Lunedì, 09 Marzo 2026 13:23

EX ILVA-STOP AREA A CALDO/ I cittadini impugnano sentenza di Milano: proroga illegittima, immediata sospensione dell'attività produttiva In evidenza

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Anche i promotori del ricorso al Tribunale di Milano contro l’ex Ilva di Taranto, ricorso che ha dato luogo alla recente sentenza che impone all’azienda una stretta sulle prescrizioni ambientali dell’Aia, impugneranno oggi la stessa sentenza alla Corte d’Appello di Milano. “La sospensione dell’attività produttiva deve essere immediata”, dichiara ad AGI l’avvocato Maurizio Rizzo Striano, uno dei legali, insieme all’avvocato Ascanio Amenduni, dei cittadini di Taranto e dell’associazione 'Genitori Tarantini', promotori del ricorso iniziale. “È illegittima la concessione di un qualsiasi termine”, afferma Rizzo Striano con riferimento al tempo concesso dalla sentenza del Tribunale di Milano (entro il 24 agosto prossimo) alle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia per adeguare, ma soprattutto dettagliare sul piano delle modalità attuative e dei tempi di esecuzione, le prescrizioni Aia che il collegio dei giudici ha ritenuto carenti per la tutela della salute e dell’ambiente. “Si parla molto di questioni finanziarie e di occupazione dell’ex Ilva ma si dice poco in merito a quello che il decreto del Tribunale di Milano ha detto circa la salvaguardia della salute - sostiene Rizzo Striano -. Noi oggi impugniamo quel decreto. Il Tribunale ha speso una ventina di pagine delle motivazioni per dire che c’è ancora il rischio grave per la salute. Qui il Tribunale è stato molto attento, ha visto tutte le valutazioni, ed é una motivazione che mi sembra difficile da cambiare. Però, in seguito a questa premessa del Tribunale, bisognava applicare il principio stabilito dalla Corte di Giustizia Europea. Quest’ultima ha detto: se gli impianti, attualmente, sono ancora pericolosi, l’attività deve essere sospesa. La Corte di Giustizia ha anche detto: non si possono concedere proroghe ulteriori. Il Tribunale di Milano invece che fa? Concede all’azienda una proroga di tre anni”. Per Rizzo Striano, il riferimento ai tre anni é alla precedente Aia - non quella rilasciata dal Mase all’azienda lo scorso agosto - che è scaduta il 23 agosto del 2023.

    “I tre anni sono decorrenti rispetto a quando è scaduta l’altra Aia - osserva Rizzo Striano - a tutti gli effetti la proroga inizia a decorrere da quando è scaduta la precedente Aia. E quindi sulla base dei tre anni, si finisce al 24 agosto prossimo. Questa proroga di tre anni il Tribunale di Milano, a nostro avviso, non poteva darla. É stata violata la sentenza della Corte di Giustizia Ue. Ma non c’è solo questo. Oltre al fatto che il Tribunale di Milano non poteva concedere questi tre anni, il collegio è anche poco chiaro, direi molto fumoso, su un altro aspetto. Che vuol dire che l’azienda deve presentare entro il 24 agosto 2026 una richiesta di riesame di Aia sulle prescrizioni indicate dal Tribunale? E poi si aggiunge: impegnandosi in tempi ragionevolmente brevi. Ma quest’ultimo termine cosa significa? Un anno, due, dieci? Si concede quindi una proroga che non si poteva dare - sostiene ancora l’avvocato Rizzo Striano - e poi si lascia indefinita quest’ultima parte. Non c’è una scadenza e quindi noi oggi impugniamo il provvedimento alla Corte d’Appello di Milano. Chiediamo che la sospensione sia immediata poiché é illegittima la concessione di qualsiasi termine”. “Oggi è l’ultimo giorno per avanzare il reclamo alla Corte d’Appello di Milano e il nostro - conclude Rizzo Striano - si incrocia con quello che per motivi diversi sta presentando l’azienda su direttiva del Governo”. 

    

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