimenti si intendono fare e con quali tempi, condividendoli con le organizzazioni sindacali”.
Previsto intanto un nuovo incontro a Taranto il 24 marzo “e la Fiom - rileva Brigati - ha chiesto che l’intero percorso si concluda con un incontro istituzionale al ministero del Lavoro a Roma”. Per Enzo Mercurio, coordinatore Usb, “è ormai chiaro a tutti che solo lo Stato può fornire strumenti e fondi per far fronte a questa situazione di estrema precarietà che ricade sulle spalle di tutti i lavoratori, in particolar modo su quelli dell’appalto che sono da sempre i più esposti, perché, a causa del dumping contrattuale, sono maggiormente ricattabili e si confermano anello debole della catena”. C
Nell’ex Ilva di Taranto ci sono stati nel 2025 “743 accessi in stabilimento da parte di enti deputati al controllo”. Questo quanto detto dall’azienda nel vertice. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha presentato sulla sicurezza una serie di dati. Circa le attività effettuate l’anno scorso, l’azienda ha parlato del “mantenimento del Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza certificato UNI ISO 45001 dal 2021 e integrato dal Sistema di Gestione della Sicurezza relativo ai Rischi di Incidente Rilevante”.
Inoltre, vi è stato “l’aggiornamento continuo di 265 documenti di valutazione rischi di stabilimento e 161 piani di emergenza di sito” e in particolare: 826 ispezioni impiantistiche; 145 ispezioni nei cantieri terzi; 135 ispezioni in aree logistiche affidate a imprese; 17877 riunioni di sicurezza; 69800 ore di formazione su sicurezza; 1113 simulazioni di emergenza di cui 43 interforze”. Circa le nuove iniziative condivise con i sindacati, proposti “gruppi di analisi di sicurezza” con “presidi permanenti di confronto, indirizzo e dialogo tecnico operativo, composti da responsabili aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS)”.
Proposta anche la “formazione per appaltatori e referenti interni” con un “percorso formativo dedicato per appaltatori e referenti aziendali che ne coordinano l’operatività per elevare gli standard di sicurezza e favorire una maggiore integrazione tra soggetti interni ed esterni”. Ci sarà infine un “gruppo di lavoro misto per approfondire le tipologie dei contratti collettivi utilizzati dall’indotto, al fine di individuare ricadute positive sulla tutela dei lavoratori”.

